Friday, 22 September 2017 - 08:21

Lago di Valle di Cadore: le precisazioni degli uffici regionali sulle competenze

Lug 6th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Bacino di Valle di Cadore

A seguito di alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale, in relazione alla gestione degli invasi idrici nel territorio bellunese, in particolare sullo svaso del lago di Valle di Cadore, gli uffici della Regione del Veneto intervengono per alcune precisazioni.

“Nell’autorizzazione di quest’attività di svasamento – recita la nota – la Regione non ha avuto alcun ruolo, né vi ha partecipato, in quanto la competenza su quello sbarramento è dell’Ufficio Dighe (ministeriale) di Venezia. Non è quindi competenza della Regione formulare alcuna valutazione sulle modalità di conduzione dell’attività.

Con la legge 584/1994 e l’attuazione della legge Bassanini del 1998 la Regione ha acquisito la competenza su alcuni invasi e quindi anche alla autorizzazione dei relativi progetti di gestione. Con deliberazioni n. n. 735 del 9.4.2002 e n. 138 del 31 gennaio 2006 la Giunta Regionale ha approvato le disposizioni che regolano il procedimento di propria competenza.

In sintesi, è previsto che a monte dell’autorizzazione sia svolta una conferenza di servizi a cui sono chiamati a partecipare anche i Comuni, la Provincia ed ARPAV. La conferenza di servizi è il luogo in cui si raccolgono e si fa sintesi di tutti i pareri, indicazioni e prescrizioni dei soggetti titolati per poi procedere con il provvedimento di autorizzazione o diniego della richiesta.

Per quanto riguarda il tema specifico – spiegano gli uffici – le modalità di autorizzazione dei progetti di gestione degli invasi si è col tempo andata affinando e migliorando; in ogni caso, l’Amministrazione regionale tiene in alta considerazione le valutazioni effettuate da Comuni e Provincia che normalmente partecipano alle attività della conferenza di servizi. Inoltre nella fase istruttoria sono solitamente coinvolti, tramite la Provincia, anche i Bacini di Pesca al fine di coordinare le attività ed evitare, o almeno contenere, i danni alla fauna ittica.

Ovviamente sono prescritte analisi dei sedimenti che andranno a mobilitarsi con le attività di fluitazione oltre che un costante monitoraggio della qualità dell’acqua nel corso e subito dopo lo svolgimento delle operazioni. Alla fine delle attività sono previsti svasi con acqua pulita per facilitare la rimozione dei sedimenti nel tratto a valle dello scarico. Le acque che escono dagli scarichi dei bacini durante queste operazioni – viene ricordato – devono infatti rispettare precisi limiti qualitativi in termini qualitativi e di concentrazione dei sedimenti.
Così è avvenuto, per esempio, nel 2015-2016 quando analoga attività è avvenuta per il lago di Vodo ove i sedimenti provenienti dalla triste frana di S. Vito di Cadore avevano creato condizioni di pericolo per la sicurezza idraulica oltre che di difficoltà operative per il gestore. In tale occasione non si sono avute rimostranze o osservazioni sulla conduzione delle operazioni.

Al riguardo è poi utile ricordare che questo tipo di attività hanno avuto a partire dalla fine degli anni ‘70 sino all’inizio degli anni 2000 una fase di blocco conseguente ad un decreto ministeriale che, classificando i sedimenti come rifiuti, ha creato una condizione di sostanziale impossibilità a procedere con gli svuotamenti. In conseguenza di ciò gli invasi si sono interrati, anche bloccando gli scarichi di fondo con conseguenti difficoltà operative e rendendo più “onerose” per l’ambiente le operazioni da svolgere per ripristinare i volumi utili”.

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