Sunday, 17 December 2017 - 15:59

Il presidente della provincia Padrin scrive alle alte cariche dello Stato per fermare la fuga di Sappada in Friuli. Alessandra Buzzo, presidente del Bard, non ci sta e abbatte in 9 punti l’iniziativa di Padrin

Ott 7th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Roberto Padrin

Sappada non deve andarsene in Friuli.

Il presidente della Provincia Roberto Padrin scrive al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, al presidente della Camera Laura Boldrini, al sottosegretario Bressa, ai deputati De Menech e D’Incà, ai presidenti di tutti i gruppi parlamentari, ai deputati eletti nelle Circoscrizioni Veneto 1 e 2, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al sindaco di Sappada Manuel Piler Hoffer affinché non votino per il distacco di Sappada.

All’iniziativa di Padrin risponde Alessandra Buzzo, presidente del Bard, il movimento autonomista bellunese. “La lettera inviata al presidente della Camera dal Presidente della provincia è sbagliata, inutile, incoerente e inopportuna. Il Bard è pesantemente impegnato nel referendum provinciale indetto per il 22 di ottobre”!

Alessandra Buzzo

“Si sappia – prosegue Alessandra Buzzo –  che, se si intende utilizzarlo per colpire i Comuni referendari, il BARD ritirerà immediatamente il proprio sostegno.
Non siamo d’accordo sulle affermazioni del Presidente. Se ne avessimo discusso in Consiglio, sarebbe stato meglio, invece di farlo sulla stampa”.

Ecco di seguito i nove punti identificati da Alessandra Buzzo per abbattere l’iniziativa di Padrin.

1) Già il Consiglio Provinciale nel marzo 2016 aveva, su richiesta del Governo, deliberato per il rinvio della discussione in Senato. Risultato: il 21 settembre il Senato, con 168 si, 1 no 8 astenuti, ha approvato il DDL che dà il via libera a Sappada. Se prima poteva essere un errore, ora manifesta asservimento. Un inopportuno aiuto al Governo inerte e responsabile di politiche centraliste. I referendum comunali aspettano da 12 anni gli adempimenti dello Stato. “Entro fine anno, Sappada sarà in Friuli”, dice Rosato, presidente del Gruppo Pd alla Camera, mentre i suoi sodali Bressa & C. fanno di tutto per impedirlo.
2) Nella lettera si dice che Sappada turba il sereno equilibrio che regna in Provincia, che è una mortale stagnazione. Gli unici elementi vitali sono i referendum comunali, che mostrano la sofferenza delle comunità dolomitiche. Ringraziamo queste comunità coraggiose e ribelli che ci permettono di sperare ancora. È grazie a loro che ci sono i fondi ODI (80 milioni di euro l’anno) che permettono qualche investimento ai Comuni (anche a quelli che i referendum li hanno sdegnosamente boicottati), mentre lo Stato taglia il 60% dei trasferimenti ai comuni e alla Provincia.
3) Non c’è alcun privilegio per Sappada che ha perseguito con tenacia l’obbiettivo ed ha percorso tutto l’iter. È l’unica che ha le delibere favorevoli della regione (a guida PD) e della provincia di destinazione (lega Nord) e di un ramo del Parlamento.
4) Dire che il referendum di Sappada è datato e che ora l’opinione dei cittadini è diversa significa fare ipotesi senza verifiche.
5) Ostacolare i referendum comunali proponendone uno consultivo, i cui effetti dipendono da un’incerta trattativa tra Stato e Regione, erode la credibilità del referendum provinciale.
6) È giusto impegnarci per una vittoria del Si al referendum, ma è ingannevole dire che Stato e Regione attueranno le leggi che violano da anni. Serviranno forza, coesione, tenacia, impegno. Ovvero le virtù che a Sappada praticano.
7) La legge Delrio (56/2014) “riconosce la provincia montana di Belluno” solo per affossarla. Sperare da essa qualcosa di buono per il bellunese è un’illusione vuota.
8) Il riferimento alla Piave è patetico e ipocrita. Il Piave non è sacro alla Patria, è sacro agli speculatori senza scrupoli, che ne rubano l’acqua.
9) Invitare la Camera a rinviare una decisione che avrebbe dovuto esprimere 10 anni fa è, a fine legislatura, solo un sostegno inopportuno al Governo che non vuole che gli enti locali ottengano il riconoscimento dei loro diritti costituzionali.
10) In ogni caso, anche se la provincia avesse totale autonomia, le comunità che la compongono possono scegliere liberamente se aderirvi oppure no. Almeno finché esiste l’art. 132 della Costituzione.

Il presidente della Provincia  – conclude Alessandra Buzzo – avrebbe invece dovuto, insieme a Sappada, chiedere alle Camere e al Governo nazionali di rispettare le leggi che essi stessi hanno prodotto e la volontà dei cittadini, riconoscendo ai comuni montani provinciali strumenti di autogoverno efficaci e adeguati”.

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3 comments
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  1. Il presidente della provincia fa quello per cui è stato designato, cioè gli interessi generali della Provincia. Cioè, perseguire gli interessi delle lobby e dei comuni più ampi (Belluno, Feltre, Longarone ecc..). Per il resto adeguatevi. O imbracciate le armi, oppure soccombete. Non c’è nessuno che darà ok perché ve ne andiate. Come non ci sarà mai Roma che darà ok per passare il Veneto a Statuto Speciale, così come la Provincia di Belluno non sarà mai autonoma. Sapevo che i Bellunesi avevano una testa dura ma così non me lo sarei mai aspettato.

  2. Bravo Padrin,
    E poi, anziché per gli inutili e costosi referendum, attiviamoci per abolire province e regioni autonome, che non hanno più senso.

  3. Tradotto: la Buzzo non vede l’ora di sbrazzarsi di Sappada (chissa’ come mai…); Sappada non vede l’ora di andarsene per diventere la periferia della desolata Carnia.
    E gli sciacalli delle Regioni e Provincie autonome dei miei cordoni ci speculano.
    Italia della malora.

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