Wednesday, 13 December 2017 - 13:02

La criminalità ecclesiastica nella Repubblica di Venezia. Trecento casi di incriminazioni, anche un frate agostiniano pedofilo nell’ultimo libro di Sante Rossetto

Set 28th, 2017 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Uno studio sul clero veneto, il suo comportamento morale e il rapporto con la giustizia dalla fine del concilio di Trento ai primi decenni del Settecento. È il lavoro pubblicato in questi giorni, in concomitanza con i cinquecento anni della riforma luterana, da Sante Rossetto con il titolo “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella Repubblica di Venezia”, edito da Canova. L’autore, noto per i suoi numerosi lavori di storia veneta, ha analizzato le sentenze del giudice del maleficio (penale) per quasi due secoli. Dallo spoglio sono emersi circa trecento casi di reati di cui sono stati incriminati ecclesiastici (ad eccezione delle suore soggette all’autorità vescovile) delle podesterie trevigiane, comprese la Mestrina e Noale, Belluno, Feltre, Bassano e Sacile con presenze anche di clero patavino.

Anche gli ecclesiastici bellunesi hanno dato il loro contributo a storie poco edificanti. E davvero indecente è il caso di pedofilia del 1646 che vede coinvolto un frate agostiniano di Feltre in una povera abitazione di Vas. Qui il religioso sta violentando una bambina di appena otto anni; per fortuna alle grida della piccola accorre la madre che sta rincasando. I vicini riescono a bloccare l’indegno frate e consegnarlo alla giustizia che gli farà trascorrere alcuni anni di prigione a Venezia.
Casi dolorosi e pietosi, oltre che criminali, sono quelli che si verificano a Riva d’Agordo e a S. Vito. Nella prima località (siamo alla metà del Seicento) Lucietta, sola perché il marito lavora nella Dominante, cede al curato. Nasce una bambina che lei uccide, ma il reato è scoperto. Il marito perdona la donna, ma la Giustizia è inflessibile e condanna il curato a 15 anni di bando e la donna alla prigione a vita.
A San Vito di Cadore, nei primi anni del Settecento, storia analoga con Antonia, anche lei con il marito lontano per lavoro, che cede alle proposte di un prete, uccide la creatura che nasce e deve fuggire con il sacerdote inseguiti entrambi da un bando perenne dalla Serenissima.

E ancora preti che partecipano a notti brave in piazza a Belluno, prete che ferisce una donna cui deve del denaro, liti tra nobili e il canonico Villabruna, che finiscono in carcere canonico compreso, baruffe a Feltre con un sacerdote che picchia un pubblico ufficiale e, infine, il curato di Alano che partecipa ad una sollevazione popolare creando disordine pubblico e subisce una ramanzina dalla pubblica autorità.
Un libro che, pur condotto con criteri accademici, si fa leggere agilmente. Ne esce un quadro variegato della condizione del clero ma anche della società veneta. Nonostante il concilio tridentino, con l’istituzione dei seminari, il comportamento degli ecclesiastici, spesso privi di vocazione, continuò ad essere poco edificante. E il rinnovamento, nel capo e nelle membra, lento e non sempre concreto.

Sante Rossetto

L’AUTORE
Sante Rossetto, giornalista, è stato caporedattore del Gazzettino in alcune città del Veneto. Accanto all’attività professionale ha coltivato gli studi storici con particolare attenzione alla storia della stampa e del giornalismo trevigiano e veneto. Ha pubblicato con Canova nel 1999 Totila l’Immortale (seconda edizione 2000), finalista al premio Hemingway, Il barbiere di Treviso nel 2003 in collaborazione con Pierluigi Tamborini, Quaranta racconti trevisani nel 2015 (più volte ristampato) e Giornali e giornalisti trevigiani nel 2016 (2a edizione 2017).

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