Friday, 14 December 2018 - 09:29

Il sorriso rassicurante e sincero dei boschi

Giu 11th, 2017 | By | Category: Prima Pagina

Ecco, si ritorna a far trekking montano sulle belle vette del Bellunese. La montagna è sempre uguale, non muta: la ritrovo come l’ho lasciata una decina di giorni fa. Siamo noi poveri esserini indifesi a mutare, sempre più vittime passive dello stress e dell’andirivieni cittadino.
Finalmente si torna all’oasi di pace. Pace? Non mi pare proprio! – dice il mio amico G* e continua a lamentarsi seduto al tavolino del bar della piazza, inveendo contro le orde di turisti della domenica che cercano già il refrigerio dal caldo di giugno e arrivano coi loro roboanti motori.
La montagna sa che a breve arriverà l’ondata di vacanzieri: si prepara coi garni prenotati, i centri benessere già con lista d’attesa, le baite e i rifugi con le dispense colme di vivande e bibite.
Non so se faccio parte di questa schiera,io come molti altri che saliamo dalla città nei week end o una/due settimane per sconfiggere il caldo agostano. Agosto è molto in là ancora, ma io sento già l’aria di vacanza e vado volentieri a trovare gli amici. Alle otto oggi siamo già in piazza per la colazione: il sole splende e il cielo è senza nubi. L’ideale per un ottimo relax e per liberarsi dalle tossine dell’aria urbana.
Ma oggi è un giorno particolare? Ah sì dico io, che succederà mai qui in montagna? Rispetto al viavai della città di pianura questa è un’oasi di pace. Eh ma questa domenica è giorno di voto a Belluno. Così mi dice G* e mi fa capire che la lotta sarà all’ultima …scheda: fino alle 23 si può andare a votare. Sua moglie, L*, è stata nominata ai seggi elettorali per cui non può cogliere l’occasione di questa meravigliosa escursione.
Si rifarà domenica prossima …e chissà se si dovrà preparare per l’altra ancora e per il ballottaggio: difficile prevedere l’esito delle elezioni. Nel mentre che addento la brioche più gustosa del bar dopo averla inzuppata nel cappuccino più bollente della vallata, G* mi dice che lui, il suo dovere di elettore, l’ha già assolto. Gli chiedo a quale candidato sindaco abbia attribuito il suo voto, ma mi dice sorprendentemente che il voto è segreto e non si può rivelare. Aggiunge però subito che tra i magnifici sette, solo uno è quello che meritava la fatica di alzarsi alle 6:30 prendere la propria tessera elettorale e recarsi al seggio. Cerco di distrarlo, perché quando inizia a parlare di politica, non smette più e rischia di sciuparmi la colazione.
Gli indico le vette che brillano nel sole che già le sta avvolgendo: splendide, austere e invitanti.
Saremo lassù tra un paio d’ore – mi dice – e fa cenno al cameriere del conto. Prende un secondo caffè, quello della staffa, paga e ci mettiamo in cammino. Dopo la poesia delle cime, ecco la prosa dei cartelloni e manifesti elettorali nel piazzale antistante al bar: sette sorrisi per sette volti diversi. Promesse? Settanta volte sette.
Chi vivrà vedrà. Noi intanto ci lasciamo affascinare dal sorriso dei boschi appena fuori dell’abitato, del tutto rassicurante e, soprattutto, sincero.

Bruna Mozzi

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