Monday, 11 December 2017 - 15:10

Robero Padrin, presidente della Provincia: ecco il mio programma

Set 11th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

 

Roberto Padrin,

PREMESSE

La legge 56/2014, cd. “Delrio”, l’art. 15 dello Statuto Regionale, la L.R. 25/2014 sulla specificità montana, la L.R. 40/2012 sulle Unioni Montane, la L.R. 11/2013 sul turismo e la programmazione dei fondi europei 2014/2020 hanno ridisegnato profondamente competenze e strumenti per il governo del territorio aprendo per gli Enti Locali ampi spazi decisionali. Tali spazi decisionali sono tutt’ora più teorici che pratici vista la non ancora attuazione concreta dei principi e delle direttive previste dallo Statuto e dalla legge 25/2014. Anche la legge 56/2014, cd. “Delrio”, riconosce al comma 3: “alle province con territorio interamente montano e confinanti con Paesi stranieri sono riconosciute le specificità di cui ai commi da 51 a 57 e da 85 a 97. Certo è possibile condividere tra Istituzioni e Categorie Economiche una visione unitaria che superi la fragilità del nostro territorio legata a logiche localistische e frammentazione politica, e attivi una logica di sistema nell’interesse di tutta la comunità locale, per questo deve essere riportata la forza dell’ente provincia.
La finalità è dunque di impegnare politicamente la Provincia di Belluno, i Comuni, le Unioni Montane, il Consorzio BIM, i rappresentanti provinciali in seno a Parlamento e Regione del Veneto, le Categorie Economiche ed i Sindacati a lavorare sinergicamente, ciascuno per quanto di propria competenza, perseguendo gli obiettivi qui di seguito indicati nella consapevolezza che solo un intenso e strutturato gioco di squadra è in grado di ri-collocare il Bellunese in un’avanzata prospettiva di crescita a livello veneto, alpino ed europeo, nonostante il difficile quotidiano confronto con le vicine autonomie speciali.

 

Il ruolo della Provincia ente di «area vasta»

La nuova Provincia, quale Ente di raccordo e sintesi tra i Comuni del territorio, dovrà esercitare la funzione di guida e di coordinamento assicurando l’omogeneità nella individuazione e nell’attuazione delle scelte strategiche da parte degli Enti cui la Legge attribuisce specifiche competenze. Serve una visione territoriale della Provincia che metta il nesso “unità della provincia/pluralità delle comunità che la compongono” al centro della discussione, della progettazione e dell’attuazione delle linee politiche fondamentali.
Ciò che qui si vuole costruire non è un ente accentratore, che riprenda banalmente il “sistema-Venezia” o il “sistema-Roma”, bensì un ente che, nel garantire l’unitarietà del territorio, rispetti e valorizzi le importanti differenze delle aree che lo compongono nell’ottica, sostenuta e promossa anche dall’Unione Europea, della unitarietà nel riconoscimento delle diversità, con la piena valorizzazione del principio di sussidiarietà sia verticale (fra Enti) che orizzontale (fra i corpi intermedi).
Sulla base della visione qui esposta e considerando lo scenario offerto dalla possibilità di applicare contemporaneamente le competenze rafforzate della legge 56/2014 per le Provincie montane di confine e le ulteriori funzioni prefigurate dalla L.R. 25, risulta strategico dare grande impulso ad almeno tre prospettive di metodo tra loro interdipendenti:
avere del Bellunese una visione strategica di sistema e di area vasta, esente da fratture ed orientata ad un approccio “a rete” che ne sappia valorizzare tutti i nodi senza smagliature;
sviluppare sul territorio una strategia amministrativa capace di esprimere la visione di cui al punto precedente concretizzando unità di indirizzi, di intenti e una sempre più ampia coesione sociale;
valorizzare il principio della cooperazione quale modalità per evitare sovrapposizioni di ruoli e carenza di lungimiranza al punto da auspicare che la Provincia e gli altri enti locali bellunesi siano in grado di muoversi, nei confronti dello Stato, della Regione e dei territori contermini, con questa cornice strategica, da declinare secondo le rispettive competenze: vale a dire un territorio che si muove con vista lunga, senza sovrapposizioni, consapevole che le sue gracili dimensioni demografiche possono essere superate facendo massa critica con poche decisive priorità d’azione.

 

Il referendum consultivo e alcuni nodi politici

Fin da subito – prima di entrare nel merito dei contenuti programmatici – vanno trattati tre nodi politici, che il candidato Presidente dichiara non solo di stringente attualità, ma anche di fondamentale importanza a medio termine.

1) In primo luogo il Parlamento deve elaborare una nuova disciplina delle Province come enti di area vasta con adeguate risorse che la metodologia dei “fabbisogni standard” non riesce a misurare almeno per quanto riguarda il differenziale montagna.
2) In questa sede, o nell’ambito della legge elettorale per le Città metropolitane, il Parlamento deve riconoscere la possibilità (almeno) per le Province montane di confine di procedere all’elezione diretta del Consiglio provinciale, raccomandando la formazione di collegi elettorali adeguati alla dimensione geo-politica dell’area vasta.
3) La Regione Veneto deve dare piena attuazione alla L.R, 25, attuativa dello Statuto, secondo i princìpi dalla stessa fissati, innanzitutto formulando l’atto ricognitivo delle (poche) funzioni amministrative di carattere unitario che le rimarrebbero assegnate e individuando tutte le funzioni proprie della Provincia di Belluno con le relative risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie al loro pieno esercizio (tenendo conto dell’art. 119 della Costituzione e di quanto storicamente destinato dalla Regione stessa a tali funzioni).

