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Riforma delle Ulss. Il parere del costituzionalista prof. Pizzetti: “Calpestato il Regolamento sull’iter di approvazione del pdl 23”

Dic 28th, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore, Sanità

 

Consiglio regionale del Veneto

In occasione dell’approvazione della riforma sanitaria il presidente del Consiglio regionale e il segretario generale sono venuti meno al loro ruolo istituzionale di garanti, sul piano politico e tecnico, dell’Assemblea legislativa: l’applicazione del Regolamento consiliare è stata più volte piegata a interessi di parte, quelli della Giunta regionale e della sua maggioranza.

È questo, in estrema sintesi, il significato del lungo e articolato parere pro veritate reso dal prof. Francesco Pizzetti, dal 1980 ordinario di diritto costituzionale all’Università di Torino, già direttore della Scuola superiore della Pubblica Amministrazione, Garante nazionale della Privacy e consulente del Ministro per gli Affari regionali.

 “Pare a me – scrive il prof. Pizzetti – che la condotta tenuta dal presidente del Consiglio regionale del Veneto nel corso dei fatti esaminati debba essere censurata senza riserve.”

Gli “strappi” al Regolamento operati dal presidente erano stati avallati da un parere del segretario generale del Consiglio, che il prof. Pizzetti stronca senza appello:Il parere del segretario generale prescinde totalmente dall’analisi e dalla ricostruzione dei fatti che ne hanno originato la richiesta. È evidente, infatti, che nessun potere è di per sé privo di limiti e può essere esercitato senza il dovere di motivazione.” Il professore bolla inoltre come irrilevanti “gli amplissimi riferimenti a prassi parlamentari, peraltro inconferenti rispetto al tema in esame”. “Va sottolineato che l’art. 105, comma 4 conferisce al Presidente un potere eccezionale e derogatorio [di invertire l’ordine di votazione degli emendamenti] che non può mai essere esercitato al fine di tutelare la maggioranza soltanto e men che mai la maggioranza di governo. La norma, infatti, non ha nulla a che fare con le norme regolamentari di Camera e Senato relative alla questione di fiducia; questione di fiducia che, peraltro, è ignota allo Statuto Veneto.”

Alla ripresa dei lavori consiliari, il Gruppo Partito Democratico depositerà formalmente il parere del prof. Pizzetti, come contributo per una necessaria riflessione che riporti l’Assemblea legislativa regionale a una normale vita democratica, attivando gli istituti già previsti dallo Statuto regionale per garantire il pieno rispetto delle regole.

I FATTI

Il 20 ottobre 2016 il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, dopo 4 mesi e 130 ore di sedute, la legge regionale n. 19/2016 che riforma la governance della sanità veneta, attraverso l’istituzione dell’Azienda Zero e l’accorpamento di alcune Aziende Ulss.

Su questo provvedimento il Gruppo del Partito Democratico, in accordo con tutta l’opposizione, aveva ottenuto che non fossero contingentati i tempi del dibattito d’aula, avvalendosi del cosiddetto Jolly, cioè della facoltà concessa a ciascun presidente di gruppo una sola volta nell’arco della legislatura “per un provvedimento ritenuto di particolare rilievo” (art. 43, comma 5 del Regolamento del Consiglio regionale del Veneto).

Dopo la pausa estiva, il confronto in Aula si era arenato sugli scogli dell’articolo 12, ovvero sul numero delle Aziende ULSS. Il testo originario del progetto di legge, primo firmatario il consigliere-presidente Luca Zaia, prevedeva la riduzione delle Aziende ULSS da ventuno a sette, vale a dire una per ciascuna delle sette province venete. Ma il testo approdato all’Aula ne conteneva nove. Le opposizioni avevano presentato emendamenti che ne proponevano 7, 10 e 12. Secondo il Regolamento del Consiglio (articolo 105, comma 3) gli emendamenti dell’opposizione avrebbero dovuto essere messi in votazione prima dell’emendamento della Giunta regionale, nell’ordine corrispondente a 12, 7, 10, 9 Aziende ULSS. Invece, il presidente ha deciso di modificare l’ordine delle votazioni, mettendo in votazione l’emendamento della Giunta, avvalendosi dell’articolo 105, comma 4 del Regolamento, secondo il quale “Il presidente può modificare l’ordine delle votazioni qualora lo reputi opportuno ai fini dell’economia o della chiarezza delle votazioni stesse”.

A seguito di questa decisione, che stroncava la discussione su un punto fondamentale, i capigruppo dell’opposizione hanno chiesto di acquisire formale parere scritto del segretario generale del Consiglio in merito all’applicazione dell’articolo 105, comma 4 del Regolamento. Il parere, dopo ripetuti richiami alla prassi parlamentare e al Regolamento della Camera dei Deputati, avallava senza riserve il comportamento del presidente del Consiglio.

