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Ddl penale. D’Incà (M5S): Un inganno! Con una mano si aumentano giustamente le pene, e con l’altra si fermano le intercettazioni e le indagini a magistrati e forze dell’ordine

Mar 17th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

 

Federico D’Incà, deputato Movimento 5 Stelle

“Fatta la legge trovato l’inganno, il tutto alle spalle di migliaia di cittadini che firmano petizioni online e protestano giustamente preoccupati dall’escalation della criminalità nel bellunese e nella nostra regione. Il Ddl penale del governo Gentiloni-Renzi proprio come uno specchietto per le allodole, da una parte aumenta le pene per i furti e altri reati (giusto concetto) ma dall’altra -e qui sta il grande inganno- non spiega ai cittadini stessi che lega le mani a magistratura e forze dell’ordine nel combattere la criminalità” lo denuncia Federico D’Incà parlamentare bellunese del Movimento 5 Stelle commentando il voto di fiducia al Senato.

“Come avviene tutto ciò? Tramite i tagli alle intercettazioni. Fondamentale per un territorio come il nostro è anche ricordare che è proprio grazie a queste intercettazioni che inchieste su corruzione, riciclaggio, traffici illeciti anche di droga – i cosiddetti reati ‘spia’- si arriva spesso ad individuare le cosche della criminalità organizzata quali mafia, ‘ndrangheta e camorra ” denuncia il deputato M5S riprendendo le posizioni pentastellate espresse al Senato.

“Come avverrà tutto questo? Saranno escluse le intercettazioni informatiche- ambientali tra soggetti presenti nei luoghi come l’abitazione principale (una casa, un ufficio, una semplice dimora, ecc.) a meno che il magistrato non abbia la certezza che in quel luogo si stanno compiendo attività criminose. Fino ad oggi il magistrato poteva usare le intercettazioni davanti al “solo” fondato motivo del compimento di attività criminose, per il futuro occorrerà avere la certezza che si stanno compiendo attività illecite. Ovvero se il Pm non ha sviluppato doti telepatiche si arrangia. Tutte le volte in cui i criminali organizzano una cena a casa di qualcuno di loro non potranno più essere intercettati, perché nessuno avrà la certezza che i loro discorsi siano di carattere illecito. Si tratta di un vero e proprio garantismo per i delinquenti! Questo perverso meccanismo varrà per i reati di corruzione e associazione a delinquere, spaccio di droga e così via” continua il parlamentare bellunese.

“Inoltre i giudici hanno la possibilità di prorogare le indagini per solo tre mesi, dopo di che le loro indagini verranno di fatto cestinate. Una follia” continua il parlamentare che afferma: “guarda caso chi è il beneficiario di questi lacci alle indagini sono in primo luogo tutti i “colletti bianchi” del crimine”.

L’Associazione nazionale magistrati ha affermato che “far passare enfaticamente come risolutiva dei problemi della giustizia penale una riforma non organica che rallenta i processi si tradurra’ ancora una volta in un danno per i cittadini” ribadendo che queste modifiche normative “sono destinate ad avere come unico risultato quello di vanificare migliaia di indagini, soprattutto quelle piu’ impegnative e delicate; in primo luogo quelle relative ai reati commessi a danno dei soggetti deboli, quelle di corruzione e quelle a rischio prescrizione”

“Facciamo un altro esempio che possiamo proiettare sul bellunese. Una banda che tratta merce rubata, gestisce il traffico di droga, opera furti in abitazioni non potrà facilmente essere intercettata tramite lo smartphone: quindi da in lato si aumentano le pene, ma dall’altro si toglie ai magistrati e alle forze dell’ordine un preziosissimo strumento per catturare gli appartenenti delle stesse associazioni a delinquere” conclude D’Incà.

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