Friday, 15 December 2017 - 23:33

La triste storia di Valentin, abbandonato dalla madre trascinata all’inferno dal diavolo

Apr 3rd, 2017 | By | Category: Dicono di voi, Prima Pagina

Il diavolo, di Gozzini

Gli amici mi hanno abbandonato per un paio di week-end, ma ne ho approfittato per andare a trovare in Cadore una mia vecchia maestra che si è trasferita qui dalla città dopo la pensione. Ora è abbastanza avanti con l’età, ma è ancora lucida e risponde spesso con battute e sorrisi. Non le ho fatto una sorpresa – oramai non sono quasi più gradite – ma ho preso un appuntamento, anche perché lei spesso esce per camminare e rientra a tardo pomeriggio. Oggi invece abbiamo pranzato assieme ed è stato un incontro molto intenso. Oltre a ricordarle di com’era la nostra classe e ricordarmi lei di come ero io da bambina, abbiamo parlato dell’oggi, dei suoi figli, dei suoi molti nipoti e nipotini. Io poi ho voluto sapere qualche aneddoto del paese in cui abita che si dice sia ricco di leggende e storie originali. Si è alzata da tavola subito dopo il caffè e mi ha portato un bel volume di storie locali. Una particolarmente mi ha colpito e vorrei raccontarla qui: si tratta di un bambino di nome Valentìn, povero e solo. Rimase orfano da piccolino e, morto il padre, la mamma, che era una donna bellissima, lo abbandonò nella misera baita per andare a servizio in una casa facoltosa. In seguito andò a convivere con un ricco e potente signore del luogo. Valentin cresceva piccolo e mingherlino, grazie alla carità dei paesani, anche se non riuscivano sempre a sfamarlo. Un giorno una vedova con sette figli, provando pena per lui, gli consigliò di salire al palazzo dove risiedeva la madre, che magari vedendolo in queste condizioni lo avrebbe tenuto con sé. Valentin mentre camminava lungo una via erta e tortuosa, incontrò proprio vicino alla casa della mamma una donna con un gregge. Questa signora un tempo era stata a servizio nel palazzo con la madre di Valentin: la donna si commosse a vedere un piccolo così magro e denutrito e accettò di chiedere alla madre d’incontrare il figlio.
M*, la mia ex maestra a questo punto pare commossa, ma le lacrime agli occhi, m dice, sono per un’allergia che non riesce a debellare. Interrompiamo la lettura, prendiamo un ultimo sorso di caffè e poi riattacchiamo.
La madre uscì dalla casa e ordinò ai servi di uccidere il fanciullo e di portarle il cuore. I domestici invece di obbedirle, suggerirono al bimbo di fuggire e decisero di consegnare alla loro signora il cuore di un agnello. Valentin, appena rientrò nella sua baita, alle prime luci dell’alba, morì.
Stavolta interrompo io la lettura e dico che mi pare una storia un po’ pulp; mi correggo in tempo perché lei non è avvezza a questi nuovi termini di genere. E le dico che …forse la storia è un po’ inquietante. Lei conferma e mi fa un gesto con la mano come per dirmi di attendere.
La vedova, che gli aveva consigliato di cercare la madre, non vedendolo tornare, si recò alla baita, dove le apparve Valentin. che presentava ai lati sei grossi ceri ardenti, sorretti da mani invisibili, e sul capo aveva l’aureola del martirio e della santità. Tutto il vicinato accorse per celebrare il giovane. La domenica seguente giunse davanti alla chiesa la madre snaturata per partecipare alla messa. Quando la donna arrivò di fronte al portone dell’edificio sacro, si aprirono le millenarie pietre e dai loro sotterranei, uscì Belzebù in persona, che afferrò la donna e la portò all’inferno.
La maestra non ha perso il suo mordente mentre un po’ legge e un po’ racconta. Azzardo un commento critico sulla storia che, confesso, non mi piace affatto, ma lei fa un cenno come per tirarmi le orecchie e mi dice che sono le tipiche storie di montagna, tra realismo (molto) e spiritualità (poca). Si è fatto già metà pomeriggio. In città giù in pianura sono attesa per cena. Tra i convitati c’è pure un certo Valentino: speriamo che sia solo un caso.

Bruna Mozzi

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