Tuesday, 26 September 2017 - 11:15

Industria bellunese e trevigiana 4° trimestre 2016. Manifatturiero in moderata crescita. Alcune componenti soffrono il rallentamento del commercio estero

Feb 20th, 2017 | By | Category: Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina

 

L’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Treviso – Belluno ha elaborato i dati relativi all’industria relativi al 4° trimestre del 2016.

Ecco il quadro generale della situazione

Il manifatturiero Veneto chiude il 2016 con una produzione industriale in crescita del +2,7% su base annua. A Belluno questo indicatore cresce del +5,4%. A Treviso, del +0,8%: ma diventa del +2% per le piccole imprese (10-49 addetti), mentre entra, di pochissimo, in territorio negativo (-0,1%) per le medie imprese (50-249 addetti).

Se qualcuno voleva la prova di quanto ormai dicano poco i dati medi, eccola qui davanti a noi. Coesistono sempre di più situazioni e dinamiche molto differenziate. Il manifatturiero bellunese ne risente meno, stante la sua polarizzazione sull’occhialeria. Per una realtà composita come Treviso la sintesi risulta assai più difficile.

Il fattore che in questo momento pare penalizzare di più la performance del manifatturiero trevigiano è il rallentamento di determinati mercati esteri, che peraltro colpisce maggiormente la media impresa. La dinamica complessiva del fatturato estero è piatta rispetto al IV trimestre dello scorso anno (-0,8%): sotto questo andamento medio scopriamo che la piccola impresa cresce del +4,8%, mentre la media impresa conosce una flessione del -3,7%.

Mario Pozza

“E’ stato un anno in cui il commercio mondiale ha rallentato molto, ed era inevitabile che ne sentissimo gli effetti, soprattutto in un territorio come Treviso fortemente orientato all’export – commenta il Presidente della Camera di Commercio Mario Pozza. Ma le cose sembrano migliorare per il 2017. Lo dicono gli analisti internazionali. Lo vediamo già dalla raccolta ordini dall’estero, che torna ad accelerare tanto a Treviso (+4,4% rispetto all’anno scorso) quanto a Belluno (+11,3%).

“Quello che preoccupa – precisa Pozza – è il consumo interno che può riservare sorprese negative al mercato. Una delle cause è il dibattito politico di questi ultimi mesi che crea molte incertezze. E’ ben visibile che l’attenzione del Governo non è concentrata sul rilancio dell’economia, tant’è vero che non si prendono provvedimenti solleciti e ciò crea incertezza, incide negativamente sul clima di fiducia e contribuisce a frenare la ripresa dei consumi. Non ci sono, infatti, informazioni sulla natura degli interventi che andrà a fare la manovra correttiva che ci richiede Bruxelles. I cittadini italiani, le famiglie, le imprese sono in attesa di sapere dove il Governo andrà a colpire, quali nuove accise verranno introdotte per realizzare la manovra correttiva. Così nel frattempo frenano i consumi nell’ottica della pianificazione delle risorse e degli investimenti”.

L’analisi di dettaglio degli indicatori per il manifatturiero bellunese

1) Produzione

Colpo di reni per la produzione industriale bellunese sul finale d’anno. Parallelamente alle rilevazioni nazionali, l’indice della produzione per le imprese con oltre 10 addetti ha registrato, infatti, un aumento del 2,2% congiunturale, recuperando il riscontro negativo (-1%) del terzo trimestre. Ancor maggiore l’incremento su base annua che è risultato pari a 5,4%, superiore al 5,2% rilevato nel secondo trimestre e, in serie storica, il migliore dal secondo trimestre 2015.

Anche le imprese di piccole dimensioni hanno risentito del momento favorevole, mostrando un progresso importante, più significativo sul piano congiunturale che sul quello tendenziale.

Nonostante i riscontri positivi, il quadro previsionale offerto dagli imprenditori evidenzia una minore fiducia nei confronti del futuro, con i pessimisti che sopravanzano gli ottimisti. Benché prevalga la posizione di stallo (48,9%), il saldo tra le aziende che prevedono un aumento e quelle che paventano una diminuzione della produzione si porta in campo negativo (-6,5 punti percentuali).

2) Fatturato e nuovi ordinativi

La variazione tendenziale del fatturato, +5,1%, sintetizza un andamento favorevole sia del mercato domestico (+4,2%) sia di quello estero (+8%), il quale si rivela essere, anche attraverso la lettura degli altri indici, il vero motore della spinta espansionistica.

Trend nuovamente positivo per gli ordinativi che dimostrano di aver superato la debolezza congiunturale ravvisata nel terzo trimestre. Il portafoglio ordini risulta in crescita anche grazie al ritrovato vigore delle acquisizioni oltre frontiera.

La variazione tendenziale degli ordini interni si spinge a +4,6%, mentre il mercato estero matura un lusinghiero +11,3%; si prolunga di conseguenza il calendario della programmazione aziendale che si perfeziona in 72 giorni.

