Friday, 15 December 2017 - 23:36

Come sostenere l’economia nei comuni contigui bellunesi. Lo studio dell’Amministrazione provinciale e Camera di commercio

Ott 27th, 2017 | By | Category: Lavoro Economia Turismo, Riflettore

Giovedì 26 ottobre in Camera di Commercio a Belluno sono stati presentati alle organizzazioni del territorio i risultati di uno “Studio sulle possibili iniziative da attivare per sostenere l’economia di vicinato nei comuni “confinanti e contigui” bellunesi” realizzato per conto dell’Amministrazione Provinciale di Belluno dall’Osservatorio Economico e Sociale con la collaborazione ed il sostegno della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

Lo studio conoscitivo si inserisce tra le attività che la Provincia di Belluno, di concerto con la Camera di Commercio, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali del territorio, il mondo della cooperazione e le istituzioni locali intendere realizzare per sostenere finanziariamente l’economia di vicinato nei comuni confinanti e contigui del bellunese.

Camera di Commercio, sede di Belluno

La Camera di Commercio Treviso-Belluno, d’intesa con la Provincia di Belluno, ha commissionato all’Osservatorio Economico e Sociale di Treviso una ricerca per approfondire ciò che oggi caratterizza l’economia di vicinato nei comuni “confinanti e contigui” bellunesi. Si tratta di un primo step di un percorso che, terminata la fase conoscitiva, vedrà nei prossimi mesi il lancio da parte della Provincia di un bando a sostegno delle piccole attività commerciali e imprenditoriali presenti in questi comuni.
I risultati dello studio realizzato sono stati presentati in Camera di Commercio giovedì 26 ottobre alla presenza delle associazioni ed istituzioni del territorio. Fin dall’avvio dell’indagine, Provincia di Belluno e Camera di Commercio hanno aperto un confronto con tutti i soggetti il territorio. «Nel momento in cui insieme alla Provincia di Belluno abbiamo deciso di affidare all’Osservatorio Economico il compito di approfondire la realtà dei comuni confinanti e contigui, fin da subito abbiamo voluto confrontarci con le organizzazioni del commercio, dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura, con i sindacati, con il mondo della cooperazione oltre che con le istituzioni locali. Insieme ne abbiamo condiviso gli obiettivi, ognuno per il proprio ambito ha segnalato esperienze che valeva la pena ascoltare per cogliere criticità e punti di forza del territorio. Ora lo studio è giunto al termine e su quanto emerso siamo ritornati a riflettere insieme» ha sottolineato Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio Treviso-Belluno. Un metodo, quello di combinare lavoro di ricerca e momenti di riflessione con i soggetti del territorio che l’Osservatorio Economico e Sociale – associazione non profit che realizza studi e ricerche nel campo dell’economia e della società, attiva a Treviso grazie all’azione volontaria di sette enti tra cui la stessa Camera di Commercio e undici organizzazioni di categoria, alcune delle quali di riferimento per entrambi gli ambiti territoriali di Treviso e Belluno – ha coltivato fin dai suoi inizi nel 1993. «È vero – conferma il Presidente, Domenico Dal Bo’ – è questo un nostro tratto distintivo. Abbiamo sempre cercato di realizzare indagini che fossero utili alle nostre organizzazioni e istituzioni per leggere i cambiamenti sul territorio. Da qui, dalla condivisione della lettura del territorio, siamo sempre partiti per costruire, una volta ritornati nelle nostre associazioni, quegli interventi che ritenevamo più utili al suo sviluppo». È questo un aspetto che tiene a sottolineare anche Roberto Padrin, Presidente della Provincia di Belluno: «Lo studio elaborato dall’Osservatorio Economico ci ha fornito preziosi elementi funzionali a definire le condizioni di fattibilità del bando che prossimamente la Provincia intende lanciare a favore di attività imprenditoriali riconducibili all’economia di vicinato nei comuni confinanti e contigui bellunesi. Ma ritengo che il confronto con i diversi soggetti del territorio sia importante non solo per il bando in sé ma perché è una ulteriore occasione in cui ragionare sul nostro territorio e sul futuro della nostra provincia».

