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Lavoro, partecipazione, valore: aperto giovedì con la relazione del segretario generale Franco Lorenzon il secondo Congresso della Cisl Belluno Treviso. Oggi, venerdì 31 il convegno “I giovani si raccontano” e l’elezione della Segreteria

Mar 31st, 2017 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

Franco Lorenzon segretario Cisl Belluno-Treviso

Quattro proposte per continuare l’impegno sindacale su un triplo fronte: lavoro, partecipazione, valore. E’ il cuore della relazione del segretario generale uscente Franco Lorenzon, che questa mattina ha aperto a Cison di Valmarino il secondo Congresso territoriale della Cisl Belluno Treviso. Alla prima giornata dell’assise congressuale dell’Unione sindacale di Treviso e Belluno – 91.476 iscritti fra le due province che si sono unite in un’unica realtà sindacale territoriale nel marzo 2013 – hanno partecipato i 275 delegati eletti durante i Congressi delle 19 categorie in rappresentanza di tutti i comparti privati e pubblici, ma anche numerosi ospiti giunti anche per onorare la lunga carriera sindacale di Franco Lorenzon, 64 anni, eletto segretario generale della Cisl di Treviso il 15 gennaio 2008 e dal 2013 alla guida della Unione sindacale territoriale di Belluno e Treviso. Lorenzon, attivo nel mondo sindacale dalla metà degli anni Settanta – prima nella Filca, la categoria dell’edilizia, di cui è stato segretario generale Veneto, poi nella confederazione regionale e territoriale – ha infatti ricordato nel corso della relazione la già annunciata e unanime e condivisa designazione da parte dell’organizzazione della candidatura di Cinzia Bonan, 50 anni, già componente delle segreteria. Ha presieduto l’assemblea Gianfranco Refosco della segreteria della Cisl del Veneto

“Stiamo vivendo una fase di profonda transizione – ha detto Lorenzon -: il vecchio equilibrio, nato nel dopoguerra, si è frantumato sotto la spinta della globalizzazione e delle innovazioni informatiche e telematiche che hanno aperto la strada alla ‘disintermediazione’, cioè alla sostituzione del lavoro dell’uomo con quello delle macchine, e al superamento del sindacato con la ‘democrazia diretta’. Il problema è che non è ancora emerso un nuovo equilibrio. Il nostro compito, oggi, è quello di individuare una nuova stella polare, e siamo certi che il cuore delle trasformazioni si manifesti nel lavoro, nei suoi cambiamenti concreti e nei suoi significati”. Proprio in questo ambito si colloca la riflessione del segretario generale uscente sul lavoro e sul sindacato: come ripensare il lavoro e come reinterpretare il ruolo del sindacato all’interno di questa grande trasformazione? “La sfida – ha detto Lorenzon – consiste soprattutto nel fatto che il sindacato trova la sua ragione di essere nella capacità di mettere assieme, di essere luogo di incontro e di prossimità fisica, dove la crescita di ciascuno è favorita dallo scambio e dal sostegno reciproco. A partire dalle relazioni nel lavoro, al quale deve ridare senso e dignità: ricordiamo che fare sindacato significa fare giustizia assieme”.
“Nell’attuale periodo di transizione ci vengono posti serissimi problemi di salvaguardia dei posti di lavoro – ha aggiunto Lorenzon -. Oggi il termine ‘precarietà’ è diventata sinonimo di ‘lavoro’. Il lavoro e i lavoratori si sono divisi in due parti molto nette: da una parte una piccola minoranza che detiene i saperi, i poteri e i denari, dall’altra una crescente maggioranza di lavoratori in conflitto tra loro per ottenere occasioni di lavoro, per lo più mal pagate, insicure, precarie”.

Le realtà bellunese e trevigiana condividono i problemi del cambiamento che sta avvenendo. “Il colpo portato dalla crisi è stato grande, non solo perché la riduzione della produzione è stata del 20/25%, ma perché ha messo a nudo una realtà fatta di piccole aziende che oggi hanno maggiore difficoltà a rispondere alle sfide globali. Non mancano, le eccellenze, ma l’insieme del sistema economico, pur reattivo e volitivo, non ha ancora individuato una strada precisa da percorrere, ed è ancora frastornato dai postumi dello scandalo del Consorzio Venezia Nuova e dal disastro delle banche del territorio. Resta decisiva la capacità di fare innovazione e di far parte di filiere internazionali in grado di competere sui mercati globali. Nel risiko della ripresa produttiva, si muovono le grandi aziende, ma è presto per capire se l’intero nostro sistema produttivo sarà capace di rigenerarsi e riprendere i fasti del miracolo precedente. Diventa quindi una priorità il tema di quale sviluppo debba essere programmato nel nostro territorio nei prossimi anni, con il protagonismo delle Associazioni di rappresentanza e con la lungimiranza dell’approccio politico, partendo dagli interventi infrastrutturali (pensiamo alla viabilità, Pedemontana, Veneto Strade, …), ambientali e turistici, e usando bene le poche risorse disponibili

