Monday, 23 October 2017 - 17:17

La prima grana della giunta Massaro 2. La società Alpe del Nevegal chiede 100mila euro al Comune di Belluno per aprire gli impianti sciistici

Ago 12th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

“Se il comune non interviene per aiutarci si chiude”. Lo ha detto in una intervista alla stampa locale Maurizio Curti, presidente della società Alpe del Nevegal che gestisce gli impianti del Colle bellunese. Pare che la cifra richiesta per garantire l’apertura degli impianti invernali sia sull’ordine di 100mila euro.
La notizia è rimbalzata sui gruppi Facebook, dove immediata è arrivata la replica: “Ero un artigiano non ho avuto aiuto da nessuno e ho chiuso”.

L’interrogativo, dunque, al quale dovrà dare risposta l’amministrazione Massaro entro il 10 settembre (è questo il termine richiesto dalla società per poter assicurare l’apertura) è il seguente:

è giusto finanziare con 100mila euro di denaro pubblico la stagione invernale 2017-2018 del Nevegal?

La decisione spetta alla politica, ai rappresentanti eletti dai cittadini. Ci sarà chi è a favore chi contro. Noi possiamo solo analizzare la situazione sulla base dei fatti.
Per quanto riguarda il dato economico, ad esempio, non si può dimenticare che la struttura per anziani Villa Bizio Gradenigo di Cavarzano, che ospitava mediamente 30-40 persone venne chiusa perché la giunta della precedente amministrazione, sempre a guida Massaro, ritenne troppo oneroso per il Comune di Belluno l’uscita di 100mila euro l’anno (ironia della sorte anche qui si parlava di 100mila euro) necessari a garantirne il funzionamento. Così, dopo lo sfratto degli anziani, oggi la struttura è in stato di abbandono.
Sulla questione “tecnica” dell’innevamento in Nevegal, invece, non si può non osservare come tutti gli indicatori e i dati statistici dicano che la cosiddetta “quota neve” è destinata ad innalzarsi e ogni anno i giorni di permanenza della neve sui monti sia sempre minore. E dunque è una guerra persa a tavolino voler innevare artificialmente quote relativamente basse o esposte al sole.

Alcuni dati.
Nella stazione di Arabba a 1.630 metri di quota, la neve permane mediamente per 154 giorni (160 giorni nel periodo 1921- 1960). A partire dagli anni ’80 inizia una graduale diminuzione delle giornate con neve al suolo, con addirittura 60 giorni in meno nell’inverno 1981 e 89 giorni in meno nel 2002. Con eccezione della stagione 2001 che totalizzò 186 giorni di neve al suolo.
A 1200 metri circa, le diminuzioni sono impressionanti, con valori di -56/-72% a Cortina d’Ampezzo e di -48/-63 % in meno a Falcade nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Il mese di febbraio è diventato particolarmente povero di neve alle quote medie delle Dolomiti (-65%) , seguito da gennaio (-58%) e da marzo (-52%). In quota, a 2100 m, la situazione è migliore, anche se è confermata la diminuzione delle precipitazioni nei tre mesi sopra indicati, con febbraio che presenta il maggior decremento (-58%) seguito da gennaio marzo con il 40 % in meno.
(fonte: http://www.aineva.it/pubblica/neve50/7_valt/valt4.html).

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7 comments
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  1. La solita triste storia: ora si chiedono contributi pubblici per coprire le perdite o, peggio, per far fronte agli investimenti, dopo aver acquistato la società, impianti e concessioni praticamente gratis.
    Ma il gruppo di imprenditori soci della società non lo sapeva già all’inizio dell’avventura che erano necessari grossi investimenti per poter rilanciare in Nevegal?
    Penso che il Comune è meglio si occupi della città, delle scuole, delle frazioni, delle strade, e non di investire sulla società che gestisce gli impianti del Nevegal, che è una società privata.

