Thursday, 14 December 2017 - 11:48

La Turchia dei due Erdoğan raccontata da Marta Federica Ottaviani

Set 30th, 2017 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Riflettore

Una involuzione autoritaria. Una deriva religiosa. Due terzi dei giornali chiusi. I diritti umani calpestati. Epurazioni e arresti per terrorismo degli oppositori. E’ il ritratto della Turchia di Recep Tayyip Erdoğan fatto da Marta Federica Ottaviani, giornalista, collabora con i quotidiani Avvenire e La Stampa, Radio In Blu e il periodico Strade, opinionista a Radio3mondo, su Tgcom, Omnibus e su LA7. Che oggi al Centro Giovanni 23mo di Belluno ha presentato il suo ultimo libro “Il Reis – Come Erdoğan ha cambiato la Turchia”, con il quale ha vinto il Premio Fiuggi-Storia, per la sezione Gian Gaspare Napolitano-Inviato Speciale (2016).

Partita per Istanbul nel 2005, doveva rimanerci 8 mesi è vi è rimasta 8 anni, diventando uno dei maggiori esperti italiani di Turchia.

Ma vi sono almeno due Erdoğan. Il primo di quando era sindaco a Istanbul dal 1994 al 1998. Poi primo ministro della Turchia per tre mandati consecutivi dal 2003 al 2014. Ebbene, dal suo terzo mandato e poi con la sua elezione a presidente della Repubblica ha inizio l’involuzione. Va detto che Erdoğan è un politico dal fiuto formidabile, che conosce e asseconda i bisogni del suo popolo ottenendo in cambio grandi consensi.

“In Turchia è ricordato come il miglior sindaco – racconta Marta Federica Ottaviani – chi l’ha preceduto, infatti, non ha fatto nemmeno 1/4 delle opere realizzate da Erdoğan. Infrastrutture per miliardi di dollari, rivoluziona il sistema di riscaldamento di Istanbul passando dal carbone al metano. Modernizza il sistema di trasporti con nuove linee di metropolitana. Ospedali e ammortizzatori sociali soprattutto per gli anziani”.

“Ad una analisi oggettiva – prosegue l’autrice –  nei primi due mandati  ha governato bene. Era un Erdoğan riformista, pur avendo militato da giovane nella destra islamica turca. E’ un leader carismatico e comunicativo, che conosce e previene gli istinti del suo popolo. Dal 2011 inizia l’involuzione autoritaria che mette fine all’illusione filoeuropea.  Prima lo scontro con i militari, poi con Fethullah Gülen, la rivoluzione mancata di Gezi Parkı, la persecuzione dei giornalisti, la situazione sempre più drammatica della minoranza curda e infine il golpe fallito del luglio 2016 e la successiva purga”.

“La Turchia possiede il secondo esercito della Nato dopo quello degli Usa. E oggi è uno stato che ha delle nostalgie imperiali, con un leader che non esita nei suoi discorsi a rivendicare le isole greche che stanno di fronte, e che cova e fa covare al suo popolo sentimenti antioccidentali e antisemiti”.

“La mia speranza – conclude l’autrice – è che a Bruxelles l’Europa decida come rapportarsi a questo leader”.

Ma evidentemente, a pesare nello scacchiere geopolitico europeo è l’influenza degli Usa, ai quali fa comodo avere un avamposto come l’Afganistan, dove tra l’altro l’Italia è presente con un contingente militare da 14 anni. E come la Turchia, che pur di averla dalla parte occidentale, si è disposti a lasciar correre tutto…e di più.

L’incontro è stato organizzato da “Passi di civiltà bellunese”. Ha condotto la serata la giornalista Daniela De Donà. E’ intervenuta Francesca Jacobellis.

(rdn)

 

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