Thursday, 14 December 2017 - 22:46

Autonomia veneta e bellunese: valutazioni e perplessità sui due Referendum * di Mauro De Carli

Set 21st, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Mauro De Carli – Segretario generale Cgil Belluno

Mentre si avvicina la data dei due referendum, quello dell’autonomia veneta e quello dell’autonomia bellunese, iniziano a sorgere una serie di valutazioni e perplessità.
Sappiamo tutti benissimo, specialmente a Belluno, che la richiesta di maggiore autonomia fa crescere forti speranze, ci porta a credere che gestire in modo diretto le risorse che derivano dalle tasse e imposizioni complessive dello Stato sia mille volte migliore che avere di ritorno solo una parte di queste e magari allo stesso tempo subire gli indirizzi programmatici che lo Stato o la Regione ti impongono. Siamo cioè naturalmente indotti ad essere autonomisti, specialmente avendo ad esempio i territori confinanti, che sull’autonomia hanno costruito un modello alternativo di gestione delle loro provincie e regioni, dei servizi e dell’economia locale.

Credo quindi che i due quesiti referendari di per se’ inducano ad una sola risposta corale, anzi vorrei dire plebiscitaria. Credo che con questa finalità siano stati indetti; quella di convogliare sui loro promulgatori il massimo del consenso ideologico e elettorale (almeno in veste futura), senza occuparsi se l’elettore capisce quali reali sviluppi in veste realmente autonomistica queste consultazioni referendarie ci consegneranno.
A mio avviso sarebbe opportuno spiegare che, a seguito di questi referendum consultivi (in verità poco più di un sondaggio tra cittadini di una stessa regione o provincia visto che non serve l’utilizzo di una scheda elettorale), dovranno essere intavolate trattative con lo Stato, da concludersi dentro i protocolli Stato/Regioni, per poter effettivamente esercitare “pezzi concreti di autonomia”; la Corte Costituzionale ha di fatto già deliberato, per quanto riguarda il referendum veneto, che non sono possibili ulteriori maggiori gestioni autonome in campo fiscale, sia per il mantenimento nel Veneto dell’80% dei tributi raccolti, sia nella loro diversa utilizzazione rispetto alle direttive nazionali. Non sarà possibile infine dotare il Veneto di una autonomia paragonabile o uguale a quella delle regioni a Statuto Speciale, poiché non autorizzata dalla Costituzione.

Rimangono a disposizione del Veneto, come peraltro della Lombardia che il giorno 22/10 celebrerà un identico referendum, solo limitate forme e condizioni di maggiore autonomia sulle sole materie concorrenti, previa intesa con lo Stato e solo su voto di entrambi i rami del Parlamento.

L’Emilia Romagna sugli stessi temi e materie ha scelto sin da subito la linea del confronto con lo Stato e con il Governo, secondo i dettami degli art. 116 e 117 della Costituzione, gli stessi che dettano le linee guida del referendum del 22/10. La differenza sta nei minori costi che questa regione affronterà, circa 14 i milioni di € messi in campo da Zaia per la consultazione, sapendo che il confronto con lo Stato avverrà comunque per entrambe le regioni sulle stesse basi costituzionali poco sopra citate.
Simile prospettiva si delinea per le sorti del referendum Provinciale di Belluno; anche con un forte plebiscito popolare, la reale realizzazione dei sogni autonomisti passerebbero per intese tra Stato e Veneto e successivamente tra Stato e Provincia e solo su materie di cui la Provincia ha facoltà di esercizio. La materia fiscale con cui si vorrebbero mantenere e gestire maggiori entrate entro la Provincia non è tra quelle esercitabili.
Insomma il rischio reale è che non si avvertano i cittadini su quanto difficoltoso, forse infruttuoso, possa essere il cammino post referendum, o forse si vuole portare il dibattito politico presente e futuro su temi ideologici, evitando di parlare sullo stato dell’arte dell’economia veneta e bellunese, allontanando la discussione sulle reali difficoltà che si sono generate nel corso di questi anni di crisi economico-produttiva e sociale e che tutt’oggi persistono.

Tocco il quadro bellunese e vedo che il settore del Turismo non sviluppa quella crescita che invece si nota nel litorale adriatico, la manutenzione ordinaria della viabilità non viene più finanziata, l’assetto idrogeologico e la cura del territorio sono vincolati a risorse erose dai canoni idrici e non a contributi adeguati per l’esigenza reale di questa provincia.
Il caso vuole, ma non è un caso, che tanti di questi temi siano già regolamentati entro la L.R. 25, e che il suo reale stato di applicazione, cioè competenze assegnate dal Veneto a Belluno con relative risorse, siano oggetto di diatriba e collisione politica tra la regione e la provincia. Per quanto mi riguarda l’aver ottenuto nello Statuto Veneto il diritto alla condizione di specificità, l’aver definito entro la L.R. 25 i temi che richiedono l’esercizio di una tutela maggiore per il territorio montano dell’intera provincia, rappresentano già un passo in avanti per una autonoma gestione di materie sostanziali per lo sviluppo socio-economico.
Ora bisogna continuare ad esigerne l’applicazione.

Ai cittadini, a lavoratori e pensionati, alla CGIL, interessano molto di più le proposte strategiche e i relativi indirizzi che la comunità bellunese dovrebbe saper sviluppare, anzi direi che dovrebbe essere giunta l’ora per riassegnare alle provincie, dopo la sconfitta della riforma costituzionale del 4 dicembre 2016 che le voleva abolire, una nuova forte consistenza politica a partire dal ripristino dell’elezione diretta dei suoi rappresentanti. La storia della CGIL è una storia di reale autonomia, continuiamo a restare su questi territori montani con iniziativa e gestione autonome, e tutti noi, per esserlo veramente dobbiamo ripristinare un vero esercizio di democrazia diretta, eleggendo i nostri rappresentanti, costruendo i progetti dello sviluppo delle nostre comunità.

Mauro De Carli – segretario generale Cgil Belluno

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