Tuesday, 25 September 2018 - 18:51

Intervista a Davide Giacalone, relatore ai Grandi incontri di Liberal Belluno sabato 21 gennaio al Centro congressi Giovanni 23mo

Gen 15th, 2017 | By | Category: Appuntamenti, Cronaca/Politica, Prima Pagina

Ad un anno esatto dalla presentazione di “Sindrome Calimero – Per l’Italia che corre contro quella che le sega le gambe” ritorna a Belluno Davide Giacalone, giornalista e scrittore. Dal 1980 all’86 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del Partito repubblicano. Dall’81 all’82 capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dall’87 al ’91 consigliere del ministro delle Poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato inoltre consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. L’autore sarà ospite sabato 21 gennaio 2017 alle ore 17,30 al teatro del Centro congressi Giovanni 23mo di Belluno per la rassegna culturale “I grandi incontri di Liberal” . Modera la serata Daniela De Donà, giornalista de Il Gazzettino.

Dottor Giacalone, per salvare Monte dei Paschi di Siena il consiglio dei ministri in una notte trova i 20 miliardi del fondo già approvato dal Parlamento, che evidentemente saranno scaricati sulla fiscalità generale, cioè su di noi contribuenti. Di quei 47miliardi di prestiti malati di Mps però, ci sono i soliti noti, non certo il salumiere. Tutti ricordiamo le immagini dei colletti bianchi con gli scatoloni in mano, licenziati dopo il crack della Lehman Brothers nel 2008 negli Usa. In Italia a pagare è sempre Pantalone?
“In Italia, da destra a sinistra, si hanno idee diverse su quali siano i problemi più urgenti e su quali ne siano le cause, ma si converge sul rimedio: la spesa pubblica. Il che fa crescere il debito, ovvero il nostro grande problema. Venendo a Monte dei Paschi, ma vale per tutte le banche i cui conti sono malati e nelle quali si è dovuto portare capitale pubblico, o soldi raccolti dalle altre banche: è evidente che una grossa impresa ha affidi più alti di una piccola, un salumificio più di un pizzicagnolo, quindi la sola dimensione non aiuta molto a capire. Il fatto è che fa le perdite e le sofferenze ce ne sono che sono state causate dalla crisi, ma sono il frutto di un modo malato e deprecabile di fare credito, favorendo amici e operazioni insensate, ma capaci di dare soddisfazioni a chi si vuol favorire. Nel momento in cui entrano capitali di altri su questa roba si deve fare chiarezza e pulizia, e, così come per la vendita di prodotti finanziari inappropriati a clienti che non avrebbero dovuto comprarli, chi ha sbagliato deve pagare. A questo si aggiunga che le nostre banche, nel loro insieme, hanno troppi sportelli, troppi dipendenti, troppi costi fissi. Non serve a nulla salvarle se non si cambia modello e non si prende atto che la gran parte delle operazioni, oggi, viene fatta on line. Roba dolorosa, ma è assai più doloroso buttare i soldi del contribuente”.
Ai correntisti delle banche popolari venete è andata ancora peggio, perché hanno pagato di tasca loro senza che nessun paracadute di stato sia intervenuto. E anche qui, coloro che rifilavano titoti tossici a chi aveva risparmiato per una vita, sono rimasti impuniti. Come è possibile che accadano queste cose oggi?
“I correntisti possono essere chiamati a compartecipare di un fallimento solo se hanno depositi superiori a 100mila euro. Che non è il classico caso del risparmiatore. I primi a pagare sono gli azionisti e gli obbligazionisti (secondo le gradazione delle obbligazioni ed escluse le garantite). Era così anche nella nostra legge precedente ed è giusto che sia così. Quel che non è giusto è che divenga azionista od obbligazionista chi non sa neanche cosa sta facendo e a quali rischi (oltre che opportunità di guadagno, naturalmente) va incontro. Ma per risolvere questo problema non si devono socializzare le perdite, dopo che i guadagni erano privati. Si deve fare una cosa diversa: creare un fondo per ristorare i truffati. Il che presuppone, però, che si siano condannati i truffatori e che a loro si sia tolto tutto. Se non si procede in questo modo, il truffato, alla fine, sarà il contribuente”.
In un suo recente articolo ha sottolineato che con il sistema proporzionale, dal 1948 al 1992, i parlamentari che cambiarono partito furono 11. Dal 1994 in poi, con i sistemi maggioritari, si contano centinaia di cambi di casacca. Lei attribuisce la causa allo spessore degli eletti e dei partiti. Ma non è forse il sistema elettorale porcellum che ha dato il potere alle segreterie di partito di eleggere personaggi “innocui”, e yesman?
“Certamente. E gli yesman, come di consueto, sono anche i primi a tradire e fare i propri esclusivi interessi. Mica dicevano “yes” per convinzione, ma per convenienza. Si può dire che abbiano una loro ripugnante coerenza. Le due cose si accompagnano, difatti la promozione di questa genia senza qualità altro non è che un depauperamento della qualità degli eletti, quindi anche della nostra vita collettiva”.
Effetto Trump. Pare che il nuovo presidente americano abbia più a cuore le sorti interne del suo Paese e allenti la morsa in Europa e nei confronti di Putin. L’Italia, in questo scenario, potrà avere dei vantaggi, rispetto al vecchio corso Obama (Sanzioni, embargo commerciale con la Russia)?
“Cosa sarà la presidenza Trump lo sapremo solo quando sarà e farà il presidente. Fin qui ha detto di tutto. Una cosa, però, è bene tenerla a mente: il protezionismo in casa del secondo mercato occidentale (il primo siamo noi europei) non porta bene a chi vive di esportazioni, come noi italiani, e l¹allentamento della funzione militare degli Usa comporta un aumento della nostra (sia italiana che europea) spesa per la difesa. Le cose si tengono. Non è che di una stagione prendi solo quello che ti piace, devi valutarla nel suo insieme, in modo da non commettere errori. Ma, ripeto, cosa sarà quella presidenza cominceremo a saperlo fra poco”.
Roberto De Nart

Share

Comments are closed.