Tuesday, 23 January 2018 - 18:00

Cosa resta della Patria * di Sante Rossetto

Mag 23rd, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Sante Rossetto

Nei vichiani corsi e ricorsi l’epoca che stiamo attraversando ha le peculiarità dell’età ellenistica. Lì avevamo la scomparsa della “polis” greca che aveva creato il grande pensiero filosofico; qui la cancellazione delle nazioni (e in parte anche degli Stati). Il cittadino greco senza la sua patria era diventato suddito delle nuove monarchie seguite alle conquiste di Alessandro il Grande; oggi la persona, o l’individuo, non si riconosce più nella propria bandiera (al massimo se ne ricorda malamente per gli avvenimenti sportivi), ha dimenticato il senso profondo dell’inno nazionale, ha perduto il senso di una propria appartenenza e si sente in balìa di poteri occulti che lo tengono quasi prigioniero in una rete di lacci invisibili di cui non può liberarsi.
A che cosa e a chi fa riferimento un europeo di oggi? Al proprio Stato dilaniato spesso tra lotte intestine e partitiche? All’Europa, che è poco più che un nome e una realtà fumosa? Il suddito ellenistico aveva ritrovato se stesso nel concetto di cosmopolitismo. Niente più Atene o Sparta, ma il mondo come patria.
Un individuo dell’Europa attuale si riconosce in una qualche forma di cosmopolitismo? Il concetto di patria, che era fino alla seconda guerra mondiale uno dei valori indiscussi di ogni Stato europeo, oggi è svanito. E sembrano profetiche le parole di quel poeta che scriveva “La mia patria è là dove si vive”. Le migrazioni attuali ne sono una concretizzazione.
Altro trait d’union tra ellenismo ed età contemporanea è il sincretismo. Di religioni, di valori, di culture. Dalla “rivoluzione” uscita dalle conquiste del Macedone il mondo antico trovò, nonostante le ultime inutili resistenze delle poleis greche, una nuova struttura. L’uomo, non più cittadino, rivolse la sua attenzione al suo “particulare” visto che a comandare ora non era più lui con le assemblee cittadine, ma il sovrano. La filosofia, con stoicismo, epicureismo e scetticismo, si occupò dell’etica tralasciando la metafisica.
Oggi abbiamo perduto antiche certezze, da quelle politiche a quelle morali. La politica si è svincolata dall’etica, come ben dimostrano gli avvenimenti che stiamo vivendo. Ognuno si sta chiudendo su sè medesimo con il risultato che dietro l’angolo è in agguato un senso di sfiducia e di egoismo che guarda soltanto al proprio orto.
La grande trasformazione politica e culturale portata dal periodo ellenistico ha trovato, tuttavia, un solido punto di riferimento: l’impero romano. Che ha coagulato, con la forza ma anche con la politica, nella sua immensa e ben strutturata organizzazione quel magma economico, culturale e sociale che si affacciava sulle sponde dell’intero Mediterraneo. L’ellenismo inoltre visse, come la nostra società, la crisi della religione pagana sostituita, dopo secoli di contrasti, da un credo universale venuto dall’Oriente. Il panorama storico che oggi abbiamo dinanzi ha molti punti di contatto con quell’epoca tumultuosa che fu l’ellenismo, periodo nella nostra scuola troppo trascurato. E’ indubbio che il mondo occidentale è attraversato da una profonda crisi strutturale a qualsiasi livello. Troveremo un sincretismo in grado di far nascere un nuovo mondo? Con nuovi, o almeno rinnovati, valori, con persone meno sfiduciate di quelle che incontriamo quotidianamente, con una ripresa di un’etica che non sia solo solipsismo? Tuttavia all’orizzonte, per ora, non si scorge un nuovo impero romano. Il senso di una drammatica incertezza è l’unica certezza che ci resta.

Sante Rossetto

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