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La Gnaga, il Mazatin, l’Om selvarech. I riti del carnevale nel passaggio dall’inverno alla primavera

Feb 11th, 2018 | By | Category: Prima Pagina

Gli amici si ritrovano questo week end ben lontano dalle feste e dalle maschere e se ne vanno a sciare sul Civetta.
Io evito la ressa dei vari Carnevali che la zona offre e me ne resto al calduccio a leggere un buon libro sulle montagne e sul folklore; lo sfoglio qua e là e dopo bei panorami, primi piani di vegetazione e fauna medio-piccola, vengo attratta da alcune foto che rappresentano il tradizionale Carnevale di Fornesighe di Zoldo, fra i più caratteristici e particolari. Grandi protagoniste sono le maschere lignee, a cui è dedicato anche un concorso. Qui la tradizione vuole che si celebri il corteo della Gnaga.

Tra le maschere in legno la più tipica della Val di Zoldo – che dà il nome alla manifestazione – è proprio la Gnaga, che rappresenta una donna curva con enormi zoccoli di legno che porta il marito nella gerla: forse una visione satirica del ruolo della donna nella società tradizionale? La maschera consente di fare di tutto e permette di sfogare le tensioni accumulate in un anno di “normalità”. Il corteo di Carnevale della Gnaga in genere è aperto dal Matazìn, un personaggio privo di maschera, che salta e corre attirando l’attenzione della folla facendo risuonare i sonagli.

Il rito del carnevale non altro deriva se non dagli antichi riti agrari mirati a chiedere fertilità delle terre e abbondanza delle messi, permette attraverso il suo trasgressivo passaggio di entrare in una nuova vita. E da tutto ciò non è lontano il carnevale di Fornesighe: i ragazzi si travestono da donne, la vecchia Gnaga porta un giovane, auspicio che l’inverno porti sempre la primavera, e tanta voglia di far chiasso in giro.
La Gnaga di oggi nasce da un lunga tradizione che ha avuto origine nel 1897 per iniziativa di Valentino Toldo detto “Nin di Rosa” che prese forse spunto da tradizioni del paese da cui era emigrato ossia la Svizzera. Prendendo dalla culla il piccolo figlio compì per primo assieme ad altri amici la passeggiata per le vie del piccolo borgo, destinata ad essere ripetuta poi dai coscritti e a diventare la numerosa sfilata di oggi…la “Gnaga” che ha lo stesso nome della singola maschera.
Altre tradizioni dicono che la Gnaga sarebbe nata a Venezia e che fosse una maschera a forma di gatta.
La maschera più paurosa è invece l’Om Salvarech, il terribile “uomo del bosco” caratterizzato dal corpo peloso e dalle zanne sporgenti.

Oltre all’arte e al folklore ecco anche le immancabili foto gastronomiche con i piatti tipici della valle. Fanno venire l’acquolina in bocca: casonziei, gnoc da zuca, pastin, pendole, formai frit, e un buon amaro digestivo.
Per chi vuole, la montagna offre davvero di tutto.

Bruna Mozzi

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