Wednesday, 13 December 2017 - 11:21

Le miniere bellunesi al workshop di Aguntum (Lienz)

Nov 17th, 2017 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

“Le miniere della provincia di Belluno: dall’antichità ai giorni nostri”, è il titolo dell’intervento con immagini che Eugenio Padovan (collaboratore Museo “Algudnei”, presidente Circolo Amici del Museo dell’Alpago) e Eugenio Tamburrino (dottorando di ricerca in Scienze dell’Antichità presso l’Università Cà Foscari di Venezia) hanno illustrato lo scorso 10 novembre al Workshop di Aguntum (Lienz). L’evento è organizzato annualmente dall’Università di Innsbruck nel centro convegni posto in prossimità del museo archeologico e delle notevoli vestigia dell’insediamento romano. Si tratta di un “viaggio” reso possibile da studi, osservazioni dell’antico passato, e che si avvale di carte dei giacimenti e forni, realizzate da geografi come Alessandro Cucagna dell’Università di Trieste e Marino Baldin già funzionario della Soprintendenza ai Beni Architettonici del Veneto. Si è trattato di un camminare, percorrere, anche i luoghi dei giacimenti dismessi da decenni, se non da secoli cercando di scoprirne, non solo sul territorio, ma pure nelle pubblicazioni i luoghi oggi difficilmente individuabili perché coperti da una fitta vegetazione o boschi. Proprio pochi giorni fa avevamo di fronte, dal piazzale del municipio di Ospitale di Cadore, l’altura del villaggio metallifero, medievale, di Paluc.

Altre volte è capitato di passare di fronte al sito minerario di Salafossa del comune di S. Pietro di Cadore, l’ultimo giacimento provinciale che, nel 1986, ha cessato l’attività. Un’idea della “distribuzione” territoriale ci viene dalla carta delle miniere e dei forni risalente al 1961 redatta dal Cucagna e allegata alla pubblicazione “Le Industrie minerarie metallurgiche e meccaniche del Cadore, Zoldano e Agordino durante i secoli passati: Saggio di geografia storica” e, da quella inserita nel volume ” Il Castello di Andraz e le miniere del Fursil”.

Una menzione, speciale, di questi percorsi e studi, va sicuramente a Giuseppe Sebesta, studioso trentino che nel suo volume “La via del rame”” ha percorso la strada tecno-evolutiva di quel metallo con indagini di ricerca di campagna sul territorio con lo scopo di rintracciare i luoghi di scavo del minerale ( tra questi, oltre a quelli trentini, vi sono quelli bellunesi della Val Imperina, Vigo di Cadore e Gera di Comelico Superiore), di arricchimento, le piazzole di fusione e le presumibili forme dei forni”. Nel novero degli studiosi va sottolineato pure il contributo del professor Raffaello Vergani con i suoi molteplici interventi e opere realizzate e diffuse in questo ambito. Ne ricordiamo una” Miniere e società nella montagna del passato. Alpi venete, secoli XIII-XIX”. Proprio in riferimento alle età antiche, abbiamo fatto tesoro delle esperienze personali e su quanto visto direttamente, nel corso di decenni di attività esercitata nei territori cadorini, comeliani, valle del Piave, Val Belluna, dell’Agordino. Di qui la raccolta di testimonianze e reperti sotto forma di scorie di fusione, oggetti di uso quotidiano come chiodi, bullette , messi in luce negli scavi della pira di cremazione della necropoli ( I – IV sec. d.C.) di Crosta (Castellavazzo). Non si è di certo tralasciata la dominazione veneziana connotata dalla regolamentazione della coltivazione delle miniere ma anche da un intenso sfruttamento, di una molteplicità di giacimenti di Ferro rame, piombo e zinco e trasporto dei metalli ed altri materiali dalla montagna alla laguna, per i vari usi, militari ( le famose spade bellunesi), mercantili, mediante la via fluviale del Piave. Secoli, se non millenni, di ricerca e lavoro nelle viscere della terra e fuori di essa con inquinamenti e costi sociali, non sempre compensati da adeguato benessere per le popolazioni locali. Ai giorni nostri in alcuni comuni a partire da quello di Colle Santa Lucia, proseguono iniziative e interventi di valorizzazione economico-turistica degli antichi giacimenti, e percorsi per raggiungerli, conosciuti questi sin dal 1177.

Anche il comune di Rivamente Agordino, posto nell’abito del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si sta occupando del recupero, già avviato con il restauro dei forni e di altri fabbricati, del centro minerario della Val Imperina. Con la “Via del Ferro” tra il Piave, Boite e Maè si è nell’alveo delle iniziative di recupero e fruizione di percorsi legati alle miniere ma anche ai luoghi di vita e lavoro di piccoli centri soprattutto della Val Zoldana e non solo.

 

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