Monday, 11 December 2017 - 15:13

Simonetta Rubinato, Diego Cason, Daniela Larese Filon: due sì al referendum per l’autonomia e l’equità

Set 29th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Belluno, 29 settembre 2017  –  “Il Trentino nel 1948 aveva un reddito pro capite del 30 per cento più basso della media nazionale, oggi è del 30 per cento più alto. Un risultato dovuto all’esercizio dell’autogoverno”. Sono le parole del presidente della provincia di Trento Ugo Rossi al Meeting di Rimini dell’agosto scorso, richiamate dall’onorevole Simonetta Rubinato, parlamentare veneta del Partito democratico, intervenuta questa sera a Belluno, alla Libreria Talpa in Galleria Caffi, per la presentazione del libro intervista “La spallata” a sostegno del sì al referendum sull’autonomia. Al tavolo dei relatori erano presenti anche il sociologo bellunese Diego Cason, Daniela Larese Filon già presidente della Provincia di Belluno e Vania Malacarne, già sindaco di Lamon per due mandati e promotrice nel 2005 del referendum per il passaggio in Trentino. Moderatore dell’incontro il giornalista Gianni Montagni.

“Per risanare la finanza pubblica il centro ha tagliato sui territori – ha detto l’onorevole Rubinato – c’è un divario fiscale, un problema di equità. Occorre riequilibrare. Non si vuole togliere la solidarietà ma eliminare 30 miliardi di sprechi.  Ma la politica, senza questa spinta popolare dei referendum non ce la fa. Il Parlamento non approverà mai una legge per dare maggiori risorse al Veneto. Io quindi ho bisogno della legittimazione del voto per poter chiedere risorse al mio territorio.” “Non c’è scritto da nessuna parte che il presidente della Repubblica l’indomani del voto debba dare l’incarico a formare il governo al segretario del partito che ha vinto.  E’ un fatto di indirizzo politico. Il referendum consultivo regionale – ha precisato Rubinato – è un peso politico per il governo che verrà. Ed è vincolante per la giunta regionale e per il presidente della Regione, se dovesse raggiungere il quorum e passare il sì, affinché si prepari un disegno di legge da presentare al Parlamento per trasferire maggiori competenze alla Regione. Bisogna essere orgogliosi di essere veneti – ha sottolineato la parlamentare trevigiana – secondo il rapporto della Banca d’Italia siamo la Regione che spende di meno e garantisce più servizi”.

“Credo che i bellunesi sappiano – ha detto Daniela Larese Filon, ex presidente della Provincia di Belluno – che la mancanza di autonomia nei nostri territori ha impedito lo sviluppo. E se stiamo perdendo abitanti, non è solo per una ragione di risorse, ma anche per la gestione, che ora dipende da venezia e da Roma”. Ma c’è di più. “Ora ci stanno togliendo le competenze che ci avevano dato in forza della legge regionale n.25! Per questo abbiamo dovuto promuovere il referendum provinciale. Solo così potremo continuare a vivere in questi territori”.

Vania Malacarne, ex sindaco di Lamon, ha ripercorso le vicende dei referendum, quello di Sappada che è ad un passo per andarsene in Friuli – manca solo il voto a favore della Camera dei deputati –  e quello di Lamon. “La risposta del Friuli nel caso di Sappada – ha detto Malacarne – è stata diversa da quella del Trentino nei confronti di Lamon. Certo, c’è la soddisfazione per qualcuno che ce la sta facendo, ma rimane l’amarezza per non essere stati presi con la dovuta considerazione dalla politica. Si diventa inevitabilmente autonomisti confinando con realtà come quella del Trentino. Dunque, un doppio sì ai referendum, quello provinciale e quello regionale, perché i centralismi sono due, uno a Venezia e uno a Roma”.

“Una comunità ha un’immagine di sé  se può decidere, se può risolvere i problemi, se ha il potere per farlo – ha osservato il sociologo Diego Cason – altrimenti si disgrega. In provincia di Belluno stiamo perdendo mille residenti l’anno e perdiamo anche le imprese. Intorno a noi abbiamo tutte autonomie. I tributi riscossi a Belluno, 20 milioni finiscono a Roma e qui non abbiamo le risorse per risolvere i nostri problemi. Se gli abitanti di Sappada avessero visto accolte le loro aspettative non avrebbero organizzato un referendum per il passaggio in Friuli. I due sì al referendum del 22 ottobre sono uno strumento per consentire la sopravvivenza delle comunità – ha concluso Cason – . O volete che si arrivi al conflitto”?  (rdn)

 

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