In questo contesto, si inserisce la volontà largamente condivisa dall’opinione pubblica, di richiedere, in occasione del referendum consultivo per l’autonomia del Veneto, l’indizione di un referendum incentrato sulla specificità bellunese. A scanso di malintesi, va chiarito che l’attribuzione alla Provincia di Belluno di forme e condizioni particolari di autonomia esclude ogni potestà legislativa, ma è finalizzata a maggiori competenze amministrative e regolamentari e a favorire, pur nell’ambito del coordinamento della finanza pubblica, il trasferimento alla Provincia di tutte le risorse finanziarie necessarie al pieno e integrale esercizio delle funzioni attribuitele. L’obiettivo del referendum provinciale non è certo quello di consolidare l’autonomia potenziale già riconosciuta dalla legge regionale 25 e dalla legge statale 56, quanto invece di “vincolare politicamente” la Regione a concretare contenuti di autogoverno per la Provincia totalmente montana di Belluno con le connesse risorse finanziarie anche nelle materie del “regionalismo differenziato” di cui all’art. 116 della Costituzione, rispetto al quale intende aprire il negoziato con lo Stato.

OBIETTIVI PROGRAMMATICI

Gli obiettivi programmatici da condividere, il più possibile, con il Consiglio provinciale e con l’Assemblea dei sindaci vanno riordinati (e letti in stretta connessione tra loro) alla luce dell’esperienza portata avanti nella fase di transizione tuttora in atto nell’operatività dell’Ente (iniziata nel 2014) e soprattutto sulla base delle funzioni fondamentali riconosciute alla Provincia montana di confine dalla legge Delrio e, in ambito veneto, delle specifiche funzioni assegnatele dalla L.R. 25, di cui è sempre opportuno richiamare la natura di legge attuativa dello Statuto del Veneto.

Ciò detto, le funzioni fondamentali della legge Delrio sono, come è noto, le seguenti: pianificazione territoriale provinciale di coordinamento; tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza; pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato; costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente; programmazione provinciale della rete scolastica; raccolta ed elaborazione di dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali; gestione dell’edilizia scolastica; controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale; cura dello sviluppo strategico del territorio e gestione di servizi in forma associata in base alle specificità del territorio montano; cura delle relazioni istituzionali con Province, Province autonome, Regioni, Regioni a statuto speciale ed enti territoriali di Stati confinanti e il cui territorio abbia caratteristiche montane.

A loro volta, le funzioni amministrative conferite alla Provincia dalla L.R. 25 sono le seguenti: politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio e tutela del paesaggio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, foreste, caccia e pesca, sostegno e promozione delle attività economiche, dell’agricoltura e del turismo.

È questo, quindi, il principale perimetro di attività che il presente programma di governo intende sviluppare e consolidare, soprattutto se a livello statale verranno meno i pesanti vincoli, in termini di dotazione di risorse finanziarie ed umane, oggi prevalenti e se contestualmente a livello regionale verrà messo in moto il processo attuativo previsto dalla L.R. 25, per il quale il budget derivante dai proventi del demanio idrico appare insufficiente e inadeguato.

Oltre alle suddette incognite, sussistono incertezze, che non si possono tacere, per quanto riguarda la fondamentale attività dei centri per l’impiego e le c.d. “funzioni non fondamentali” disciplinate in via transitoria dalla L.R. 19, alcune delle quali, di indubbia importanza strategica, rientrano nelle materie della L.R. 25, a cominciare dal turismo e dal demanio idrico nel suo complesso. Di recente il Consiglio provinciale, nella seduta del 1° agosto, si è visto costretto ad assumere una delibera nella quale, per l’organizzazione degli uffici e dei servizi, ha dato indicazioni di garantire innanzitutto «la soddisfazione di livelli sufficienti di erogazione dei servizi» limitatamente alle funzioni fondamentali, ma è evidente che tale situazione va superata al più presto mettendo la Provincia montana di confine, riconosciuta dallo Statuto della propria Regione, al centro di un processo che le consenta di svolgere a pieno tutte le funzioni che le spettano, nell’interesse del territorio e di un equilibrato esercizio di rappresentanza della comunità ivi stabilita.

Sarà impegno personale e collegiale del candidato Presidente favorire la ricerca di tutte le condizioni utili sia a consentire alla popolazione bellunese di poter “vivere in montagna” in condizioni di pari opportunità, sia a valorizzare, con l’ascolto e il confronto che in talune recenti occasioni hanno già registrato positivi risultati, lo sforzo dell’intero territorio (istituzioni, categorie economiche, mondo del lavoro e delle professioni) verso il perseguimento di alcune prioritarie progettualità, in grado di fare crescere la competitività e l’attrattività del territorio bellunese, caratterizzato da sempre più preoccupanti indici di spopolamento ed invecchiamento, che la politica nazionale non potrà certo continuare a ignorare senza avviare appropriate misure di contrasto attraverso anche la leva fiscale rivolta alle imprese e alle famiglie soprattutto delle zone più disagiate.

