Thursday, 14 December 2017 - 12:02

Ex ospedale e nuovo commercio in centro. La proposta di Irma Visalli, architetto

Set 20th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

Irma Visalli

Mi stupisco del fatto che l’amministrazione, parlando del progetto “ex ospedale” affermi che non la riguarda il “ settore merceologico” o il contenuto commerciale solo perché non di sua competenza come invece lo è la “qualità architettonica “ del progetto, cioè il contenitore . Mi pare si affronti un tema complesso con una certa superficialità. E perché il progetto avrà esiti oltre se stesso, e perché sono convinta che il rapporto tra forma e funzione non possano non interessare chi è preposto a governare questi che sono indubbiamente processi complessi , con evidenti ricadute su più temi, e come tali andrebbero visti e analizzati.

La città, diceva qualche famoso urbanista, è come un ecosistema . Quando in uno stagno butti un sasso muovi l’acqua ma, oltre ai cerchi che vedi, vi è una sorta di ri-equilibrio interno che va oltre la superficie. Ma a differenza di quello naturale la città è un ecosistema “pensante” in cui l’intelligenza sia di chi getta il sasso sia di chi deve riequilibrarsi devono essere in qualche forma interagenti perché l’azione non sfugga al controllo degli esiti, siano essi positivi o negativi.

Questo confronto mi porta a dire che forse una trasformazione di tale portata come il progetto dell’ex Ospedale, avrebbe meritato e meriterebbe, sia da parte degli attori politici, sia da quelli economici, una riflessione più importante di quella fin qui fatta. Magari aprendo una finestra sulle relazioni tra le diverse cose e sugli esiti ipotizzabili delle stesse.

Ad esempio bisogna dire che, dopo la liberalizzazione delle licenze e la dismissione dei cosiddetti “piani del commercio”, l’oggetto commercio non ha più avuto , da parte di chi progetta la città, l’attenzione che merita. Si sente la mancanza di una pianificazione che tenga conto ad esempio dei mix dell’offerta, delle compresenze di supermercati e negozi al dettaglio , dei flussi dei clienti in relazione alla forma dello spazio pubblico, della pedonalizzazioni e delle soste, della relazione con le zone più popolose, più accessibili dei tempi e della vitalità del centro. Quanti negozi aprono e chiudono nell’arco di una notte? Quanti muoiono per assenza sovraffollamento della stesso settore merceologico o per assenza di promozione congiunta con altre attività ad esempio culturali ? Che relazione c’è tra il commercio e la natura del centro come polo terzario, degli uffici pubblici, degli studi professionali , delle banche, a fronte di una perdita evidente di abitanti, soprattutto di nuovi abitanti residenti.? E rispetto ai nuovi “city users” (quelli cioè che non risiedono stabilmente ma solo per periodi e tempi definiti in centro)?
Insomma forse varrebbe la pena che progetti di rivitalizzazione così importanti ed imponenti come il progetto ex ospedale si analizzassero per le loro ricadute future a trecentosessanta gradi e non solo in termini di forma e metri cubi. Sarebbe utile , a mio avviso, riparlare di cosa significhi qualità dello spazio vissuto in una città profondamente cambiata nel tempo . E che rapporto esista tra forma, qualità architettonica dei contenitori e le funzioni dei contenuti oltre il loro disegno “sulla carta”. Il tutto nel rapporto con lo spazio pubblico, inteso come spazio collettivo.

Perché ad esempio non pensare al centro storico con un innovativo progetto di “centro commerciale naturale” che, in due parole, non è altro che la rinnovata organizzazione delle attività miste negli spazi pubblici. esercizi del commercio, dell’artigianato, dei servizi della cultura, coordinati e integrati fra loro da una politica comune di sviluppo e di promozione della città’? Per chi la visita. Per chi la “compra” e “vende” . E, soprattutto, per chi la abita. Sì..sarebbe bello ragionarci su, oltre il “caso” del momento.

Irma Visalli

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