Palazzo Piloni sede della Provincia

Le aree dei comuni confinanti e contigui in provincia di Belluno, come molte altre aree di montagna, mostrano da anni fenomeni evidenti di spopolamento che stanno accelerando la disgregazione delle comunità locali e portando a problemi di presidio del territorio. In provincia, i comuni confinanti e contigui rappresentano il 66% del territorio provinciale e vi risiede il 55% della popolazione complessiva bellunese. Nel 2016, il tasso di crescita della popolazione nei comuni confinanti è sceso del 7,6% mentre in quelli contigui del 6,4%: una tendenza che è andata via via aggravandosi negli ultimi anni e si è rivelata più marcata rispetto agli altri comuni della provincia.
In questi contesti, i negozi di vicinato esistenti rimangono per le comunità dei residenti dei punti di riferimento nonostante la profonda crisi di tipo strutturale che vivono da tempo. La diminuzione dei residenti ha costretto molti piccoli negozi a chiudere o, se non sono arrivati ancora a farlo, a combattere ogni giorno per tenere aperto. Molte attività, non solo del commercio, stanno diventando sempre meno sostenibili e chi ancora resiste lo fa spesso per spirito di appartenenza alla propria comunità o per mancanza di alternative occupazionali.
Il bando che la provincia sta definendo non solo «cerca di mantenere quello che già c’è ma intende aiutare gli imprenditori anche a crescere e pensare a nuove opportunità che possano rivelarsi un vantaggio anche sul fronte della promozione del territorio e dell’offerta di servizi ai turisti», ha sottolineato Padrin. Ridare slancio al bellunese, stimolando una crescita dell’imprenditorialità e creando nuove opportunità occupazionali è la sfida su cui insiste anche Pozza: «un elemento estremamente importante che emerge dall’indagine è lo spirito che anima gli imprenditori più giovani del territorio. Hanno idee, sanno di vivere e lavorare in una situazione che ha molte criticità ma che presenta anche elementi di sfida, opportunità che non sono ancora state sfruttate a pieno e che potrebbero aprire nuove nicchie di mercato». L’indagine ha infatti rilevato che proprio tra gli imprenditori più giovani si registra una prevalenza di atteggiamenti reattivi ed innovativi mentre i loro colleghi dell’“età di mezzo” vivono in modo più duro e con maggiori difficoltà la loro condizione. Questi sono i più rassegnati e sofferenti: resistono perché non hanno alternative e sono i meno attivi nel ricercare e definire nuove strategie per le loro attività. Accanto a questi, gli imprenditori più anziani per cui l’attività svolta rappresenta la loro stessa vita: vivono con sofferenza e disincanto l’attuale fase ma ciò nonostante stanno provando a reagire, attivandosi su iniziative a valenza più sociale che economica.
Questi diversi atteggiamenti e stati d’animo si collocano in contesti locali anche molto diversi tra loro. Prendendo a riferimento le “frazioni” dei comuni confinanti e contigui e analizzandole sulla base di una serie di indicatori (orografia del territorio, numero di residenti etc.), emerge come metà delle 474 frazioni complessive, siano a rischio dispersione o in dispersione, ossia siano luoghi già abbandonati o con pochi residenti anziani o possano definirsi come luoghi marginali, dove le traiettorie di sviluppo (o regressione) dipenderanno da come riusciranno ad integrarsi nell’economia dell’area in cui sono situati. Collocando le diverse frazioni nel loro contesto di vallata, emergono differenze sostanziali tra le diverse valli che richiamano la necessità di politiche di sviluppo e di sostegno che, contemporaneamente, tengano conto sia del livello di area sia di quello di singola frazione.

 

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