Thursday, 23 November 2017 - 17:04

Addio a Zanfron * di Sante Rossetto

Feb 8th, 2017 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Bepi, ma per tutti era Zanfron pronunciato con la iniziale minuscola come si usa con i simboli della storia, è stato l’obiettivo di Belluno. Lui che era nato dall’altra parte delle montagne, nell’alta trevigiana (mi sembra Miane), si è identificato con le Dolomiti raccogliendone per decenni la storia e il volto. Dalla tragedia longaronese di oltre mezzo secolo, testimoniata da un libro entrato nella storia della provincia, ai fatti minimi. Quando c’era da documentare un evento, tragico o lieto, lui arrivava puntuale. Come si dice in gergo, “era sulla notizia”.
Ho lavorato con lui circa sette anni, quelli passati nella redazione del Gazzettino. Umilmente grande nel cogliere ciò che accadeva sulle strade, sulle piazze, sui sentieri di montagna. E con il suo occhio meccanico ne traeva un documento cronistico. E poi, quasi scusandosi di disturbare, ce lo portava in redazione spiegando con un linguaggio, che avrebbe meritato l’attenzione di un linguista, dove aveva fatto quella foto. Concludendo quasi impacciato: «Go pensà che podesse servir par el giornal». Che era il “suo” Gazzettino. Spesso, ma anche di più, se qualcuno voleva comunicare una notizia al Gazzettino, documentata da foto, non chiamava la redazione ma direttamente lui. Perché il Gazzettino era lui ancor prima dei giornalisti e del caporedattore. L’immagine ambulante di un giornale che ha fatto, dal 1896, la storia della città e della provincia. E Zanfron, con i suoi frequenti neologismi che soltanto lui riusciva a inventare, ne è stato il documento vivente. Con tutto il rispetto per i figli Luca e Sara, per la moglie e la sorella che mandavano avanti quel negozio diventato l’archivio fotografico della Belluno della seconda metà del Novecento.
Lavorare con lui è stato un onore, al di là del piacere. Del cronista aveva l’intuito della notizia piccola, ma importante per la gente cosiddetta comune. Di quelle che ti assicurano la fedeltà del lettore. Quante volte non ci ha portato a Capodanno le foto delle feste di San Silvestro che orgogliosamente e dettagliatamente ci spiegava dove si erano svolte e se c’erano persone di rilievo!
È stato l’unico fotografo veneto che abbia ricevuto dall’Ordine dei giornalisti il premio alla carriera riservato ai cronisti e agli operatori dell’informazione. Con grande soddisfazione di tutti coloro che lo conoscevano. Perché era uno che sapeva farsi amare e stimare senza suscitare invidie.
Al saluto non mancherà l’intera Belluno come si fa con chi ne è stato un simbolo. Non rimane che augurarsi, dalla città, un proseguimento della sua memoria al di là della cronaca. E non si finisca per dimenticarlo, come si è fatto per qualche altro personaggio di valore.
Sante Rossetto

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