La Cisl Belluno Treviso, per affrontare la grande trasformazione, ha scelto la strada dell’innovazione contrattuale e organizzativa, ponendosi all’avanguardia nello scenario nazionale. Per questo propone quattro ambiti in cui continuare l’impegno: contrattazione innovativa e partecipativa, welfare aziendale, contrattazione sociale, politiche attive.

Sei anni fa la Cisl di Treviso ha avviato un percorso di rinnovamento contrattuale che ha portato alla sottoscrizione con Unindustria un protocollo che è stato alla base dell’intesa nazionale firmata nel 2016 volta favorire la realizzazione di accordi aziendali sulla produttività nelle imprese in cui era assente la contrattazione sindacale. Ciò che mantiene il protocollo ancora all’avanguardia è l’aspetto che riguarda il coinvolgimento attivo delle categorie nella contrattazione. Questo protocollo ha recentemente trovato il consenso anche dei metalmeccanici, mentre nel territorio bellunese si è giunti alla sottoscrizione di un’intesa molto simile, che promuove il protagonismo categoriale e stabilisce il diritto di fare assemblee nelle aziende in cui viene richiesta l’introduzione del salario di produttività. “Non dobbiamo fermarci qui – ha sottolineato Lorenzon -, ma proseguire nel cammino dell’innovazione contrattuale, per interpretare e risolvere meglio le trasformazioni in corso, con un sindacato coinvolto e non escluso dal governo dei processi produttivi. Occorre valutare l’opportunità di giungere anche ad accordi territoriali, magari delimitati per filiera o per numero di addetti, in cui affrontare non solo questioni legate al salario di produttività, ma anche aspetti riguardanti gli orari e il governo del mercato del lavoro, introducendo elementi di gestione bilaterale, per includere nelle tutele contrattuali quei lavoratori specialmente giovani oggi esclusi”.

Ma la presenza sindacale non si è fermata ai cancelli delle aziende, assumendo impegni sul territorio nei confronti della Provincia, dei Comuni, delle ULSS, delle aziende pubbliche di servizi, ottenendo l’introduzione di tariffe sociali per le bollette di gas, acqua e rifiuti, promuovendo l’aggregazione tra Comuni e introducendo lo strumento dell’Isee. “Ora si possono aprire nuovi scenari per migliorare la nostra contrattazione sociale – ha detto Lorenzon -, promuovendo una maggior omogeneizzazione in tutto il territorio dei servizi e delle prestazioni, che sono ancora troppo differenziate. Naturalmente insistendo e favorendo gradualmente i processi di aggregazione, per ottenere maggior efficienza, minori costi, maggiore qualità nei servizi pubblici”.

Sul fronte del welfare aziendale, un compito decisivo per il futuro è “recuperare la primaria vocazione di assicurare saldi legami sociali, e individuare nuove prestazioni per nuovi bisogni”. “Su questo terreno abbiamo una grande tradizione di radicamento territoriale, ma anche a tutte le forme di bilateralità che hanno trovato spazio nelle contrattazioni dell’edilizia, dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura. Ora però dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti. La sfida da affrontare è quella di assicurare a tutti i lavoratori, compresi i dipendenti delle aziende più piccole, i benefici derivanti da questo nuovo strumento di tutela sociale. Per questo occorre pensare a un governo non più solo aziendale, ma inter-aziendale, con una gestione capace di rispondere alle esigenze organizzative delle aziende e ai nuovi bisogni di welfare da parte dei lavoratori”.