Tuttavia, nelle stime per i prossimi tre mesi gli imprenditori esprimono prudenza. Al miglioramento delle condizioni del mercato internazionale, che si riflette in un riconquistato equilibrio espresso dal 77,7% delle imprese intervistate e in una prevalenza degli ottimisti sui pessimisti (+8 punti percentuali), si contrappone una minor aspettativa sul fronte interno. Diminuisce infatti la schiera di chi prevede un aumento degli ordini nazionali e si rafforza il drappello delle aziende orientate a un calo, pur in un contesto in cui la maggioranza (46,6%) si dichiara per la stazionarietà. Il sentiment negativo prevale e porta il saldo a -5,3 p.p., a cui si affianca anche una minor speranza di riscontri positivi per il fatturato complessivo (saldo -3,5 p.p.).

L’analisi di dettaglio degli indicatori per il manifatturiero trevigiano

1) Produzione

Nel quarto trimestre 2016 la produzione industriale trevigiana recupera bene, come è fisiologico, sul trimestre estivo (+5,8%), ma fa invece registrare una variazione su base annua decisamente sottotono (+0,8%): in netta decelerazione rispetto ai ritmi di crescita rilevati nei trimestri precedenti (3-3,5%) e con uno scostamento rilevante rispetto al dato medio regionale (+2,7%).

Questa decelerazione nella crescita dei livelli di output trova riscontro nel grado di utilizzo degli impianti: indicatore che ora si porta al 72% quando lo scorso trimestre era al 73,5% e sfiorava il 75% tra marzo e giugno.

Quali sono le componenti che possono avere determinato questa decelerazione? Il campione d’imprese utilizzato (318 imprese intervistate, per un totale di quasi 13.000 addetti) non consente analisi settoriali statisticamente significative, ma permette comunque di fornire alcune indicazioni importanti.

Innanzitutto piccole imprese (10-49 addetti) e medie imprese (50-249 addetti) presentano dinamiche differenti. Per queste ultime la decelerazione finisce di pochissimo in territorio negativo (-0,1%); per le “10-49 addetti” la produzione invece cresce su base annua del +2,0%, quasi in linea con la media regionale.

Questa divaricazione nelle dinamiche della produzione si accentua, in particolare, anche se non in modo esclusivo, nel legno mobilio. Ciò spiega in modo plausibile lo scostamento del dato trevigiano rispetto al dato medio regionale, vista la rilevanza del settore nel territorio. Elemento condizionante, come subito vedremo, l’andamento del fatturato estero.

2) Fatturato e nuovi ordinativi

Come per la produzione, anche la variazione tendenziale del fatturato (praticamente piatta, del +0,2%) nasconde una “forbice” ancora più ampia nelle performance tra piccola impresa (per loro è del +2,6% la crescita del fatturato totale su base annua) e media impresa (per la quale invece il fatturato totale risulta in flessione del -1,8%). Questa forbice sembra tutta spiegata dall’andamento del fatturato estero: che per le “10-49 addetti” resta in crescita (+4,8% su base annua), come anche per le 5-9 addetti (+3,7%), mentre per le “50-249 addetti” risulta in calo (-3,7%).

E’ corretto avvertire che siamo in presenza di stime campionarie, che andrebbero lette non come valori puntuali ma come valori che oscillano attorno ad un intervallo. Quale sarà il dato finale sull’export trevigiano per il 2016 lo sapremo soltanto attraverso i dati ufficiali ISTAT. Ma da questa stessa fonte avevamo ricevuto ampia premonizione di possibili criticità nella fotografia relativa ai primi 9 mesi dell’anno: quando già il ritmo di crescita dell’export trevigiano si era attenuato al +1,4% su base annua (rispetto al +5,8% del 2015) con i mercati extra-Ue a fare da freno (-1,7%).

Occorre ricordare che era dal 2009 che il commercio mondiale non rallentava in modo così vistoso, pur senza andare in territorio negativo come allora. Peraltro, tutte le analisi convergono nel ritenere il 2017 un anno di ripartenza dell’interscambio mondiale. Cosa che pare già trovare riscontro nelle imprese trevigiane per come torna a crescere in modo più sostenuto la raccolta ordini dall’estero (+4,4% su base annua, contro un tendenziale del +2% rilevato lo scorso trimestre). E senza sostanziali differenze tra piccola e media impresa. Segnali positivi che si proiettano anche nelle aspettative sulla domanda estera per i prossimi mesi: il 27,5% degli intervistati prevede un aumento degli ordinativi esteri, contro un 16% di pessimisti. Da non sottovalutare il fatto che la maggioranza assoluta degli intervistati (56%) ritiene stabili i livelli attuali della domanda estera.

Strutturalmente più debole la dinamica degli ordini dal mercato interno, che da due trimestri a questa parte oscilla stanca attorno al +1% su base annua. E genera incertezza a livello di previsioni: quote simili (23%) di giudizi di aumento o flessione si elidono a vicenda. Per la maggioranza, sul mercato interno le cose nel breve non cambieranno.

I giudizi di previsione sulla produzione fanno un po’ sintesi di queste diverse situazioni: avanti così, per i più (52%), un 26% scommette per un miglioramento, quota che di poco sopravanza coloro invece che (22%) ancora temono un peggioramento.

 

Share

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.