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“Ci sarà la guerra in Europa”? Quella volta che Knickerbocker anticipò in un libro la strategia di Hitler

Gen 5th, 2017 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Nato nel Texas nel 1898, muore in un incidente aereo a Bombay il 12 luglio del 1949, Hubert Renfro , soprannominato “Red” dal colore dei suoi capelli, fu uno dei più grandi corrispondenti esteri americani. Nel 1923, al tempo del putsch di Hitler nella Bürgerbräukeller, si trova a Monaco dove studia psichiatria. Nel 1931 riceve il premio Pulitzer per i suoi servizi sull’Unione Sovietica, cui seguono quelli sulla Guerra d’Etiopia, la Guerra civile spagnola, la Guerra cino-giapponese, l’Anschluss dell’Austria, il Patto di Monaco, la Battaglia d’Inghilterra e la Guerra nel Pacifico. Nel 1934 pubblica un libro-inchiesta dal titolo “Ci sarà la guerra in Europa?” dove intervista tutti i principali uomini politici europei dell’epoca (Hitler escluso).

Knickerbocker riesce a mettere a fuoco con un anticipo di 5 anni tutti i possibili scenari, come in realtà poi si sarebbero determinati. Ed è interessante rileggere alcuni passi pubblicati nel ’34 per comprendere come sia nata la leggenda secondo cui Hitler acquistò il libro di Knickerbocker (costo 12 lire, 293 pagine, nemmeno una foto, Bompiani editore Milano 1934) e non fece altro che “attenersi alle istruzioni”. «La guerra tra la Germania e la Polonia era la paura numero uno della paurosa Europa – scrive Knickerbocker analizzando le varie posizioni degli stati europei – La Germania ha un Hitler e un Hindenburg, la Polonia li ha entrambi riuniti in un solo uomo, Pilsudski. Oggi le due nazioni, militariste per eccellenza ed un tempo acerrime nemiche, hanno concordato una tregua e firmato un patto decennale di non-aggressione. Come fanno – si chiede Knickerbocker – 32 milioni di Polacchi a fidarsi di 65 milioni di Tedeschi che hanno sempre vagheggiato di riconquistare una porzione del territorio polacco? C’è qualcuno che autenticamente crede che la Germania smetterà di rivendicare i suoi diritti sul corridoio di Danzica? Non è ovvio che lo scopo di Hitler è soltanto quello di temporeggiare? Non è chiaro ch’egli non mira ad altro che a cullare i Polacchi in un senso di sicurezza, così da impedire loro di fare la guerra alla Germania prima ch’essa abbia provveduto a riarmarsi»?

Nel libro di Knickerbocker c’è anche un richiamo all’autore inglese Wells ed al romanzo “La piega degli eventi futuri”, dove il grande veggente inglese (proprio così lo definisce Knickerbocker), fa scoppiare in Danzica tra il 1940 e il 1950 quello che viene definito “L’ultimo ciclone di guerra”, ossia una guerra europea con il crollo delle civiltà. Nel racconto di Wells il pretesto nasce alla stazione ferroviaria di Danzica, dove un ebreo-polacco si sporge dal finestrino per sputare un seme d’arancia. Un milite delle Truppe d’assalto assiste alla scena ed interpreta il gesto come uno sfregio che attizzerà la guerra.

Nel suo reportage attraverso l’Europa con interviste a ministri e generali, Knickerbocker incontra il governatore militare di Strasburgo, generale Camillo Walch al quale chiede un’opinione sulle fortificazioni francesi in rapporto alla sicurezza del paese. Ebbene, «le nostre fortificazioni sono eccellenti, capaci di respingere ogni attacco terrestre – disse l’alto ufficiale – ma cosa possono fare contro un’offensiva aerea»? «Oppure in caso di un accerchiamento – aggiunse il generale Milliet comandante in seconda – Sappiamo che verranno. Dicono che l’Alsazia-Lorena non la vogliono, ma non c’è un’anima, in queste due province che lo creda».

Nella pagina che precede la vera e propria intervista a Mussolini, Knickerbocker descrive minuziosamente il Duce e non nasconde una certa ammirazione nei suoi confronti: «Non c’è uomo che sappia vagliare meglio di lui i pericoli che minacciano l’Europa. Ha in tutte le capitali, oltre ai rappresentanti ufficiali, i suoi uomini di fiducia che telefonano al Capo, di notte se necessario, per ore. Nessun giornale riceve un volume di informazioni private paragonabile a quello che quotidianamente raggiunge l’orecchio di Mussolini. La sua potenza poggia su tre basi: il grado d’informazione, il suo giudizio, la sua volontà». Knickerbocker chiede a Mussolini: «Per quanto tempo può Vostra Eccellenza prevedere che durerà la pace in Europa»? e Mussolini: «Ritengo che durerà almeno altri 10 anni». Siamo nel 1934, quattro anni dopo avviene l’annessione dell’Austria, benché Mussolini avesse dichiarato che «dev’essere conservata l’indipendenza austriaca».

La profezia di Knickerbocker diventa nitida nella seconda parte del suo libro, dove egli si chiede: «Perché l’Europa ha paura della Germania hitleriana? Qui a Ginevra la risposta è appesa in una vetrina di un libraio. Costa un franco. E’ una carta geografica intitolata Sprachenkarta von Mitteleuropa e mostra conformemente all’intenzione del suo editore tedesco, che in Europa esistono, tutt’attorno ai confini del Reich, tanti tedeschi da portare a 85.263.000 il numero degli europei la cui favella nazionale è la lingua tedesca. Venti paesi d’Europa ospitano un numero di tedeschi alto abbastanza da ispirare ai rispettivi governanti la preoccupazione che un giorno qualcuno potrà voler tentare di unificare tutti quei teutoni in una sola nazione». Nelle due ultime pagine del libro il disegno di ciò che si realizzerà è perfetto.

Scrive Knickerbocker: «Nello schieramento delle nazioni, gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Francia e l’Unione Sovietica sono quelle che hanno tutto quello che desiderano. E intendono conservare i confini come sono oggi. Le nazioni che non hanno quanto desiderano sono la Germania e il Giappone. Hitler ha dichiarato una ventina di volte che egli vuole la pace. Ma gli armamenti non hanno mai assicurato il mondo contro la guerra».

Roberto De Nart

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