Tuesday, 11 December 2018 - 10:49

Chiodini, finferli, laricini, steccherini, prataioli, spongarole, ecco i funghi sotto accusa. Fabio Padovan: “Limitarne il consumo”

Gen 15th, 2017 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina

Se vi piacciono “da morire” i funghi chiodini, il fungo delle nebbie, i finferli, i laricini, gli steccherini e le spongarole o spugnole, sentite cosa ha detto sabato pomeriggio al convegno di Dolomiti in Scienza Fabio Padovan (primo a sinistra nella foto insieme a presidente e segretario del Gds Gruppo divulgazione scientifica), presidente dell’Associazione micologica Bresadola di Belluno, già coordinatore nazionale per la compilazione della check-list della microflora italiana.
I chiodini (Armillaria mellea) è la specie che detiene il primato per ricoveri ospedalieri per intossicazione. Sindrome armillaria con la comparsa di gastroenteriti dopo 6 ore.
Sotto accusa anche il cosiddetto fungo delle nebbie, nebbione, cimballo (Clitocybe nebularis), generalmente conservato sott’olio, un fungo che provoca frequenti intossicazioni se non viene bollito. Oppure intossicazioni da accumulo, quando viene ingerito più volte a breve distanza e il fisico non tollera l’accumulo di tossine.
Anche le spongarole, o spugnole (Morchelle), velenose da crude, ma anche dopo bollitura, se consumate in grandi quantità o di esemplari a maturazione avanzata, sono responsabili di intossicazioni. Qui i sintomi sono i capogiri, perché la tossina agisce sul sistema nervoso.
Non basta. C’è anche il problema dei metalli pesanti come mercurio, argento, cadmio, e del cesio 137 di cui alcune specie di funghi sono dei formidabili bioconcentratori.
Qui, dalle analisi effettuale da Ulss 1 e Arpav nella nostra provincia, sotto accusa sono i funghi prataioli o champignon per i quali è stata rilevata un’alta concentrazione di piombo, anche in quelli raccolti in alta quota lontano da strade. Per quanto riguarda le coincentrazioni di cadmio, va detto che sono sufficienti 100 grammi di funghi per superare abbondantemente la soglia di tollerabilità settimanale.
Per quanto riguarda il cesio 137 radioattivo, quello per capirci dovuto soprattutto all’incidente della centrale nucleare di Chernobyl il 26 aprile del 1986, le specie note dalle nostre parti nelle quali sono state rilevate alte concentrazioni sono i finferli, il laricino e lo steccherino dorato. Soprattutto quelli raccolti in Nevegal, dove sembra che la pioggia radioattiva di Chernobyl si sia abbattuta con maggiori concentrazioni. In questo caso, i sintomi riconducibili all’ingestione di funghi radioattivi sono la nausea, vomito, diarrea, emorragie.
Insomma – ha detto Padovan invitando a limitarne il consumo – sono poco digeribili, hanno un bassissimo contenuto calorico, posto che sono costituiti per il 90% da acqua, 5% proteine e 4% zuccheri. 100 grammi di funghi hanno un apporto calorico di 22 Kcalorie. Molti di essi contengono tossine che possono essere eliminate solo con la bollitura ad una temperatura minima di 70° per almeno 10 minuti buttando via l’acqua di cottura. E quindi non possono essere cotti direttamente alla piastra perché senza bollitura le tossine non verrebbero distrutte.
Sulla loro commestibilità non vi è nulla di più ignoto. Essendo stati analizzati solo i contenuti chimici di quegli esemplari che hanno provocato intossicazioni (40mila casi ogni anno in Italia con una decina di morti).

 

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