Thursday, 14 December 2017 - 22:43

Referendum: una riflessione per l’astensione “attiva”

Set 20th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Moira Fiorot

La Regione Veneto ha indetto in concomitanza con la Regione Lombardia un referendum consultivo con il seguente quesito: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”
Al di là della evidente genericità del quesito, che non chiarisce su quali competenze, oggi statali, tali rivendicazioni ricadrebbero, ci pare che la questione posta dall’odierno governo del Veneto stia nella creazione di una specificità della nostra regione (magari assieme alla Lombardia) rispetto alle altre Regioni ordinarie del nostro Stato.
Su questo punto, non ci pare esistano condizioni obbiettive che portino al riconoscimento di una “specificità” del Veneto rispetto ad altre Regioni quali il Piemonte, l’Emilia Romagna, o le Marche, che debbano portare ad un trattamento speciale delle altre Regioni.
Il Piemonte, l’Emilia Romagna o le Marche hanno le stesse molteplicità di territorio del Veneto e della Lombardia (mare per le Marche e l’Emilia, pianura, collina e montagna, per tutte) e anche, per quanto riguarda presenza di minoranze linguistiche per il Piemonte.

Invece, è evidente che il referendum proposto dal governo del Veneto, punti su un altro tema e cioè sul rilancio delle funzioni regionali e sul rilancio dell’istituzione regionale come elemento di ricostruzione identitaria del territorio, del consenso, ponendo il rilancio dell’autonomismo come base di tale processo.
Francamente ciò è alla luce di quanto accaduto in questi anni una proposta demagogica che non risponde alla evidente crisi di legittimazione che il regionalismo e il “sistema di governatorato” ha patito in questi anni.

Non possiamo dimenticare, come la Regione Veneto sia stata travolta da una stagione di scandali, come in altre Regioni, che ha messo in luce che proprio le Regioni siano state uno degli snodi principali del malaffare italiano, lo scandalo Mose, l’affare sanità in Lombardia, la questione delle grandi opere nel suo complesso, a partire dalla TAV e della Pedemontana Veneta, hanno reso evidente come in questi anni le Regioni siano stato l’amplificazione di una politica predatoria del territorio che ha di fatto escluso la sovranità dei territori

Il coinvolgimento del centro destra nella corruzione del Mose in tema di Grandi opere a cui si accompagnano i numerosi illeciti, come minimo amministrativi, denunciati anche dalla Corte dei Conti, e le spregiudicate manovre finanziarie che hanno attraversato il percorso della Pedemontana Veneta. Sicuramente un grande affare per i privati a carico del pubblico e dei “schei dei veneti”, senza tralasciare il sostegno fino all’ultimo dato ai dirigenti di Veneto Banca e BPVI, quando già la truffa ai danni di centinaia di migliaia di cittadine/i era già stata messa in chiaro dalle ispezioni della Bce e della Banca d’Italia
Sul Mose e sulla questione Sanità è caduta l’esperienza di governo Galan nel Veneto e quella di Formigoni in Lombardia, ma oggi la Lega dimenticando di essere stata il principale sodale di tali esperienze lancia il referendum come mezzo di ricostruzione della propria verginità.
In ciò il PD, che con la riforma costituzionale proposta e sonoramente bocciata dai cittadini, riproponeva la rinascita del centralismo statale, si accorda alla Lega a e non ha il coraggio di avere una sua proposta autonoma sui nuovi assetti istituzionali delle autonomie locali e non trae le conseguenze dell’esito referendario subito.
Centro destra e PD hanno posto in essere una politica che di fatto ha tolto alle comunità locali la sovranità di governo del proprio territorio, coniugando malaffare e subalternità al potere finanziario con il centro destra che vorrebbe sostituire al centralismo statale quello regionale e il PD che proponeva di fare l’operazione inversa.

Noi crediamo, al contrario che si debbano ritrovare gli strumenti per dare forza alla partecipazione diretta dei cittadini, attraverso un municipalismo democratico che ridia la parola ai cittadini e alle comunità locali.
In questo quadro anche il quesito Referendario sull’autonomia della Provincia di Belluno non ha senso se non si riparte dall’esito del Referendum costituzionale che di fatto ha smentito il centro della riforma Delrio.
L’Ente Provincia rimane, per volontà popolare organo locale di rilevanza costituzionale, è del tutto impensabile che non ritorni ad essere democraticamente eletto direttamente dai cittadini.
Fermo questo principio generale, che deve valere per tutta Italia e cioè l’elettività di tutti gli enti locali di rilevanza costituzionale compresa la Provincia, noi crediamo che altra partita sia il riconoscimento della specificità da parte della Regione e dello Stato delle aree marginali e montane nel nostro Paese.
Sotto questo profilo, se ha un significato lo Statuto della Regione Veneto che questo ha riconosciuto, va fatta una battaglia per la cancellazione della legge Del Rio sulle Province con il governo centrale e per l’attuazione di quanto dettato dal nuovo Statuto con la Regione Veneto.
E’ per questo che ci pare ci sia un parallelismo tra la proposta referendaria regionale e provinciale, infatti, alla demagogia della Regione si contrappone la demagogia della Provincia che non ha il coraggio di denunciare la latente incostituzionalità della riforma Delrio, pensando di superarla con una rivendicazione della specificità locale, che non ha basi logiche e giuridiche se non attraverso la rivisitazione della riforma dell’organo provincia.
E’ per questi motivi che noi riteniamo che la posizione più corretta, proprio per rilanciare il municipalismo democratico a cui ambiamo, sia quella di invitare i cittadini all’astensione rispetto ad una consultazione regionale e provinciale che ci pare demagogica e volta solo a dare legittimazione ad un governo regionale e provinciale debole e delegittimato.

Moira Fiorot – segretaria Prc Belluno

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