Al termine dell’iter di approvazione della riforma sanitaria, il Gruppo Partito Democratico aveva preannunciato pubblicamente che sulle violazioni regolamentari avrebbe interpellato i massimi esperti, affinché non si ripetessero in seguito simili anomalie nella vita democratica dell’Assemblea legislativa veneta.

Il PARERE

Anticipiamo di seguito alcuni passaggi del Parere Pro Veritate del prof. Francesco Pizzetti in merito all’applicazione dell’art. 105, comma 4 del Regolamento.

“Qualora il presidente del Consiglio regionale intenda avvalersi dell’art. 105, comma 4 nell’ambito dell’esame e delle votazioni relative a un provvedimento per il quale sia stato attivato l’art. 43, comma 5 (cosiddetto Jolly), spetterà ad esso operare un attento bilanciamento tra l’oggettivo interesse dell’Assemblea a poter svolgere i propri lavori con economicità e chiarezza, e il non meno rilevante interesse del gruppo che ha attivato l’art. 43, comma 5, a che l’esame in questione si svolga tenendo conto del particolare rilievo attribuito al provvedimento.

Il presidente del Consiglio dovrà dunque operare con la massima cautela, estremo senso di equilibrio e prestando particolare attenzione alle richieste dei rappresentanti dei gruppi o del gruppo che hanno attivato l’art. 43 comma 5. Cosa che in questo caso non sembra certamente essere avvenuta, tanto da spingere tutti i capi gruppo di opposizione a manifestare la loro contrarietà e a chiedere il parere del segretario generale, sul contenuto del quale si è già detto ampiamente.”

“È chiarissimo che il ricorso all’art. 43, comma 5 (il cosiddetto Jolly) è caratterizzato dall’ eccezionalità, testimoniata dal fatto che esso può essere attivato da parte di ciascun gruppo una sola volta per legislatura. Inoltre la norma stessa individua la giustificazione della sua attivazione nel riconoscimento del particolare rilievo attribuito al provvedimento per il quale è richiesto e concesso. Tutto questo implica che nessun criterio di economicità possa giustificare che di fatto si limiti l’esame del provvedimento applicando l’art. 105, comma 4. Ogni limite opposto all’esame e voto delle disposizioni e dei relativi emendamenti per motivi di pura “economicità” delle votazioni, ridonderebbe, infatti, necessariamente sulla limitazione anche dei tempi di discussione e di esame. Una limitazione per di più “surrettizia”, e operata facendo ricorso a una norma che, tenendo conto del sistema complessivo del Regolamento e sulla base di una corretta applicazione del principio di bilanciamento fra due disposizioni entrambe “derogatorie” della normativa ordinaria, con tutta evidenza non può essere invocata in questo caso.

Egualmente si deve dire per l’altro motivo che può giustificare il ricorso all’art. 105 comma 4, quello relativo cioè alla chiarezza della votazione.

Anche in questa ipotesi, infatti, l’esigenza di chiarezza che, se motivata, è certo apprezzabile, cede rispetto alla superiore esigenza di non limitare il tempo di esame del progetto in violazione di fatto dell’art. 43 comma 5.

Peraltro, nel caso concreto che è alla base della richiesta di questo parere, le ragioni di economicità e chiarezza in base alle quali il presidente ha applicato l’art. 105, comma 4 non solo non venivano espresse, ma la stessa applicazione della norma era dichiaratamente contestata dal correlatore di minoranza, in quel momento espressione politicamente di particolare rilievo proprio del gruppo che aveva fatto ricorso all’art. 43, comma 5.”

“Va, inoltre, sottolineato con forza che il potere derogatorio di cui alla norma in questione [l’art. 105, comma 4] deve sempre essere esercitato dal Presidente nell’interesse esclusivo dell’Assemblea e al solo fine di consentire ad essa di procedere alle votazioni nel modo più “economico” e “chiaro” possibile. Si tratta certamente di un potere del presidente ma non di un potere che esso possa esercitare a suo piacimento e senza limiti. Il potere ad esso conferito ha infatti una finalità esplicitamente dichiarata e definita nella norma stessa: quella, appunto, di consentire votazioni secondo modalità più economiche (cioè più efficienti) e più chiare nell’interesse di tutti i votanti e di tutti i partecipanti al voto.”

“È certamente politicamente censurabile, in generale e in astratto, il comportamento del presidente che non dia ai consiglieri un tempo sufficiente per presentare emendamenti e subemendamenti ai sensi dell’art. 102 del Regolamento.(…) chiaro però che quando un gruppo ha dichiarato, ricorrendo all’art. 43, comma 5, che un particolare provvedimento riveste a suo giudizio un rilievo particolare, il presidente deve innanzitutto tenere conto dell’eccezionalità della discussione conseguente all’applicazione di questa norma e, di conseguenza, applicare l’art. 102 muovendo dal primario valore di non limitare né la discussione né l’esame del provvedimento con modalità tali da svuotare di fatto l’applicazione dell’art. 43.”

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