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sabato, Maggio 30, 2020
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Pneumatici fuori uso: le proposte CNA per superare il caos

Gianni Pastella

Gli pneumatici fuori uso (PFU) sono uno di quei rifiuti, al pari ad esempio degli imballaggi, delle batterie, dei materiali elettrici ed elettronici, per i quali la normativa ambientale di riferimento applica il principio cosiddetto della responsabilità estesa del produttore. In sostanza, sulla base del dettato comunitario “chi inquina paga” che sta alla base di tutta la normativa ambientale, per particolari flussi di rifiuti e del relativo impatto per l’ambiente e la salute umana viene assegnata una responsabilità specifica in capo al produttore iniziale del bene (in questo caso, il produttore di pneumatici); senza però superare la responsabilità che normalmente ricade in capo al produttore del rifiuto (in questo caso, il gommista).
In concreto, nel momento della prima immissione degli pneumatici, sul costo di vendita viene obbligatoriamente applicato il cosiddetto contributo ambientale (con conseguente impatto economico per le tasche dei cittadini), che viene trasferito ai sistemi collettivi costituiti dai produttori degli pneumatici, i quali devono garantire la raccolta degli stessi (sulla base dei quantitativi di immesso al mercato che rappresentano), una volta giunti a fine vita.

“Un meccanismo che, sulla carta, nasce con l’obiettivo di tutelare l’ambiente ma che, a causa di una serie di inefficienze, in primis la scarsità dei controlli – sostiene Gianni Pastella presidente degli autoriparatori APPIA – ha fatto si che i consorzi deputati alla raccolta, lamentando un quantitativo di pneumatici sul mercato superiore all’immesso al consumo, interrompessero la raccolta lasciando i magazzini dei gommisti carichi di pneumatici fuori uso, con evidenti pesanti conseguenze per la loro attività”.
A cinque mesi dall’incontro con il Ministero, dove si è ribadita con forza la necessità di intervenire con urgenza per sanare le criticità esistenti e avanzato proposte per correggere una gestione che evidentemente non funziona come dovrebbe, nulla si muove.

“Eppure conclude il presidente di categoria dell’APPIA, le proposte avanzate al Ministero dell’Ambiente non sono di difficile attuazione. Si tratta per prima cosa di affrontare la situazione di emergenza implementando tutte le azioni necessarie a far sì che tali pneumatici fuori uso vengano raccolti rapidamente e costantemente da parte dei Consorzi di riferimento prevedendo in contemporanea meccanismi utili a definire i quantitativi di raccolta extra-target che i sistemi collettivi devono garantire per evitare le situazioni emerse in questi mesi. Vanno poi rafforzati i controlli per intercettare le anomalie del mercato. In questi mesi si è imputato il problema dei quantitativi anomali presenti sul mercato esclusivamente a situazioni di “nero” nel settore del ricambio ma non si può prescindere da un controllo più stringente anche sui dati e le informazioni che i produttori e i sistemi collettivi sono tenuti a fornire rispetto al proprio immesso al consumo; rispetto infine ai sistemi collettivi, è necessario individuare il giusto equilibrio tra la necessità di evitare che l’attività di raccolta si concentri solo su pochi operatori e di garantire, al contempo, la serietà e l’efficienza di tali sistemi”

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