 

Principali priorità su cui indirizzare l’attività di governo nel rispetto del principio di distinzione tra funzioni di “area vasta” (proprie della Provincia) e funzioni di prossimità proprie degli enti locali e delle forme associative.

1. Pianificazione territoriale provinciale di coordinamento e valorizzazione dell’ambiente

L’evoluzione della pianificazione comunale e intercomunale, le semplificazioni normative introdotte a livello nazionale pur in materie di legislazione concorrente suggeriscono di valutare il modo più efficace per dare spessore alla previsioni del Piano territoriale provinciale di coordinamento, con l’obiettivo di raggiungere il prima possibile l’azzeramento del consumo di nuovo suolo.
Occorre altresì valorizzare le enormi potenzialità del patrimonio naturale e di biodiversità del nostro territorio, il cui 54% rientra in Parchi, Aree Protette, Convenzioni Internazionali, SIC e ZPS, e su cui insiste quasi la metà (45%) del Patrimonio Dolomiti Unesco.
In tale ottica occorre costruire un modello convincente di sviluppo sostenibile e la partecipazione della Provincia di Belluno alla Fondazione Dolomiti Unesco rappresenta l’occasione più proficua per un concreto dialogo di carattere interregionale.

2. Governo del territorio e tutela del paesaggio

Un forte indirizzo è quello di intervenire in modo deciso sulla prevenzione e sugli investimenti conseguenti in tutto il settore legato al dissesto idrogeologico del nostro territorio, che sta rendendo la nostra provincia e le nostre comunità sempre più fragili e sottoposte a rischi importanti. La delineazione di una road-map delle emergenze/interventi attuali e di quelle oggettivamente presenti deve diventare azione per richiedere al Governo e alla Regione Veneto risorse certe per un territorio interamente montano.
Occorre coniugare preservazione delle potenzialità del territorio col suo utilizzo sostenibile e col rilancio del settore dell’edilizia:
abbandonando la logica del “consumo del territorio” orientandoci verso il recupero del patrimonio edilizio esistente ed il suo efficientamento energetico;
rafforzando la cura del territorio, la prevenzione del dissesto idrogeologico attraverso un piano straordinario per le aree più esposte e il rilancio dell’attività di minuta manutenzione del territorio su cui alcune Unioni montane in particolare hanno dato prova di capacità operativa e di lungimiranza pianificatoria.

3. Gestione dell’edilizia scolastica

Gli esiti delle perizie sismiche sugli edifici scolastici indicano l’urgenza e la necessità di corposi interventi di miglioramento/adeguamento sismico. Le pur scarse risorse disponibili – oltre che sulla difesa del suolo – continueranno pertanto ad essere destinate ad interventi di miglioramento sismico e di efficientamento energetico degli immobili scolastici di proprietà della Provincia. Anche in questo modo (come per esempio con lo strumento “Investiscuola”, ex Unico studenti) si garantiscono alle giovani generazioni di poter raggiungere i migliori risultati formativi nel proprio contesto di vita e nel quadro di rapporti sociali che le facciano crescere senza eccessivi sacrifici in termini di mobilità.

