Wednesday, 21 August 2019 - 05:52
direttore responsabile Roberto De Nart

Neurochirurgia destinata ad essere chiusa temporaneamente o per sempre?

Feb 4th, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Sanità

I Gruppi della maggioranza consigliare del Comune di Belluno, In Movimento, Insieme per Belluno e Belluno di +, esprimono perplessità e preoccupazione su quanto riportato dai giornali nei giorni scorsi in merito al ridimensionamento, ancorché sembri di carattere temporaneo, della neurochirurgia presso l’ospedale di Belluno.

Lascia, infatti, notevolmente perplessi – si legge in una nota –  il fatto di ritrovarsi senza la reperibilità notturna e festiva del neurochirurgo in un momento oltremodo delicato come quello del periodo invernale in cui l’affluenza turistica in montagna aumenta in misura significativa e dove, proprio per questo, il rischio traumatologico può diventare una problematica acuta giornaliera come peraltro avviene nel periodo estivo.
Sembrano in questo senso del tutto disattese le garanzie che erano state date dalla Regione alla Direzione Generale della ULSS Dolomiti sul mantenimento del servizio di NCH presso l’Ospedale di Belluno S. Martino. Garanzie che il Direttore Generale della ULSS Dolomiti aveva espresso in prima persona ed in modo piuttosto solenne sui giornali solo poco più di un mese fa (31 dicembre 2017), convinto evidentemente della necessità di mantenere in piena efficienza un servizio così importante come è e deve restare la NCH proprio per un territorio così complesso com’è quello montano.
Ma ci si domanda perché la Regione, sapendo che il problema prima o poi sarebbe emerso in tutta la sua gravità, non è corsa ai ripari anticipando i tempi per l’assunzione e l’attivazione dei neurochirurghi necessari per coprire il servizio di Belluno? O questo ritardo è un ritardo voluto che prelude al trasferimento definitivo delle emergenze traumatologiche tutte a Treviso, condizione “sine qua non” per la perdita delle caratteristiche di Ospedale HUB della provincia dell’Ospedale di Belluno e per trasferire, infine, altre specialità con un risparmio economico per la Regione, ma che non vuol certo significare un miglioramento nella sicurezza e gestione delle emergenze sanitarie nella nostra provincia.
Se questo è quello che vuole la Regione – prosegue la nota – , forse ci si dimentica che la peculiarità e la complessità del territorio montano viene ribadita nel Piano sanitario della stessa Regione Veneto, oltre che nel “Decreto sanità Balduzzi” e che sulla base di questo devono corrispondere investimenti adeguati per garantire una sanità efficiente e sicura ai cittadini della montagna.
Lascia, dunque, perplessi pensare che una ULSS, quale quella ULSS 5 ”Polesana”, del tutto analoga per estensione di territorio e numero di residenti (243.212 residenti ULSS 5 – 206.795 residenti ULSS 1, ma che diventano anche 270.000 nei mesi con maggiore presenza turistica) sia dotata di un servizio di neuroradiologia e di una Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia nell’Ospedale HUB di riferimento quale quello di Rovigo e che, invece, nella ULSS Dolomiti, in cui la traumatologia è sicuramente più frequente vista la presenza delle montagne e della affluenza turistica connesssa (sci, escursionismo, alpinismo, outdoor in genere, ecc.), siamo qui a discutere sulla presenza o meno del Neurochirurgo che viene da Treviso di notte e nei festivi.
Il San Martino non può accettare di continuare ad essere spogliato – noi non accetteremo più che questo accada – di autentici servizi salvavita per il territorio e le sue omunità, servizi che non possono risentire di differimenti spazio-temporali così importanti (da Davedino in Comune di Livinallongo del Col di Lana a Treviso, d’inverno, ci si impiega rotabilmente anche 1.55/2.00’, un’ora e cinquantacinque minuti, sempre ammesso che non nevichi!!) e per i quali l’unico parametro possibile per salvare e dare uguale dignità ai cittadini della montagna è quello dell’area ristretta.
Ciò premesso – conclude la nota a firma dei gruppi di maggioranza in Comune di Belluno – , chiediamo gentilmente che la Regione Veneto o il Direttore dell’ULSS Dolomiti, Dott. Adriano Rasi Caldogno, garantiscano una pronta risposta non tanto ai Consiglieri del Comune di Belluno che qua evidenziano un deficit pesantissimo per tutto la provincia, quanto a quegli abitanti che non possono continuare ad essere così diversi da quelli delle terre basse e dritte, dove in max 20/25’, in un qualsiasi punto del territorio, si riesce a raggiungere un centro d’eccellenza.

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