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Superstrada Pedemontana Veneta. Legambiente Veneto e CoVePa intervengono congiuntamente

Mar 31st, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina

 

“Fermare l’asfalto inutile, avviare soluzioni funzionali e concrete. Un appello alle autorità competenti e a tutti i veneti”.  Vista la situazione di precarietà nella realizzazione dell’opera (confermata dall’ulteriore prelievo dalle tasche dei cittadini veneti da parte della Regione attraverso l’aumento dell’Irpef), le perplessità rispetto alla disponibilità di ulteriori finanziamenti appaiono oggi legittime. Inoltre, le insufficienze del traffico giornaliero medio previsto sono crollate dagli originari 33.000 veicoli della prima previsione del 2003 (del proponente) agli attuali presumibili 15.000 veicoli: un drastico ridimensionamento che ricalca quanto già accaduto in Lombardia con la Bre.Be.Mi, l’autostrada più inutile e dannosa del Paese che doveva essere a carico di imprese private ed invece, come accade oggi in Veneto, a pagare sono solo i cittadini, e gli utenti.

Vogliamo essere ricordati per una SPV Superstrada Pedemontana Veneta  “nuova Bre.Be.Mi” o scanzonati per una SPV rediviva “salerno-reggio calabria in salsa nostrana”? Da veneti, non ci auguriamo nessuna delle due ipotesi. Crediamo che, se quest’opera deve essere realizzata, non possa rimanere incompiuta, fossilizzata su progetti sbagliati, previsioni sovrastimate e mala gestione finanziaria. Per realizzarla in tempi sostenibili è necessario ridurre drasticamente i costi con una revisione coraggiosa del progetto attuale. Solo così si potrà dare maggiore funzionalità a questa infrastruttura per il traffico dell’area pedemontana ad un minor impatto ambientale, economico e sociale. Tutto ciò, ricordiamo, per una autostrada che apre uno squarcio di centinaia di ettari asfaltati in una delle campagne più fertile d’Italia, destinata a un traffico che preferisce ricorrere alla viabilità ordinaria piuttosto che pagare pedaggi esosi, che non ha ancora realizzato tutte le compensazioni ambientali previste, né finito di pagare gli espropri dei terreni sottratti all’agricoltura.

Per salvare la Superstrada Pedemontana Veneta e far sì che non sia l’ennesima ferita aperta, squarcio sul territorio, chiediamo quindi alle autorità locali, regionali e nazionali, ed alla politica in generale, di fermare l’asfalto inutile e di impegnarsi ad aprire un confronto concreto con i cittadini del Veneto per una realizzazione compatibile e funzionale di quest’opera che si basi su capisaldi che in questi anni cittadini, associazioni e comitati hanno a più riprese sottolineato e che Legambiente e CoVePa hanno concretamente esplicitato e depositato ai Consiglieri regionali durante le audizioni dello scorso 16 marzo:

Riduzione dei costi imprescindibile. A nostro avviso i costi si possono ridurre notevolmente stralciando dal progetto l’inutile tratto ovest, tra le due autostrade (la a31 e la a4), già ora ben collegate tra loro, riducendo la lunghezza dell’opera (e di conseguenza i costi) di ben 30 chilometri sui 95 ora previsti (in quei 30 Km è prevista una rischiosa galleria di 6km -in un territorio compresso già da altri rischi ambientali- che verrebbe anch’essa stralciata dal progetto).
La revisione del progetto attuale (un project review) e’ necessaria. Se l’opera deve prioritariamente servire il traffico dell’area pedemontana veneta (locale e di collegamento alla viabilità extraregionale), i caselli attuali non risultano funzionali. Si propone, oltre allo stralcio del tratto ovest, l’eliminazione degli 11 caselli sui sessantacinque chilometri da Thiene/Dueville a Spresiano, sostituiti da 28 accessi aperti di forma compatta, che colleghino in entrata-uscita le 28 principali strade della viabilità locale nord-sud pedemontana. In questo modo la riduzione sostanziale delle opere di adduzione locale (bretelle, cavalcavia, circonvallazioni, migliorìe alla viabilità etc.), eliminerà la necessità di nuove vene di asfalto di collegamento ai caselli. Una SPV più “leggera”, ambientalmente meno impattante, al servizio delle realtà locali, che diventa essa stessa circonvallazione di ciascun Comune.
Progettare secondo principi di sostenibilità e legalità, applicando alla realizzazione della SPV il principio del Green Infrastructures Public Procurement (GIPP). Un segnale forte per le gare d’appalto pubbliche che comportano modificazioni rilevanti dell’assetto del territorio, e che dovranno prevedere come obbligatorie soluzioni innovative e rilevante utilizzo di materiali riciclati. Risulta inoltre indispensabile per una pianificazione urbana finalizzata al mantenimento ed al recupero della permeabilità dei suoli, progettare e realizzare contestualmente una “SPV verde”: una necessaria infrastruttura verde complementare alla soluzione “SPV grigia” imposta ai territori, indispensabile per fermarne il degrado oltre che per sviluppare e valorizzare il territorio naturale.
Solo così procedendo la SPV potrà diventare una infrastruttura utile e non invisa alle popolazioni, ed essere terminata con costi inferiori e veri benefici per l’area pedemontana veneta, per il suo ambiente e per chi vi abita e lavora.

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2 comments
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  1. Quando Legambiente e CoVePa avranno brevettato il teletrasporto si potrà prendere in considerazione quello che dicono.

  2. A me pare un ragionamento discretamente realistico (non sempre succede con queste organizzazioni).
    Che l’impostazione dell’opera possa realmente essere messa in discussione è un altro discorso. D’altra pare come si fa altrimenti a garantire le regalie verosimilmente promesse agli amici degli amici?
    Mi ricorda tanto l’idrovia Padova – Venezia.