Monday, 23 October 2017 - 17:13

43ma Alpe del Nevegal al via. La cronoscalata è valida per il Campionato Sociale 2017 dell’ACI Belluno

Ago 11th, 2017 | By | Category: Eventi, sport, tempo libero, Riflettore

Mario Facca al volante della Porsche nel 1973

Si disputa, da venerdì 11 a domenica 13 agosto, la 43^ Alpe del Nevegal, cronoscalata automobilistica organizzata dall’Associazione sportiva Tre Cime Promotor e valida per il Trofeo Italiano Velocità Montagna. I protagonisti della corsa, che come vuole la tradizione sono annunciati numerosi e qualificati, proveranno a migliorare il record del percorso di 5500 metri che da Caleipo si inerpica all’Alpe in Fiore, stabilito nel 2015 dal trentino Christian Merli, su Osella FA 30, in 2:29:20. L’Alpe del Nevegal nacque nel 1954 come gara “sociale”, cioè aperta ai soli soci dell’Automobile Club Belluno. La prima edizione si svolse il 12 settembre con partenza da Caleipo e arrivo, su un terreno del tutto sterrato, alla Colonia Miari. Si iscrissero 24 soci dell’Automobile Club Belluno; ne partirono e classificarono in 23. Vinse Giovanni Zuliani su Lancia Aurelia 2000 con un tempo di 6’50’’. Ma tutti i piloti bellunesi si presentarono al via: per limitarci ai più noti, ricordiamo Mario Facca, Berto e Guido Gidoni, Massimo Ferrazzi e Gian Battista Arrigoni. Vi partecipò anche una donna, la contessa Teresa Miari Fulcis (su Fiat 500 C, l’ultima serie della Topolino, che completò la gara in 9’50”). La vettura più interessante fu un’ ISO 250, meglio nota come Isetta, oggi pregiatissimo pezzo da collezionismo. Per presentare l’edizione 2017 della gara, ricca di tradizione e “storia”, l’Automobile Club Belluno, che della “Coppa Alpe del Nevegal”, nel periodo 1954-1973, è stato l’ideatore ed organizzatore ripropone un interessante articolo, tratto da “Le vie del Veneto”, periodico degli Automobile Club del Veneto, pubblicato nel 1958, in occasione della seconda edizione della cronoscalata “Belluno-Nevegal”.

 

“Quando nel 1954 l’Automobile Club di Belluno, che allora poteva contare su quel grande numero d’attrazione che era (ed è rimasta nel ricordo) la Coppa d’Oro delle Dolomiti, programmò la prima edizione della Coppa automobilistica Nevegal, qualcuno pensò ad un’impresa… da pionieri. In effetti quattro anni orsono le strade d’accesso ai colli bellunesi erano in condizioni precarie, tali – comunque – da non invogliare eccessivamente gli automobilisti a percorrerle, in gara specialmente. Ma negli scopi dell’Automobile Club c’erano due ragioni fondamentali: organizzare, cioè, una competizione riservata esclusivamente ai corridori locali, istituendo una specie di campionato sociale, e offrire una “novità” capace di inserirsi validamente nel quadro delle iniziative, già da quel tempo in fermento, per la valorizzazione del Nevegal.

La gara ottenne un discreto successo. Negli anni seguenti non fu però ripetuta, in attesa di epoca migliore. Quest’epoca è ora giunta, soprattutto in virtù dei notevoli lavori di miglioramento eseguiti su tutto il tronco che dal capoluogo della provincia del Piave conduce alla piana del Nevegal, lavori di allargamento, rettifica, sistemazione del fondo, asfaltatura. Oggi la strada del Nevegal è completamente a posto e attraverso di essa il traffico, anche quello pesante, può smistarsi con facilità, sicurezza, comodità. Sono codesti i motivi che hanno indotto la presidenza e la Direzione dell’Automobile Club a far inserire in calendario la seconda edizione della Coppa “Nevegal”, subito – per le sue nuove caratteristiche – promuovendola a prova valida per il Campionato Triveneto conduttori. Un bel salto, non c’è che dire; ma il successo di quest’anno ha indotto gli stessi partecipanti a chiedere che nel 1959 la competizione assuma una veste ancora più importante: e si pensa, perciò, al calendario nazionale.

Il percorso della II^ Coppa Nevegal era di km 5,800, con un dislivello di 550 metri e pendenze variabili fra il 6% e il 13 % circa. Alle condizioni di… comodo offerte dal fondo del tracciato (benché la recente bitumatura facesse sì che parecchio ghiaino fosse ancora in sede) hanno fatto da contropeso, per mettere a prova motori e piloti, le difficoltà delle numerose impegnative curve e la ripidità del tracciato.

Due le categorie ammesse, suddivise nelle varie classi: la Turismo e la Gran Turismo. La presenza in gara del campione italiano della 750 Ernesto Prinoth di Bolzano, ha costituito subito, di per sé stessa, un elemento di attrattiva; e Prinoth, come c’era da attendersi, ha sbaragliato il campo, piazzandosi al primo posto della classifica assoluta con tempo di 5’’9″”/5 (media km 67,485), precedendo il veronese Giacomo Moioli su Maserati 2000 (tempo 5’15”), l’altro veronese Largaioli su Alfa Romeo T.I., il veneziano Crivellari su Alfa Romeo T.I., il padovano Petrobelli su Alfa Romeo T.I., il veneziano Foscari su Fiat Zagato 103, ecc.

Hanno partecipato alla competizione concorrenti di Belluno, Padova, Bolzano, Verona, Venezia, Trento, Vicenza, Udine con una consistenza quantitativa e qualitativa di rilievo, espressione efficace dell’interesse che la “Coppa Nevegal” ha destato negli ambienti automobilistici delle Tre Venezie.

Prinoth, dicevamo, è stato il migliore in senso assoluto. Ma non si debbono dimenticare le buone prestazioni offerte dal bellunese Mario Facca (Renault 750), dal padovano Antonio Petrobelli (Alfa Romeo Giulietta T.I.), dal veronese Largaioli (Alfa Romeo), dal trentino Romano Galasso (Fiat 500), dal bellunese Alberto Gidoni (Fiat 1100), dal bolzanino Giovanni Kerschbaumer (Fiat 500 G.T.), dal veneziano Alvise Foscari (Fiat 103 Zagato), dal succitato Giacomo Moioli (Maserati 2000) che si sono imposti nelle rispettive classi.

Una manifestazione riuscitissima, sia sotto il profilo tecnico, sia sotto il profilo organizzativo e propagandistico. Tutti sappiamo quanto bisogno ci sia di avere, da gare di questo genere, indicazioni probanti anche per quanto riguarda la sicurezza dei concorrenti e degli spettatori. Questa sicurezza la Coppa Nevegal l’ha offerta, in pieno.

Merita, dunque, diritto di cittadinanza nel calendario automobilistico italiano, fra le classiche del genere. D’altra parte questa seconda edizione può, in sostanza, considerarsi la prima, ed è perciò un punto di partenza. Il futuro dovrebbe darci ragione”.

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