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Centraline idroelettriche e tutela del patrimonio culturale e del paesaggio. Istituzioni inerti dinanzi alla speculazione dei privati 

Il fiume Piave e il Ponte della Vittoria

Che dei politici locali, che dovrebbero difendere il territorio, allarghino le braccia dinanzi alle richieste di nuovi impianti idroelettrici nei luoghi più suggestivi del Piave, fa riflettere sul destino del nostro territorio. E’ di oggi la dichiarazione di resa incondizionata dell’assessore regionale Gianpaolo Bottacin e del consigliere provinciale Pierluigi Svaluto Ferro dinanzi all’avanzata dei privati nel business delle centraline idroelettriche.
Eppure, la normativa di riferimento, art.12 comma 7 Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 prevede esplicitamente che nell’ubicazione degli impianti  “si dovrà tenere conto alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14”.

E allora perché mai dovrebbe essere autorizzata una nuova centralina in prossimità del Ponte della Vittoria, nel Parco fluviale di Lambioi, il più bel panorama della città. Con conseguenti variazioni morfologiche dell’alveo e della riduzione dell’habitat fluviale, oltre al rischio concreto di provocare l’inondazione di Borgo Prà alla prima piena del Piave. Lo stesso discorso vale per Ponte nelle Alpi dove il panorama verrebbe irrimediabilmente deturpato.

Una inutile speculazione a vantaggio di pochi, dunque, che andrebbe a dequalificare le aree interessate e il patrimonio naturalistico e paesaggistico. E comunque contrario all’interesse pubblico a fronte di un apporto energetico praticamente irrilevante. Lungo tutto l’arco alpino, infatti, come risulta da una analisi tecnica presentata in una interrogazione alla Regione dal Movimento 5 Stelle ancora nell’ottobre 2015 “gli impianti mini-idroelettrici e le centrali idroelettriche di potenza inferiore ad un megawatt rappresentano l’85% del numero degli impianti e solo il 5% della potenza installata. Il 90% dei corsi d’acqua sul tratto alpino del bacino del Piave è caratterizzato da impianti e derivazioni realizzati a fini di produzione di energia idroelettrica e irrigua, e molti altri progetti sono in approvazione”.

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