4. Viabilità e trasporti

Il tema della viabilità e trasporti è centrale per il futuro della nostra provincia. La conformazione del territorio e gli indici di densità abitativa impongono il ripensamento del sistema della mobilità provinciale non solo nell’ottica di “ridurre le distanze” del vasto territorio provinciale, ma anche come opportunità di sviluppo socioeconomico. La rete ferroviaria rappresenta oggi una infrastruttura che ha bisogno di esser adeguata. Il Treno delle Dolomiti resta un’opportunità, ma può essere sviluppato solo con un intervento strutturale sulla tratta Ponte nelle Alpi-Calalzo in grado di assicurare un valido livello competitivo con la gomma. Parimenti, la realizzazione del collegamento Feltre-Primolano è fondamentale per il completamento dell’anello delle Dolomiti; questo intervento appare anzi prioritario alla luce della realizzazione del tunnel ferroviario del Brennero, in quanto la linea Bolzano-Trento-Feltre-Treviso-Venezia appare il collegamento più veloce per collegare l’Europa centrale con Venezia. In quest’ottica, altrettanto strategica è l’elettrificazione della linea Montebelluna-Feltre-Belluno-Ponte nelle Alpi-Conegliano, per evitare l’isolamento della linea ferroviaria dal sistema di mobilità ferroviaria regionale ed eliminare le rotture di carico di Montebelluna e Conegliano che creano disagi e allungano i tempi di percorrenza. Da valutare attraverso uno studio di fattibilità anche il progetto ferroviario Belluno-Bribano-Caprile. Altro obiettivo è legato all’integrazione gomma-rotaia. Esperienze non lontane (come ad esempio il “trenino della Val Venosta”) ed interessanti studi (Confindustria) dimostrano come l’integrazione gomma-rotaia rappresenti una leva per il superamento della anti-economicità e lo sviluppo del tessuto socioeconomico del territorio. In attesa di definire in questo senso i termini della gara relativa al TPL in provincia di Belluno, l’impegno è di assicurare un sempre più veloce collegamento su ferrovia con la pianura e di porre rimedio al gap di costo degli abbonamenti per il trasporto su gomma per chi abita nelle zone più lontane dai centri maggiori. La gara del TPL sarà inoltre l’occasione per rivedere complessivamente le modalità di erogazione del servizio, introducendo almeno nei centri maggiori il servizio di Prontobus nelle fasce di morbida, in luogo delle corse di linea e creando un sistema di trasporto pubblico urbano ancor più efficace.
Per superare la marginalità della provincia con i territori confinanti e la marginalità delle aree interne, occorre inoltre completare la viabilità strategica provinciale. Gli investimenti del Piano Anas legati ai campionati mondiali di sci alpino di Cortina 2021 permetteranno di migliorare la sicurezza e il flusso di traffico sulla statale 51 di Alemagna. Interventi di messa in sicurezza riguarderanno anche la 51 bis (soluzione Coltrondo in particolare) e la ss 52 Carnica, ma l’obiettivo è una politica volta al completamento di tutta la viabilità provinciale:
favorendo i collegamenti intervallivi rapidi e sviluppando e completando i progetti di circonvallazione dei centri urbani completamento della variante di Feltre con la prosecuzione della Fenadora-Anzù, variante di Mel, collegamento su fiume Piave Mel-Santa Giustina, completamento viabilità tra Lentiai e Busche, collegamento con la Pedemontana veneta e miglioramento SR 348 Feltrina);
avvicinando Agordino, Feltrino, Belluno e Valbelluna all’autostrada mediante il tunnel Sagrogna-Cadola o altri interventi per avvicinare la destra Piave e l’Agordino
affrontando in modo deciso il nodo delle strade esistenti mediante un piano straordinario di manutenzioni;
concretizzando interventi migliorativi e di messa in sicurezza in Agordino (tangenziale di Cencenighe e Alleghe, strada Valle del Mis), dove servono interventi urgenti e improcrastinabili.

Di rilevante importanza resta il futuro della partecipata Veneto Strade, sulla quale dovranno essere prese decisioni condivise per garantire la manutenzione delle strade provinciali ed ex Anas e investimenti strategici.

 

5. Cura dello sviluppo strategico del territorio

La fondamentale funzione individuata dalla legge Delrio per la Provincia montana di confine merita di essere coltivata e portata avanti secondo la visione di sistema descritta in apertura del presente documento. E’ avvilente notare che tale particolare “status” non trova riscontro nell’assegnazione delle risorse da parte dello Stato. Ciò comunque non impedisce alla Provincia di esercitare un ruolo positivo sulle principali progettualità strategiche attualmente in cantiere (dalla banda larga alla grande viabilità, dallo sviluppo della rete ferroviaria alla diffusione di servizi di eccellenza di rango elevato, alle grandi infrastrutture di rete, ecc.).

6. Sostegno e promozione delle attività economiche

Con la legge regionale n. 18 sulle aree di confine, la Provincia di Belluno ha maturato un’importante esperienza di accompagnamento delle PMI nei loro programmi di investimento e merita di ampliare ancor di più tali competenze. In ogni caso la Provincia, d’intesa con la Camera di commercio e le associazioni di categoria, favorirà ogni utile iniziativa volta a rafforzare e diffondere il modello di sviluppo intersettoriale, che con risultati significativi l’ha contraddistinta negli ultimi cinquant’anni.

7. Turismo

Il turismo è una parte consistente dell’economia di tutta provincia di Belluno che ha capacità di offerta diverse, ma tutte da valorizzare e da promuovere. Che il nostro territorio abbia delle potenzialità enormi è notorio come noto è anche il fatto che la nostra offerta turistica non sia oggi adeguata alle esigenze del comparto e che la nostra capacità di promozione anche attraverso i canali regionali non sia efficace. E’ sufficiente prendere visione dei numeri relativi al comparto turistico e confrontarli con quelli delle Province limitrofe per renderci conto che a questa Provincia manca strategia, organizzazione, marketing e mezzi per migliorare.
L’obiettivo deve essere quello di potenziare l’offerta turistica e soprattutto di costruire prodotti turistici partendo da una strategia condivisa a livello provinciale che tenga conto delle diverse particolarità del territorio, come l’esperienza del cicloturismo sta cominciando a far emergere. Senza dubbio, la Provincia deve caratterizzarsi per una strategia turistica improntata alla sostenibilità ambientale; in particolare, il turismo sostenibile e slow, incentrato sulle potenzialità culturali, artistiche, architettoniche, storiche, e sulla fruizione del paesaggio e degli itinerari naturali, deve caratterizzare la strategia turistica della Valbelluna, intesa come sottosistema turistico coerente e differenziato, nell’ambito dell’offerta turistica generale della Provincia.
La costituzione della DMO – da molti ritenuta una chiave di volta per lo sviluppo auto propulsivo del settore turistico – ha fatto emergere ampi margini di miglioramento su cui concentrare i programmi di lavoro. L’intervento straordinario a cura del Fondo dei Comuni di confine per una nuova politica di marketing e le aspettative legate all’evento di Cortina 2021 devono essere occasioni vincenti per realizzare un salto di qualità a livello di sistema, che l’ente Provincia cercherà di accompagnare con condizioni di contorno e di contesto adeguate alla globalizzazione del mercato turistico. In questa prospettiva, si pone l’impegno della Provincia per l’infrastrutturazione materiale e immateriale del territorio di cui occorre farsi carico per non segnare il passo in termini di concorrenza fra territori.