Infine le politiche attive, ambito da potenziare nell’attività sindacale proprio in virtù di quella che è la caratteristica primaria del lavoro che verrà: la discontinuità. Da anni è operativo in maniera sperimentale a Treviso lo Sportello Lavoro, che ora dovrà trovare definitiva cittadinanza e strutturazione nella Cisl. “Si completerebbe così, nella nostra offerta di servizi ai lavoratori, il ciclo di prestazioni necessarie per assicurare concrete tutele nel momento dell’assunzione (collocamento), nel momento del cambiamento di lavoro (riqualificazione formativa) e della conclusione del periodo lavorativo (previdenza complementare)”.

Numerosi gli ospiti intervenuti nel corso della mattinata a Castelbrando: sindaci, rappresentanti delle associazioni di categoria di Treviso e di Belluno, ex segretari generali della Cisl di Treviso, colleghi sindacalisti di Cisl, ma anche di Cgil e Uil di oggi e di ieri giunti da tutto il Veneto – a partire dal segretario generale Veneto Onofrio Rota -, per salutare Franco Lorenzon. In molti sono entrati nel merito delle tematiche affrontate nella relazione del segretario generale uscente, da Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso nel sottolineare il problema della mancanza di risorse che i Comuni, “grazie al percorso intrapreso coi sindacati, hanno imparato ad affrontare anche con l’aggregazione delle funzioni e dei servizi”, a Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio Treviso Belluno che ha commentato: “Ben vengano le sinergie che fanno aprire nuovi orizzonti, il localismo è finito”. Maria Rosa Barazza presidente dell’associazione Comuni della Marca trevigiana ha affermato che “l’importante è cogliere lo spunto dei processi di aggregazione, lavorandoci insieme, condividendo tra i vari livelli istituzionali e gli enti le proprie visioni per farne uscire un modello efficiente”. Maria Cristina Piovesana presidente Unindustria Treviso ha sottolineato che “con la Cisl il lavoro svolto è stato tanto e importante e i risultati ottenuti sono stati adottati anche a livello nazionale”. “Non è stato un percorso facile – ha aggiunto -, ma abbiamo avuto il coraggio di guardare avanti: oggi il ‘modello Treviso’, osteggiato anche dalla Confindustria nazionale, è l’esempio copiato da tutti”. Mario De Piccoli di Confindustria Belluno si è soffermato invece sul tema dell’innovazione, lanciando alla Cisl un invito al dialogo sul tema dell’innovazione e della cultura del lavoro. Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Treviso e Giacomo Deon presidente Confartigianato Belluno hanno sottolineato “l’importanza dei corpi intermedi e del necessario impegno sulle contraddizioni, per cui nei nostri territori c’è disoccupazione ma anche aziende che vogliono assumere e che non trovano personale qualificato”. Infine Renato Salvadori, presidente Confcommercio Treviso che ha sottolineato l’importante confronto avuto con le organizzazioni sindacali in questi anni , Umberto Soccal Presidente Consorzio Bim di Belluno e don Beppe Stoppiglia, per il quale “la presenza di Lorenzon a Treviso è stata sinonimo di speranza”.

Oggi, venerdì 31, i lavori riprenderanno alle 9.30 con una inedita iniziativa dedicata alle nuove generazioni: il giornalista del Gazzettino Mattia Zanardo dialogherà con tre giovani, approfondendo la loro percezione della grande crisi, la relazione con le altre generazioni, la visione del futuro, le aspettative, il rapporto con il lavoro e con i diritti. Protagonisti dell’iniziativa, dal titolo “I giovani si raccontano. Testimonianze di giovani che vogliono esserci” sono Patrick Barattin, 19 anni di Chies d’Alpago, studente universitario al primo anno di Ingegneria dell’informazione e Organizzazione di impresa a Trento, creatore a 18 anni di Job’sCool, un programma gestionale progettato per superare le complessità burocratiche del progetto ministeriale Alternanza Scuola-Lavoro; Emanuela Paganin, 27 anni, di Taibon Agordino, una maturità classica e una laurea in Archeologia e Storia del Medio Oriente, autrice di una lettera pubblicata dal Gazzettino in risposta al suicidio di un trentenne friulano e Saihou, 27 anni, originario del Gambia, arrivato nel 2015 in Italia dalla Libia a bordo di un barcone, oggi residente a Treviso, richiedente asilo, con un lavoro in una cooperativa agricola.

Dopo il dibattito con i tre ragazzi, si procederà con la presentazione delle liste e le votazioni per l’elezione del nuovo Consiglio generale e, nel tardo pomeriggio, della Segreteria.

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