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Intervista a Davide Giacalone, relatore sabato ai Grandi incontri di Liberal Belluno

Per la rassegna culturale “I grandi incontri di Liberal ”, sabato 20 gennaio 2018 alle ore 17,30 in sala teatro del Centro Congressi in piazza Piloni a l’appuntamento è con ,  giornalista, scrittore, opinionista per Rtl 102.5 e autore di vari saggi ed inchieste, che presenta in anteprima nazionale a Belluno il suo ultimo lavoro dal titolo “ – La potenza commerciale e l’impotenza istituzionale” Rubbettino Editore, dal 18 gennaio nelle librerie.

Eccolo nell’intervista che segue dove abbiamo posto tre temi, l’Italia, l’Europa e una questione internazionale.

Dottor Giacalone, la nostra democrazia si è ridotta a un involucro formale?  Prima con il “Porcellum” erano le segreterie di partito a decidere la composizione del Parlamento, tenendo al guinzaglio i parlamentari eletti. Con il “Rosatellum” la situazione non cambia di molto, i capi-partito scelgono un parlamentare su tre nell’uninominale e 2 parlamentari su 3 nel proporzionale in una lista senza preferenze.

Il nostro sistema istituzionale ha retto a scosse potenti, dimostrando d’essere forte. Questo, però, non autorizza a tentare ripetutamente di scassarlo, come è stato fatto. Quel guinzaglio è orrido, ma non troppo efficace, visto che la legislatura appena chiusa ha il record mondiale di trasformismo e transumanze parlamentari. Il guaio è che, ora, il trasformismo è divenuto preventivo, presentando soggetti politici e alleanze che già lo incarnano. Figurarsi quel che può accadere dopo.
Non ci si si dimentichi, però, che se le forze politiche hanno le loro responsabilità (enormi), non per questo ciascuno di noi può sentirsi assolto. La fuga dalla realtà, il rifiuto dei doveri, il ripudio degli ovvi vincoli, la pretesa che esista il diritto a consumare senza il dovere di produrre, son cose presenti fra noi. Quella pessima politica ne è la proiezione.

Una percentuale di disoccupazione è indispensabile all’Europa per bloccare l’inflazione e raggiungere la competitività? 
Alla fine degli anni ’80 prende piede il “Principio dei vantaggi comparati” secondo il quale ciascun paese tenderà a produrre dove è più competitivo. Così il paese più forte diventa sempre più forte (Germania) e il più debole sempre più debole (Grecia). Un paese medio come l’italia viene anch’esso indebolito. Con Mastricht, Lisbona, e il Trattato sull’Unione europea si abbandona il modello cooperativo per passare a quello competitivo tra stati. Si raggiunge la stabilità dei prezzi si attuano politiche di deflazione che tendono a produrre disoccupazione. Viene favorita la precarizzazione, tale da far accettare ai lavoratori di entrare nel mercato del lavoro a remunerazioni decrescenti. Tutto ciò che è incompatibile con il principio del vantaggio comparato e può produrre inflazione, viene eliminato. Così si arriva al taglio delle pensioni, al blocco turn over, dei contratti, dei concorsi, all’invecchiamento dei ruoli. I giovani devono accettare stage da 4-500 euro al mese. Ricchi più ricchi e poveri più poveri per l’Europa e la globalizzazione. (fonte: da una intervista a Luciano Barra Caracciolo – giurista, magistrato, presidente di sezione del Consiglio di Stato).

Vedo le cose diversamente. Intanto la Banca centrale europea sta facendo sforzi enormi per alzare l’inflazione, avvertendo anche la necessità di far crescere i salari. La Bce, non un sindacato! Il fatto è che alcuni hanno compreso e si sono adeguati alle regole di un mercato più aperto e grande, quindi migliori, mentre altri si sono attardati, impoverendosi (i greci sono un caso a parte, perché sono quelli che con l’ingresso nell’euro ci hanno guadagnato e si sono arricchiti di più. Le sembra incredibile? I numeri non mentono, salvo poi il falso nei bilanci pubblici e le non rosee conseguenze, assai mitigate dagli aiuti europei, però). I tedeschi hanno fatto riforme che noi ancora coniughiamo al futuro, facendo crescere la produttività. Fra l’altro vanno in pensione avendo lavorato più della media italiana. Certo, se si pretende di produrre poco e consumare molto, andando in pensione senza avere versato contributi che la finanzino, cos’altro si può produrre se non più debito e impoverimento? Sgradevole da dirsi? Direi che è assai più sgradevole, specie nelle conseguenze, nasconderlo.

Crisi Corea – Stati Uniti. La stampa occidentale dipinge il leader coreano Kim Jong-un, che ha studiato a Berna e ha due lauree, come un pazzo che minaccia gli Usa con ordigni nucleari. Per la verità anche Trump ci viene presentato come un presidente per lo più bizzarro. 
Certo è che dal 1946 ad oggi gli Stati Uniti sono entrati in guerra una quarantina di volte, in alcuni conflitti direttamente in altri tramite la Cia. In alcuni casi per questioni geopolitiche (Vietnam) in altri per l’accaparramento di materie prime (petrolio nelle 2 Guerre del Golfo e Libia). LaPresse/Reuters riferisce che la Corea del Nord possiede riserve minerali di grafite (impiegata nelle batterie), tungsteno, oro, ferro, zinco, rame, molibdeno, per un valore di circa 10mila miliardi di dollari. Oltre a terre rare, che servono alla produzione di smartphone e altri prodotti tecnologici.
Ebbene, non pensa che Kim stia solo attuando una strategia di difesa per non fare la fine di Saddam e Gheddafi?

Se le lauree assicurassero competenza e intelligenza sarebbe rassicurante, ma temo non sia così. I due, del resto, si danno del matto a vicenda, sicché è esclusa la possibilità di comprenderli e assecondarli entrambe.
Dopo la seconda guerra mondiale il primo conflitto fu in Corea, determinando l’attuale divisione. Meglio non ripercorrere quella strada. I Kim sono una famiglia di dittatori. Nacquero sotto la copertura sovietica, oggi non potrebbero resistere senza la copertura cinese. Quella è la partita vera: l’equilibrio nel Pacifico e i rapporti dell’Occidente con la Cina. La sopravvivenza di Kim è un problema solo per lui, certo non per i coreani.

Roberto De Nart

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