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Autonomia. Azzalin: “Ciambetti ha poca memoria, a sbarrare le porte all’autonomia a Roma fu il ministro Zaia”

Ago 29th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

 

Graziano Azzalin – consigliere regionale Pd

“Leggiamo con stupore l’intervento di oggi del presidente Roberto Ciambetti a proposito del referendum sull’autonomia, in cui ribadisce che la volontà del Veneto di trattare si è scontrata con il no di Roma, che ha fatto sempre trovare le porte sbarrate. Ciambetti però dimentica che quando poteva essere approvata la proposta, gli ‘uscieri’ si chiamavano prima Zaia e poi Galan, entrambi ministri del governo Berlusconi-Bossi”.

Così il consigliere del Partito Democratico Graziano Azzalin risponde a distanza alle parole di Roberto Ciambetti a proposito delle ragioni che hanno portato il Veneto a scegliere la via referendaria per chiedere maggiore autonomia, a differenza dell’Emilia Romagna che ha invece optato per un dialogo con il governo.

“Mi sorprende la mancanza di memoria del presidente del Consiglio, anche perché siede tra i banchi di Palazzo Ferro Fini da oltre dieci anni e dovrebbe ricordare come sono andate le cose”, insiste Azzalin, aggiungendo una breve cronistoria.

“A dicembre 2007, dopo un lungo lavoro tra maggioranza e opposizione, il Consiglio, con 53 voti favorevoli su 55 presenti, dette mandato a Galan di negoziare con Roma ulteriori competenze legislative e amministrative in 14 materie. Pochi mesi dopo, però, cadde il governo Prodi e con Berlusconi e Bossi a Palazzo Chigi, sedicenti paladini del Veneto e del Nord, di autonomia non si è più parlato. Eppure quale occasione migliore per andare avanti con la trattativa, visto che nel frattempo Zaia era diventato ministro? Le condizioni erano ideali per il centrodestra: un governo amico, con un ministro che era stato vicepresidente della Regione durante la stesura del provvedimento per chiedere l’autonomia differenziata. E invece tutto è rimasto nel cassetto”.

“Una ricostruzione seria non può prescindere dal ruolo di Zaia, che meritava l’Oscar come attore non-protagonista per non aver mosso un dito: nel 2010, quando è stato eletto governatore scambiandosi la poltrona con Galan passato a Palazzo Chigi, poteva far ripartire l’iter della trattativa ma non l’ha fatto. Evidentemente la Lega si ricorda dell’autonomia solo quando c’è un governo di centrosinistra, a testimonianza di quanto sia strumentale questa battaglia. Una battaglia oltretutto inutile, perché non può prescindere dalla trattativa con Roma ed estremamente costosa”.

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