 

8. Agricoltura e foreste

Occorre ridare slancio all’agricoltura, determinante anche per aspetti sociali, ambientali e culturali. L’azienda agricola gioca un ruolo fondamentale di salvaguardia di un patrimonio, delicato e complesso, fatto di beni ambientali, paesaggistici, culturali, di tradizioni, di biodiversità, di produzioni biologiche e di alta qualità, di offerta agrituristica qualificata e di sicurezza alimentare. Il territorio rurale va inteso nella sua accezione più ampia di ambiente fisico e di insieme di valori storici e culturali, in cui coesistono forme produttive tipiche e tradizionali che, sostenute e concertate con l’attività delle comunità locali, possano efficacemente innescare forme di vitalità economica in armonia con la valorizzazione e la conservazione delle risorse ambientali sociali e culturali. La sfida è puntare ad una agricoltura non marginale, ma di qualità elevata, facendo leva sui prodotti tipici e biologici, sulle trasformazioni e sull’interazione con un turismo collegato alla natura e alla degustazione di cibi peculiari strettamente legati all’identità e alla cultura dei luoghi. La Provincia non mancherà di partecipare a tutte le iniziative che intendono dare corpo sia al Biodistretto delle Dolomiti bellunesi sia alla sempre più diffusa valorizzazione dei “prodotti di montagna” secondo le direttive Ue.

9. Caccia e pesca

La recente legge regionale 8 agosto 2017 n. 27, di adeguamento della normativa sulla caccia, rappresenta un vulnus profondo all’autonomia amministrativa della Provincia di Belluno, innanzitutto perché viola la previsione dello Statuto regionale che alla Provincia medesima assegna tale materia, ma anche perché viene meno un originale e specifico modello di gestione faunistica, costruito negli anni insieme con il mondo venatorio, un modello destinatario di importanti e puntuali riconoscimenti da parte del mondo scientifico.
Ciò premesso, sarà impegno personale e collegiale del candidato Presidente far ripristinare nella legislazione regionale le competenze da sempre riconosciute alla Provincia di Belluno. Non è infatti condivisibile l’azzeramento del piano faunistico-venatorio provinciale, il superamento delle tradizioni di autonomia gestionale dei comprensori alpini e tanto meno l’ipotesi di costituire un Servizio regionale di vigilanza coinvolgendo e assorbendo in un’unica struttura centrale il personale della Polizia provinciale, lasciando tra l’altro impregiudicato il tema delle sanzioni amministrative.
Un altrettanto duro colpo alla specificità bellunese – in relazione anche allo stretto legame che ne scaturisce rispetto alla delicata gestione delle risorse idriche – è rappresentato dalla previsione della L.R. 30/2016 che pure sottrae alla Provincia un’altra materia prevista dallo Statuto del Veneto: vale a dire la disciplina dell’esercizio della pesca nelle acque interne (attività sempre più di interesse turistico), l’organizzazione dei bacini di pesca e la salvaguardia dell’ecosistema acquatico nel suo complesso. Anche per questo argomento sarà impegno personale e collegiale del candidato Presidente trovare soluzioni per riportare a sé la pluriennale esperienza di buone pratiche realizzate dalla Provincia di Belluno con significativi echi scientifici anche sul piano internazionale.

 

