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Autonomia Regionale, il gioco dei bussolotti vuoti * di Enzo De Biasi

Nov 27th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Enzo De Biasi – Riscossa Civica Veneta

Negli incontri avuti durante la campagna referendaria, i cittadini chiedevano spesso lumi sui reali benefici derivanti da una maggiore autonomia mostrandosi particolarmente interessati al tema della diminuzione delle tasse, nel caso di accresciute competenze affidate alla regione. L’attenzione e le aspettative sul punto, erano e restano molto alte. Occorre essere chiari, non vi è alcuna correlazione diretta tra l’operazione messa in atto di decentramento dei poteri da Roma a Venezia e l’argomento in cui i Veneti sono (siamo) cosi sensibili, anzi! In effetti è un’azione diversa.

Con gli atti finora adottati in sede regionale, infatti, si richiede unicamente lo spostamento della titolarità nell’esercizio delle competenze dell’intero pacchetto afferente alle 23 materie contendibili allo Stato, il che di per sé non comporta – in automatico – l’assegnazione di altre risorse oltre a quelle già esistenti, fermo restando la pressione fiscale in essere.

Vista da Roma, una materia dismessa significa l’azzeramento del corrispondente capitolo di spesa in bilancio; per il futuro il compito è affidato al Veneto. La trattativa serve a questo, trovare una reciproca convenienza ed adeguate compensazioni: aver pre-stabilito le condizioni ed il quantum tramite legge formale, non aiuta. Al tavolo del negoziato servono argomentazioni documentate, verificabili e convincenti, non giaculatorie di norme. I pilastri sui quali si regge l’impianto predisposto per il negoziato sono:

a) un presunto residuo fiscale diversamente quantificato nel tempo, da ultimo, fissato a 15 miliardi,
b) la quantificazione di una domanda di risorse economiche a fronte delle maggiori attribuzioni richieste
pari a circa 19 miliardi.

Nella partita dare-avere da e con Roma, il c.d. “tesoretto” derivante dal residuo fiscale, non tiene conto né del debito pubblico gravante anche sui veneti in quanto cittadini italiani, né delle spese di investimento in contabilità dello Stato ma impegnate nelle opere pubbliche, reti infrastrutturali e servizi dislocati nel territorio regionale, né della spesa corrente delle funzioni statali che, in quota parte o residuali, resteranno addebitate al livello centrale ma erogate in sede locale a processo devolutivo concluso.

Stupisce, non poco, leggere nella relazione finanziaria a supporto della richiesta economica che il tutto – come da volantino propagandistico del Comitato per il Si al referendum – si regge nel prospettare il fabbisogno di spesa calcolando la stessa sull’esempio di una Provincia a Statuto Speciale, quella di Trento, incrementando e chiedendo quindi l’occorrente per la popolazione regionale, così da determinare la spesa complessiva della Regione Veneto nell’ipotesi di esercizio delle medesime funzioni con medesimo valore pro capite.
L’unica informazione veritiera è che trattasi di ipotesi e stime, mancando i dati reali rilevati dall’apparato regionale per le funzioni aggiuntive, ma questi saranno offerti alla controparte (lo Stato, sic!) quando anche da parte governativa verranno mostrati i loro. Anche in questo contesto, siamo in perfetta sintonia con l’auspicata “reciproca e leale collaborazione”. L’affermazione, ribadita nel documento, di non considerare vincolante il criterio della spesa storica, quale dato da prendere in considerazione nel trasferimento di competenze cozza contro il principio di realtà consolidatosi negli ultimi 45 anni: 1972-2017.

Entrambe le relazioni a supporto del pdls nr.43/2017, sia quella descrittiva di ciò che si chiede con una puntuale ricognizione delle leggi statali di riferimento sia quella economico-finanziaria da marketing creativo, dimostrano che l’importante non è negoziare il fattibile, a referendum concluso, quanto piuttosto buttare la palla fuori campo, possibilmente il più lontano possibile esattamente 23 mila miglia. In questo modo, in assenza di un radicale cambio di leadership regionale opposizione inclusa, saranno impiegati anni se non decenni per arrivare non all’accordo di massima, che presto o tardi arriverà, quanto piuttosto ad annotare il primo decreto utile con trasferimento di: risorse, strumenti e personale dallo Stato alla Regione. L’esito del voto di primavera, se la vittoria andrà al Centro-Destra costituirà una forte ipoteca con probabile affossamento dell’intero processo; cosi come avvenne dieci anni or sono: 2008-2010.
L’unica evidenza, finora agli atti, è che sono stati spesi 16 milioni di eurini per un’iniziativa dal futuro
incerto, molto incerto!

Enzo De Biasi  –  Riscossa Civica Veneta

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