Thursday, 18 January 2018 - 22:03

I favolosi anni ’70

Mag 30th, 2017 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

“Don Lorenzo Milani diventa famoso per l’obiezione di coscienza. I preti militari definiscono vili gli obiettori. L’ubbidienza non è più una virtù dice don Milani e viene confinato a Barbiana, un borgo sperduto delle Diocesi di Firenze. I figli leggono, guardano la tv, non sono più subordinati ai genitori. Bertolt Brecht e Dario Fo diventano un fenomeno di massa. Cambia anche la musica leggera, da Nilla Pizzi che canta Son tutte belle le mamme del mondo (prima al Festival di Sanremo del ’54), nel 1966 arriva Caterina Caselli con Nessuno mi può giudicare che anticipa le grandi battaglie per la parità. Il processo di liberazione, insomma, attraversa tutta la società”.
Lo ha detto dal palco del Teatro comunale Egidio Fiorin, leader bellunese di Fronte Unito nel ’68 e fondatore nel 1985 di Edizioni d’Arte Colophon, alla Tavola rotonda sui “Favolosi anni ’70: miti e contraddizioni” che si è tenuta domenica scorsa all’interno della rassegna “Stefano Cattarossi a teatro, pittura e ribellione”.
“Nel 1977 all’Università La Sapienza di Roma – prosegue Fiorin – c’è la contestatzione di Luciano Lama, leader della Cgil dagli studenti dei gruppi Indiani metropolitani e Autonomia operaia. L’altro episodio che racchiude la messa in discussione del vecchio concetto di autorità sono le dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone il 15 giugno 1978. La contestazione interessava anche il mondo dell’arte. Alla Biennale di Venezia in quegli anni gli artisti chiamarono gli operai del petrolchimico a manifestare insieme”.
Diego Cason, sociologo, ha ricordato la cornice nella quale si muoveva la contestazione giovanile. “Due furono le spinte, il boom economico e nel 1964 il baby boom ossia quello delle nascite. C’è una forte crescita occupazionale. Nell’industria gli operai crescono di un milione di unità. Il protagonismo dei lavoratori e degli studenti nella società determina una nuova visione. Nel Bellunese nel ’63 con la legge speciale sul Vajont, si sviluppa l’industria. Nel 1970 viene approvato lo Sattuto dei lavoratori, nel 1971 la Corte costituzionale cancella il divieto di pubblicizzare gli anticoncezionali. Anche l’universo femminile si evolve, nel 1975 c’è la riforma del diritto di famiglia e i due referendum per mantenere la legge sul divorzio e l’aborto. Il paradosso di quell’epoca sta nella guerra in Cambogia dal 1975 al 1979 con Pol Pot. Allora leggevamo solo i testi che ci davano ragione. Bastava leggere quello che scriveva Tiziano Terziani nei suoi reportage per sapere come stavano davvero le cose. Per me gli anni ’70 – ha concluso Cason – si riassumono in tre parole: moplen, lavatrice e registratore portatile”.
L’avvocato Francesco Rasera Berna ha ripercorso i momenti più significativi degli anni ’70. “Avvennero una serie di cambiamenti e conquiste che oggi possiamo sognarci. E anzi oggi sono in discussione, quando non sono state smantellate. La spaccatura si manifesta nel ’77 con la cacciata di Lama dall’Università La Sapienza. Anche a Belluno c’è qualche episodio di intolleranza. Nel marzo del ’77 nel movimento studentesco bellunese vi sono due anime. Quella di chi teorizza l’operaio sociale e di chi cerca il rapporto con la classe operaia tradizionale, che però in quel momento non ci sente. Studenti e operai qui non hanno mai manifestato insieme, nemmeno al corteo nel ’79 per l’uccisione del sindacalista Guido Rossa. Abbiamo una parte di studenti che non si interessa della difesa dello Stato e anzi non ha in antipatia chi lo vuole abbattere, e un’altra parte che si schiera a difesa dello Stato democratico. E la gran parte degli studenti che sceglie di andare a ballare. Un decennio che inizia con tutti noi che siamo dalla parte del Viet-Nam e finisce con la Cina che invade il Viet-Nam che aveva invaso la Cambogia per cacciare Pol Pot”.
Severino Speranza, ex sindacalista, ha parlato del clima di quegli anni. “L’industrializzazione del dopo Vajont aveva creato una vivacità, una partecipazione che prima non c’era. Il tasso d’iscrizione al sindacato nelle fabbriche era del 70 – 80% e alla sera, cessato il turno in fabbrica c’erano molti operai che frequentavano le sedi del sindacato. Si dialogava con gli studenti fino alla prima metà degli anni ’70. Poi il terrorismo ci ha costretto a giocare in difensiva”.
Sul palco c’era anche Maurizio Bortolon, testimone di quegli anni e autore del libro autobiografico “Ecce homo. Il tramonto dell’umanità”, dal quale sono state ricavate le letture riferite a Stefano Cattarossi, curate da Nanni Dorigo. Conduttrice della tavola rotonda Valeria Benni.

(rdn)

 

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