10. Risorse idriche ed energetiche

E’ noto che la provincia di Belluno risulta fortemente interessata da importanti prelievi delle sue risorse idriche, da parte sia dei grandi concessionari per la produzione di energia idroelettrica sia dei soggetti – prevalentemente privati – interessati a valorizzare le fonti rinnovabili attraverso varie “centraline” ad acqua fluente sia dei consorzi di bonifica della pianura rispetto ai quali il territorio bellunese ha poche possibilità di interlocuzione attiva. Un tema così delicato – non a caso da anni si parla di un latente “conflitto” dell’acqua – necessita di strategie unitarie a livello di area vasta, che dichiarino in modo netto l’indisponibilità della Provincia di Belluno a iniziative speculative in materia di sfruttamento delle risorse idriche, impegnando la Provincia a dare piena e compiuta attuazione alle prescrizioni e agli obiettivi di tutela dei corpi idrici come previsto dalla Direttiva acque 60/2000 dell’Unione europea.
Nel frattempo, si avvicina la scadenza (2029) delle grandi concessioni in essere, in provincia gestite tutte dal gruppo Enel. Rispetto a questa partita (che la Strategia energetica nazionale non manca di definire «di grande livello strategico» considerata «la particolare flessibilità e continuità di esercizio» assicurata dalla fonte idroelettrica) si tratta fin da subito di mettere gli Enti locali bellunesi in una posizione che non sia solo subalterna, vuoi per il livello degli investimenti richiesti (dai meccanismi d’asta), vuoi per le diverse sensibilità che il tema riflette fra gli amministratori, gli stakeholders e l’opinione pubblica. La Provincia di Belluno, assieme ai Comuni e alle loro società partecipate, deve essere in grado di costruire una proposta operativa che porti alla rinegoziazione delle concessioni storiche, finalizzata al reperimento delle risorse necessarie allo sviluppo socio-economico del territorio e ad esplorare tutti gli scenari che promuovano un uso responsabile e consapevole della risorsa acqua nell’interesse, appunto, del territorio. Con il gruppo Enel va aperto un tavolo che non trascini all’infinito il contenzioso in fieri sui sovracanoni pregressi, ricalcolati alla luce delle portate consentite dal principio del minimo deflusso vitale e di valutare, in modo trasparente, le condizioni per meglio affrontare la scadenza 2029. Con lo stesso gruppo Enel e soprattutto con Terna, la Provincia chiederà con forza l’eliminazione dei tralicci nelle zone abitate cercando di ottenere l’interramento delle principali nuove linee di interconnessione di cui da anni si sta discutendo.
Ultimo, ma non per ultimo, dobbiamo porci l’obiettivo strategico di intervenire in maniera strutturale e sistematica sugli acquedotti e sulle opere di presa d’acqua per uso potabile, dedicando a ciò risorse straordinarie aggiuntive: i cambiamenti climatici, le estati e gli inverni sempre più caldi, la diminuzione costante delle precipitazioni idriche e nevose, lo stato delle nostre reti, ci dicono che fra vent’anni, forse anche prima, l’approvvigionamento di acqua potabile diventerà un problema primario anche nella nostra Provincia. Non è pensabile che in aree montane il costo integrale del servizio si basi sul principio del “full recovery cost”: per questo la Provincia si impegna a chiedere la discussione della Legge di iniziativa popolare relativa a diverse modalità di gestione del servizio idrico integrato.

11. Programmazione provinciale della rete scolastica

Occorre valutare con attenzione, nei tavoli d’ambito o di distretto, l’attivazione di nuovi indirizzi di studio, evitando l’inutile e dispersiva moltiplicazione degli stessi, potenziando gli indirizzi che abbiano concrete potenzialità occupazionali e allo stesso tempo che siano congruenti con l’idea guida dello sviluppo strategico provinciale (agricoltura, bioedilizia ed energia, turismo sostenibile, arti e mestieri) assicurando particolare attenzione e sostegno alle proposte delle zone più disagiate e periferiche della provincia. L’istituto agrario “Della Lucia” di Feltre viene riconosciuto come istituto di riferimento provinciale per la didattica e la ricerca nel settore dell’agricoltura e della biodiversità coltivata; va altresì sostenuto lo sforzo di Confindustria e della Provincia di Belluno per realizzare presso l’IIS “Negrelli-Forcellini” di Feltre il Digital Innovation Hub della Provincia di Belluno. La specificità bellunese deve tradursi in ambito scolastico nel riconoscimento delle peculiarità demografiche e territoriali. Va quindi perseguita la piena attuazione di quelle norme che prevedono deroghe per le realtà geografiche in cui non sono assolutamente applicabili i parametri di formazione delle classi fissati dalla normativa stessa. Il contingente di docenti annualmente assegnato alla provincia deve essere in tal senso adeguato. In ogni caso va data massima attenzione alle iniziative che introducono elementi di innovazione didattica e che contrastino i fenomeni di dispersione scolastica, presenti anche sul nostro territorio.

12. Assistenza tecnico-amnministrativa agli Enti locali

La Provincia di Belluno intensificherà quanto stanno già facendo altre Province a favore e a servizio dei Comuni del territorio per facilitare il superamento da parte loro delle piccole dimensioni demografiche e per sopperire alle loro principali necessità in termini di capacità operative e di svolgimento dei propri compiti istituzionali in modo efficiente ed efficace. La Stazione appaltante unica e alcuni “uffici comuni” già avviati possono rappresentare un buon punto di partenza. Ovviamente, l’impasse creatasi con le norme emergenziali di carattere nazionale, prima e dopo l’esito della riforma costituzionale del 2016, non consente di progettare adeguate risposte a tal fine, tuttavia la disponibilità esiste e va dichiarata in termini di leale collaborazione.

13. Servizi pubblici a rete: i futuri rapporti con i Consigli di bacino

Come del resto anche l’UPI Veneto ha ritenuto di segnalare, si ritiene coerente con l’attuale assetto degli enti di area vasta, un cui organo – l’assemblea dei Sindaci – risulta perfettamente coincidente con l’assemblea di bacino, assegnare direttamente alle Province il ruolo di autorità d’ambito per la regolazione dei servizi pubblici locali “a rete” (acqua, rifiuti, tpl) valutando anche una contestuale soppressione degli attuali organismi intermedi. La Provincia è un ente che rappresenta gli interessi generali della sua comunità territoriale e ne coordina lo sviluppo locale. Pertanto le funzioni che non possono essere esercitate a livello puntuale (del singolo Comune) devono essere esercitate dalla Provincia a livello di area vasta. Ciò va recepito nella legislazione regionale di settore.

