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sabato, Maggio 30, 2020
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Una Sala del commiato a Belluno per i funerali laici

Paolo Bampo

Con un avaro sole invernale, se ne è andato anche Sergio Reolon, il valido amministratore e saggio politico, che conobbi nel 1990 tra gli opposti banchi del Consiglio Provinciale. Ebbi con lui molte convergenze di idee e, ancor più spesso, forse, posizioni distanti. Tutto sempre, però, nel massimo reciproco rispetto. Mai, infatti, tra noi la diversità ci portò al diverbio … a dir il vero, probabilmente più per merito suo, che non per il mio. All’origine della corretta dialettica, vi fu, credo, una comune pragmatica visione delle cose, che andava oltre le ideologie ed oltre gli idealismi. Ricordo che con lui, ben prima che la sua malattia si annunciasse nella sua tragicità, ebbi uno scambio di vedute a seguito di una mia considerazione espressa sulla stampa, dopo l’estremo saluto a Loris Tormen.

Avevo in quell’intervento trattato di funerali laici e della proposta di realizzazione di una “sala del commiato”. Reolon convenne e mi incoraggiò a proseguire…e allora io oggi proseguo, ricordando a chi di dovere che, se Sergio, al proprio funerale, ha avuto la clemenza di Giove Pluvio, non sempre i presenti ai riti laici possono astenersi dall’aprire un ombrello o dal ripararsi da gelo e freddo. Il cielo spesso, infatti, non rinuncia ad accompagnare, piangendo, un addio all’addiaccio, in luoghi che, seppur appropriati, come può esserlo un cimitero, poco consoni sono al dignitoso rispetto che merita un defunto. A volte, l’atmosfera di precarietà e di emergenza, che possiamo percepire in certi luoghi, situazioni e condizioni meteorologiche, persino aggrava la mestizia del momento.

Se lunedì scorso fosse diluviato, magari in una giornata ventosa e fredda, gli astanti sarebbero rimasti sino al termine della passerella politica? Sarebbe stato giusto che la solennità del commiato avesse subito le ingiurie del meteo e la fretta della gente nel sottrarsi a queste?

Vorrei tanto che i nostri amministratori potessero affrancarsi da tabù ideologici e servitù religiose al fine di procedere nell’affermazione di una democratica equità e parificazione di trattamento, almeno in morte, tra i credenti in una qualsiasi dottrina di fede ed i laici nello spirito. Che la liberale ultima scelta non debba mai risultare una autolesionistica discriminazione.

La realizzazione della sala del commiato, soprattutto se legata alla possibilità di cremazione in provincia, rappresenta la via che io continuo a suggerire pubblicamente da almeno 25 anni e, per motivi anagrafici, non credo di averne altri 25 per aspettare.

Paolo Bampo

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