  2. Se chiudono gli impianti chiude il Nevegal intero con forte riflesso negativo su tutta l’area. Rilevare gli impianti è stato un’atto d’amore per il proprio territorio, non un investimento. Quanto al resto, non ci sono più le ere glaciali di una volta che duravano milioni di anni. Oggi durano solo qualche decennio, neanche fossero made in China (LOL)

  3. Ogni anno la stessa storia, lo stesso teatrino, ogni anno a supplicare aiuti economici. Siamo sicuri che la gestione sia sempre stata efficace ed efficiente? Siamo sicuri che vengano profusi tutti gli sforzi per un colle ormai inevitabilmente preda del cambiamento climatico mondiale? Sono anni che le cose procedono in direzione negativa e balle sentimentali a parte, la visione lungimirante di un imprenditore dovrebbe spingere verso la chiusura o il ridimensionamento dell’area impianti, magari dando più spazio all’odiato scialpinismo o alle ciaspole. Ma tanto il sindaco appena eletto, per non perdere consensi, sborserà i soldi e continuerà a multare gli amanti delle pelli di foca. Allora mi domando, perché aiutare il colle e non altre aziende? Perché nessuno controlla come vengono gestiti mezzi e impianti? I soci del Nevegal cosa fanno esattamente ? I cittadini sono stufi di fare da cerotto ad una ferita inguaribile.

  4. Mi piacciono quelli che commentano coperti da nikname 🙂 . Sono dei cuori di leone 😀

  5. A me non piacciono quelli che commentano per sei righe senza prendere una posizione utile, dicendo tutto e niente. Ad ogni modo Signor Perin, l’atto d’amore di cui parla, è una attività economica bella e buona, non un parco giochi gratuito. Ha dei costi che guarda caso ogni anno qualcuno vuol far ricadere X sui cittadini. Cittadini che conti alla mano hanno ampiamente espresso preferenze per altre stazioni sciistiche. Allora è un atto d’amore di chi? Di qualche socio che magari si è reso conto di aver sbagliato investimento? I costi sono enormi a quanto pare. Ad un certo punto i sentimenti lasciano spazio all’imprenditoria e ad una presunta capacità di gestione. Se lei è felice di pagare per qualcosa che accumula solo debiti, buon per lei.
    Buona domenica!

  6. Sig. Maxfff, non so di che cosa si occupa o si è occupato lei nella sua vita. Io per professione mi sono occupato per anni di impianti sciistici. Conosco abbastanza la materia per poter dire che di impianti che stanno in piedi da soli nell’arco alpino, versante di casa, ce ne sono pochissimi. Quindi il Nevegal non è l’eccezione, è la regola. Lei ha mai investito in tali attività? se si firmasse col nome e cognome magari si potrebbe capire se si ritiene a ragione un luminare in gestione economica di impianti sciistici o se invece è il solito tuttologo ( el quaquaraquà de na olta ) . Buon ferragosto 🙂

  7. Mi dispiace signor Perin che lei non abbia capito il punto. Non si tratta di chi ha più o meno esperienza nel settore. Sono contento che lei abbia lavorato sugli impianti sciistici, le fa onore, è un lavoro Impegnativo, ma io esprimo solo un pensiero da cittadino e contribuente. Se avessi una mia attività privata e fossi in perdita, come spesso si sente in tempi di crisi, avrei due scelte. Chiudere o indebitarmi ulteriormente. Ma entrambe le scelte non richiederebbero un intervento pubblico a scapito della comunità. Provi a ragionare anche lei, il Nevegal è destinato a un lento ed inesorabile spegnimento e sia chiaro, il lo amo come luogo, ma lei ha fatto il conto di quanti sono i giorni di totale fruibilità delle piste? Ha mai sciato il lunedì mattina ?Possiamo ogni anno sperare nelle nevicate naturali senza fare affidamento su un carente impianto di innevamento ? Suvvia sono sicuro che anche lei riesce a capire che non sarebbe corretto continuare a impegnare il Comune con denaro pubblico nei confronti di una società PRIVATA e composta da soci più o meno benestanti. Capisco che dia fastidio sentirsi controllati, ma qualcuno dovrebbe fare un bilancio sulla reale remunerativitá di una attività economica perche le piaccia o meno, quando si parla di denaro signor Perin, si parla di costi e ricavi e l’amore passa in secondo piano.

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