14. Cura delle relazioni istituzionali con i territori montani contermini

La Provincia di Belluno partecipa attivamente ai seguenti organismi:

Comitato paritetico per i fondi dei Comuni di confine (FCC)
Fondazione Dolomiti Unesco, di cui sia pure nel periodo commissariale ha tenuto la presidenza del primo triennio
Fondazione Cortina 2021

Anche per arricchirsi di buone pratiche, dovrebbe essere maggiormente coinvolta dalla Regione Veneto nelle politiche interregionali, nazionali ed europee, rivolte ai territori montani.

 

15. Politiche transfrontaliere e fondi europei

La nuova programmazione dei Fondi Europei 2014/2020 poteva rappresentare una straordinaria opportunità per lo sviluppo socio-economico dell’intero territorio provinciale. Innumerevoli sono infatti i fondi, sia a gestione diretta che indiretta, che vedranno quali potenziali beneficiari, seppur in via non esclusiva, enti, imprese ed associazioni situate nella Provincia di Belluno. Ancora una volta però, come peraltro avvenuto nel precedente periodo di programmazione tali realtà sono costrette a rapportarsi con queste opportunità in modo frammentato e disarticolato e, cosa ancor peggiore, il territorio provinciale vede venir meno qualsiasi seria possibilità di sviluppo territoriale integrato di area vasta, vista la quasi completa assenza di una qualche specificità territoriale provinciale o sub provinciale nei piani operativi adottati. Se tale situazione può considerarsi scontata in riferimento ai fondi a gestione diretta non può certo dirsi altrettanto per i fondi a gestione indiretta dove tale situazione è frutto di precise scelte di programmazione da parte della Regione. Alla Provincia di Belluno e alla sua specificità non basta certo partecipare ai tavoli di partenariato, ai quali è invitata, ma serve una più stretta e strutturata connessione con le strutture regionali di riferimento. Anche per questo motivo la cooperazione con le realtà montane contermini non è riuscita a sviluppare le potenzialità che le competenze rafforzate della legge Delrio e le norme della L.R. 25 lasciavano intravvedere.

16. Cultura

La Provincia deve assumere un ruolo strategico di riferimento/coordinamento nel settore culturale anche per le potenzialità turistiche. In particolare si intende rilanciare il Museo Etnografico provinciale di Seravella come fulcro culturale e turistico della Provincia, ben consci che esso riveste il fondamentale ruolo di tutela e custodia delle tradizioni e dei valori stessi del nostro territorio. Esso dovrà porsi come uno dei centri di sviluppo dell’intera area provinciale; uno sviluppo che sia sostenibile, attento alla salvaguardia delle bellezze paesaggistiche e rurali di tutto il territorio bellunese e che abbia come punto imprescindibile di partenza la conoscenza e la valorizzazione della nostra cultura montana e agricola.
Nello specifico si lavorerà per permettere la realizzazione dei necessari interventi di manutenzione e restauro dell’intero complesso e per garantire la promozione del Museo stesso, aprendolo al territorio come suggestiva sede per attività di valorizzazione turistica, ma anche come punto di promozione e vendita dei prodotti tipici locali, prevedendo la possibilità di realizzare un punto ristoro. Fondamentale per il rilancio della struttura sarà offrire l’opportunità di un servizio di trasporto che transiti per il Museo, al fine di renderlo maggiormente accessibile ai flussi turistici.
Indispensabile sarà operare affinché il Museo Etnografico, assieme agli altri istituti culturali della provincia, diventi parte di una Rete Museale provinciale integrata, capace di programmare azioni comuni di salvaguardia, valorizzazione e promozione generale di tutta la provincia e dei suoi musei, con la programmazione di eventi culturali ed artistici, di mostre e di percorsi cicloturistici, itinerari naturalistici ed enogastronomici. Infine, un ruolo importantissimo deve essere assegnato all’attività didattica e divulgativa rivolta a bambini e ragazzi delle scuole, ma anche a tutti i nostri concittadini, perché è solo dalla conoscenza delle cose e dei tesori preziosi che il nostro territorio conserva, che può derivare l’amore, il rispetto e quindi la tutela e la salvaguardia di tutte le bellezze naturalistiche, culturali, artistiche presenti nella provincia di Belluno.
Fondamentale inoltre sarà salvaguardare e potenziare la rete delle biblioteche, vero e proprio fiore all’occhiello della nostra Provincia.

