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martedì, Agosto 4, 2020
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Referendum, una voce fuori del coro. Il Partito comunista dei lavoratori invita all’astensione “una ricerca di privilegi da parte delle classi dirigenti”

Elder Rambaldi segretario provinciale partito comunista dei lavoratori

E’ difficile negarlo, vivere nel bellunese, ma più che altro in alcune sue valli, comporta non pochi disagi. Non sono lacrime di coccodrillo di chi, ben agiato, vuole ancor più la pancia piena (questi certo ci sono!), ma è una problematicità che riguarda anche la classe lavoratrice e gli strati popolari bellunesi, riguarda le loro condizioni di vita, per ragioni elementari: la posizione e la conformazione geografica, inseriti nel dualismo centro-periferia sviluppato da secoli dal sistema economico di produzione capitalistico.
Esiste quindi una specificità del territorio bellunese, come per gli altri territori montani e periferici.
Problematicità che riguardano il lavoro, lo spopolamento, i servizi (sanità, istruzione, sociale..), il trasporto, l’ambiente (schiavizzato al turismo predatore di massa), la rappresentatività, spese maggiori su diversi fronti (riscaldamento prima di tutto).
L’attacco del governo del PD, in questi ultimi anni, ha poi approfondito l’ingiustizia: eliminazione delle province, accorpamento dei comuni, taglio dei servizi essenziali (già scheletrici).
La presenza ai confini di regioni e provincie autonome a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige) innalza il malcontento sociale.
Da tempo la politica bellunese è sollecitata da queste problematicità. Ad ogni ciclo sorgono movimenti che si fanno baluardo degli interessi di tutti i bellunesi. In realtà proprio tutti questi movimenti, o cadono nell’impostazione politica di fondo (sostenendo l’apparato politico generale dominante) o si caratterizzano come movimenti che difendono essenzialmente gli interessi di una determinata parte della popolazione (piccoli e medi imprenditori), ma che non hanno nulla a che fare con gli interessi della classe lavoratrice, cioè con la maggioranza dei bellunesi. Anche la stessa sinistra tradizionale è finita per andare alla ruota di quest’ultimi movimenti, incapace di dare una risposta autonoma.
Ora con il referendum consultivo del 22 ottobre proposto dalla stessa Provincia di Belluno (e sostenuto dalla totalità delle forze politiche presenti), la questione dell’autonomia del bellunese entra in una fase topica. Si chiedono “maggiori forme di autonomia”, oltre all’attuazione delle norme che prevedono il trasferimento a Belluno di rilevanti competenze (dal turismo all’agricoltura, dall’energia ai rapporti transfrontalieri).
Ma l’attuale sentimento autonomista proviene dagli interessi della piccola e media borghesia bellunese che, egemonizzando la politica bellunese, pompa su questa richiesta. Le ultime dichiarazioni del BARD lo riconfermano: l’autonomia è vista come un mezzo per accaparrarsi una buona fetta degli attuali residui fiscali sottraendoli alle regioni più povere, per difendere gli interessi dei poteri forti del territorio, per ridurre ulteriormente le tasse al proprio padronato. Certo alcuni arrivano a costruirci poi, attorno a questo sentimento autonomista, una inesistente identità bellunese.
La classe lavoratrice non ha nulla da guadagnare seguendo percorsi battuti dalle proprie classi dirigenti locali, isolandosi alla ricerca di privilegi che non arriveranno. I lavoratori e le masse popolari hanno anzi l’interesse ad esser il più unite possibile, su scala nazionale ed internazionale, dati gli interessi comuni, e lottare assieme contro le problematicità, indotte dal sistema, delle zone periferiche e montane. Ancora il punto non è se comanda Roma, Venezia, o Belluno. Bensì chi comanda in questi centri di potere: se il capitale o il lavoro, se il padronato o i lavoratori.
Per tutto questo boicotteremo il referendum bellunese con l’astensione.
Ma, come detto, una problematicità specifica del bellunese c’è, ed occorre lottare per risolverla. Prima di tutto non lasciando libero il campo al BARD o alla Lega Nord, forze populiste e reazionarie al servizio del capitale.
Occorre organizzarsi in una battaglia contro le politiche antidemocratiche e di massacro sociale del governo nazionale, che coinvolga la classe lavoratrice e le masse popolari di tutti i territori periferici e montani. Per rivendicare innanzitutto la reintroduzione delle province elettive, maggiori risorse e migliori condizioni di vita, partendo da lavoro, servizi, sanità, istruzione, settore sociale, trasporti, salvaguardia ambientale. Tutti elementi da porre sotto un controllo ed una gestione dei lavoratori.
Rivendichiamo poi l’unità di lotta e di intenti con i lavoratori e le masse popolari di tutta Italia, nativi o immigrati, per una gestione pubblica ed equa dell’intero territorio, fuori da ogni localismo.

Partito Comunista dei Lavoratori – Sezione di Belluno

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