Wednesday, 20 September 2017 - 15:03

Domenica 3 settembre 20.30 all’ex cinema Alpino di Tambre ultimo appuntamento con l’edizione estiva del Mese del Libro

Ago 28th, 2017 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Sarà il cortometraggio intitolato “Tra il cuore e l’ascella” diretto da Eros De Bona a concludere domenica 3 settembre l’edizione estiva del Mese del Libro in Alpago. Alle 20.30, all’ex Cinema Alpino a Tambre, andranno in scena le aspirazioni d’amore e di un futuro migliore di un giovane emigrante degli anni ’60 che da un’isolata valle montana della provincia bellunese (la Valturcana) va a lavorare come muratore stagionale in Svizzera.

Tratto da un racconto dello scrittore Antonio G. Bortoluzzi, il docufilm, interpretato da Marco De Martin Modolado e da un gruppo di attori bellunesi, racconta la malinconia, il dramma ma anche la comicità di un’Italia rurale e giovane lanciata verso la modernità.

Antonio, nei tuoi romanzi e racconti hai scritto della vita contadina di montagna del ‘900 e dei giorni nostri, ora lasci tutto per il cinema?

“Certo che no. Anche se un film, un racconto e perfino una canzone sono sempre delle narrazioni. In questo caso è anche una faccenda d’amicizia: con il regista del cortometraggio Eros De Bona condivido il lavoro in fabbrica e la passione per i nostri luoghi, mentre con l’attore Marco De Martin abbiamo avuto delle belle collaborazioni in cui ha letto alcuni brani tratti dai miei libri. E però le vicende piccole, private, quelle della gente comune sono sempre al centro, sia sulla pagina che in questo film in bianco e nero. “Tra il cuore e l’ascella” è stato un racconto segnalato al Premio Frontiere-Grenzen nel 2009 ma prima ancora è un fatto accaduto davvero. Un episodio che intreccia dramma e comicità e secondo me mostra, con una nuova angolatura, l’emigrazione degli anni ’60, la giovinezza, i sogni, le umiliazioni e forse il riscatto e la forza di andare avanti”.

Eros, anche tu sei stato un emigrante. Che cosa ha significato per te, come regista, la realizzazione di questo cortometraggio?

“Sono stato emigrante in Germania anch’io, come buona parte di noi longaronesi. Quando ho letto il racconto di Antonio ne sono rimasto colpito e cosi gli ho proposto di scrivere la sceneggiatura assieme. La storia vissuta dal protagonista in parte è anche la mia esperienza fatta di partenze e ritorni, di saluti e di dispiacere nel lasciare i propri cari e la propria terra. Il cinema e la regia mi sono sempre piaciuti, ma non sono un regista da monitor o megafono, preferisco stare in “macchina” come si dice in gergo. Con gli attori e tutto il cast c’è stata da subito una grande intesa. Sono rimasto impressionato dalla bravura e preparazione di tutti gli attori di teatro che si sono subito adattati alla recitazione per il grande schermo e ringrazio tutte le persone che hanno collaborato con tanto entusiasmo”.

Marco, sei l’attore protagonista, hai studiato recitazione a Torino lasciando la provincia e un lavoro sicuro per andare nella grande città.  Cosa ci puoi dire del richiamo a interpretare una storia della tua terra?

“Belluno e la sua provincia sono insostituibili. Il richiamo della mia terra è forte ma la scelta di emigrare in una grande città è stata dettata dal esaudire un sogno di fare della mia passione una professione un po’ come il protagonista del cortometraggio, e si sa che i sogni richiedono sacrifici.
Io stesso sono un emigrante e sono figlio di emigranti. La città dove vivo ora è piena di queste storie. Molti veneti e persone del sud sono venuti a Torino per lavorare e parlando con loro molti aspetti di queste vite si assomigliano. Purtroppo ancora oggi molti giovani sono costretti ad abbandonare le proprie radici per cercare fortuna altrove. Gli anni sono passati ma le storie si ripetono”.

L’evento è in collaborazione con ABM-Bellunesi nel mondo.
Tutti le informazioni sulla pagina Facebook Mese del Libro.

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