17. Rifiuti

Particolare attenzione merita il tema dei rifiuti che, a seguito della costituzione dell’Ente di Bacino provinciale, offre in prospettiva la possibilità di avviare ragionamenti nell’ottica del ciclo integrato nel perimetro del nostro Ambito. La L.R. n. 52 del 31 dicembre 2012 istituisce i bacini territoriali per la gestione dei rifiuti urbani, cui attribuisce funzioni di organizzazione e controllo diretto del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani attraverso i consigli di bacino. La successiva perimetrazione degli ambiti individua per la nostra provincia un unico ambito “per lo svolgimento delle attività connesse alle funzioni di programmazione, organizzazione, affidamento e controllo del servizio pubblico di gestione integrata dei rifiuti urbani”. Queste linee di indirizzo obbligano in prospettiva i Comuni ad individuare modelli pianificatori e gestionali tesi a superare l’attuale gestione frammentata degli RSU del territorio e ad una migliore pianificazione impiantistica e logistica funzionale agli obiettivi legati comunque al mantenimento di una gestione pubblica.
La società Dolomiti Ambiente, di proprietà provinciale, che gestisce il Maserot, rimane il punto di riferimento su cui implementare strategie per il trattamento anche di altre realtà merceologiche. A tal fine occorre che provincia e comuni analizzino a fondo il tema delle esperienze, partendo da quelle locali, verificandone costi, benefici ed applicabilità nel particolare territorio bellunese al fine di individuare percorsi di gestione del servizio nella logica dell’area vasta.
Tale ottica potrà perseguire, in prospettiva, gli obiettivi di:
unificare le gestioni esistenti, semplificando i soggetti e condividendo le strategie;
individuare un modello gestorio in grado di sostenere gli investimenti necessari;
sviluppare l’impiantistica di servizio nell’ambito del nuovo scenario di raccolta differenziata;

18. Sanità

Al di là delle deleghe in capo alla Provincia di Belluno, rimane determinante riuscire a mantenere gli attuali parametri dei servizi socio-sanitari, mantenendo invariati i parametri quali-quantitativi degli Ospedali di Lamon, Agordo, Pieve di Cadore, Belluno e Feltre, sfruttando l’occasione del nuovo Atto aziendale e, in prospettiva, delle nuove schede di dotazione ospedaliera, per costruire un modello sanitario e socio-sanitario a rete, in un’ottica di complementarietà fra gli ospedali, valorizzando le eccellenze esistenti e sviluppando a partire da queste le specifiche vocazioni di ogni plesso. Il ruolo dei servizi di urgenza ed emergenza medica, per garantire reale parità d’accesso a servizi spesso “salvavita”, deve diventare linea di indirizzo praticata soprattutto nelle aree più marginali. Ciò deve avvenire attraverso il capillare potenziamento e qualificazione sanitaria del trasporto rotabile e del servizio di elisoccorso.

 

STRUMENTI DI RACCORDO

Il più importante strumento di raccordo politico-istituzionale è senza dubbio l’assemblea dei Sindaci. L’esperienza finora maturata va migliorata (ne sarà organizzata almeno una al mese) per favorire una sempre più ampia visione, del Bellunese, come sistema montagna e area vasta specifica per un confronto costante sulle varie tematiche d’attualità.

A fianco dell’assemblea dei Sindaci opera il tavolo di rappresentanza territoriale denominato “Conferenza degli enti locali bellunesi” di cui all’art. 15 della L.R. 25. Anche questo organismo può rappresentare un’utile sede di confronto soprattutto per quanto riguarda la cooperazione interistituzionale (enti di prossimità e loro forme associative; ente di area vasta). Il confronto con le Associazioni di categoria e quelle sindacali si pone inoltre come obiettivo di condividere strategie e iniziative volte al perseguimento di una visione comune del territorio.

Con lo stesso spirito la Provincia non mancherà di rapportarsi con gli organismi pubblico/privati che la legislazione regionale contempla: in particolare oltre alla già citata Dmo, i due Gal e le due Ipa e di proporre, a questi tavoli, progettualità di area vasta.

La Provincia parteciperà a tutti i tavoli tematici interistituzionali che si formeranno a livello sia locale che nazionale. Oltre al già citato Comitato paritetico per i fondi dei Comuni di confine, anche la partecipazione come socio fondatore della Fondazione Cortina 2021.

Con il Consorzio BIM, la collegata società Sit Srl e il Centro Studi Bellunese la Provincia favorirà la ricerca di ogni più utile scenario di carattere collaborativo al fine di valorizzare le rispettive competenze e di evitare duplicazioni di attività.

Un cenno infine al mondo del volontariato che, per quanto riguarda sia la protezione civile sia l’escursionismo d’alta montagna (CAI), ha sempre trovato nella Provincia un’interlocutrice di prim’ordine e che nel prosieguo dovrà comunque mantenere tale vitale rapporto, pur nelle enormi difficoltà finanziarie che sussistono nei confronti di questo ambito della società civile.

 

UNA CONCLUSIONE DI METODO

L’impegno del candidato Presidente sarà rivolto alla ricerca della più ampia unità d’intenti tra tutti i livelli di governo locale, interagendo con l’opinione pubblica per realizzare un dialogo costruttivo, tempestivo e trasparente con la Stato, il Parlamento, il Governo, la Regione allo scopo di rilanciare le funzioni assegnate alla Provincia montana di Belluno dalla legge Delrio e dallo Statuto della Regione del Veneto. Fondamentale sarà l’appoggio che il Consiglio provinciale e l’assemblea dei Sindaci esprimeranno a tale proposito, per cui a loro – fin d’ora – va gratitudine e riconoscenza per il comune impegno civico che insieme porteremo avanti.

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