Sunday, 23 September 2018 - 01:38

Il matrimonio contadino con i figuranti in costume d’epoca

Gen 15th, 2017 | By | Category: Lettere Opinioni

Dopo le vacanze natalizie trascorse ad altre latitudini, ritorno volentieri nella mia terra. Gli amici con cui condivido la passione della montagna mi hanno chiamato nei giorni scorsi per una breve escursione sulle solite cime: inizialmente ho detto di no, dando la colpa al fuso. Ma la loro insistenza, declinata con me già molte volte, ha vinto ed eccomi qui ancora una volta tra le montagne bellunesi. Il freddo è pungente, ma nelle ore centrali della giornata col sole alto, si sta bene e si riesce anche a togliersi berretto, sciarpa e guanti con cui ci si prepara al ritorno del freddo verso sera.
Oggi però ho insistito a non salire a ciaspolare sulle vette, ma ho chiesto agli amici di stare in valle a vedere qualche festa folkloristica. Hanno un po’ storto il naso, perché la giornata è adatta all’escursione, ma poi – stavolta – hanno ceduto e mi hanno portato a vedere una manifestazione in uno dei tanti paesini nei pressi di F*: un matrimonio con tutti i sacri crismi della tradizione locale.

Arriviamo nel primo pomeriggio quando il corteo è appena iniziato: si tratta di un antico rito del matrimonio contadino con i figuranti tutti in costume d’epoca. La gente che affolla la piazza è variopinta, stretta nei piumini e nei cappotti colorati, fatta eccezione per qualche anziana signora che veste ancora di nero o qualche contadino (oramai figure rare) in giacca e pantaloni di velluto marrone e per altro irriconoscibile tra cappello e sciarpa al collo. Il contributo maggiore di colore però è dato dagli sposi col loro corteo variopinto: le tinte accese dei loro abiti brillano ancor più tra il grigio della pietra, il nero dell’asfalto e il bianco dei campi innevati attorno al paesino. Molti dei presenti hanno già mangiato e bevuto in piazza. Si vede l’effetto nei loro volti rubicondi e sorridenti e nella gioia che dimostrano nel danzare (forse lo fanno anche per scaldarsi). E’ un’esperienza contagiosa che fa venir voglia di mettersi a saltare con loro oltre a brindare e addentare una fetta di torta offerta dalla Pro Loco.
La sposa spicca, oltre che per bellezza e giovanissima età, anche per il suo splendido cappello di colore verde che, con il bianco del colletto e dei polsini e il vicinissimo garofano rosso che lo sposo porta nel taschino della giacca, ricorda con un pizzico di retorica, il Tricolore. Tra gli invitati alcune ragazze coi capelli raccolti sulla testa: sono quelle ancora nubili e chissà… magari a caccia di un marito. Poi invece seguono le donne sposate che portano tutte i capelli acconciati sulla nuca. Le bambine indossano abiti di fogge diverse ma tutti dello stesso colore bianco; mentre i ragazzini si presentano in loden nero e camicia di ciniglia. Un posto a parte, nel corteo degli invitati, spetta al maestro di cerimonia, riconoscibile dal grande e vistoso cappello di piume di struzzo bianche e nere.

Quando il corteo si avvia alla fine per confluire nella piazza dove oramai quasi tutti ballano e si divertono, si sente uno strombazzare da lontano, un clacson che si avvicina e non smette di suonare. Molti cominciano a mormorare che saranno i soliti cittadini che vogliono dar mostra delle loro auto nuove o dei loro suv ultimo modello. Eppure il suono non smette. Si avvicina sempre più, compare un’auto dal fondo della via, che entra nella piazza e si ferma con una frenata da film d’action. Scende un giovanotto su trent’anni dall’aspetto un po’ trafelato, ma sorridente ed euforico. Si avvicina allo sposo e gli dice qualcosa ad un orecchio. Lui sorride ancor più di quanto ha fatto finora. Si alza e si avvia verso il palco dove c’è il microfono pronto per chi dovrà presentare le danze e il resto della manifestazione.
Si schiarisce la voce, si sistema l’abito e dice: ho un annuncio da fare a tutti! Pochi minuti fa è nato mio figlio Luca!
Il mormorio attraversa tutta la folla dei presenti poi si trasforma in sorriso e alla fine si scatena un sonoro applauso. La povera sposa (quella finta) supera l’imbarazzo iniziale, sale sul palco e nonostante la voce rotta dice commossa: sono felicissima! La mamma di Luca è mia sorella maggiore!
Mi giro verso i miei amici che stanno sorridendo alla battuta di qualche paesano…raccolgo solo qualche parola perché nel frattempo si è alzato un po’ di vento che porta via le sillabe e mi fa arrivare solo dei …so so so…e do do do… Ho un’occhiata di intesa coi miei amici. Ci rifugiamo nel solito bar della piazza dove c’è ancora un ultimo tavolo libero. Mentre calano più lunghe le ombre, sorseggiamo una cioccolata calda. I più coraggiosi anche un po’ di grappa.
Nel frattempo la sposa (finta) se ne è tornata a casa; il neopapà è scappato subito a vedere il suo piccolo bambino e la sua (vera) sposa.
Io penso alla strada del ritorno e, nonostante il buio già fitto, ho ancora negli occhi i colori splendenti di oggi.

Bruna Mozzi

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