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La pelle dell’orso e il gattopardismo all’italiana * di Bruna Mozzi

Dic 3rd, 2016 | By | Category: Prima Pagina

Le amate montagne bellunesi? Oggi non le ho potute vedere dal vivo, ma le ho ammirate sullo schermo. Ho visto il film che è uscito proprio il 3 novembre, un mese fa, “La pelle dell’orso” girato da Marco Segato e prodotto dalla Jolefilm, con protagonista il personaggio di Pietro Sieff interpretato dal sempre bravo Marco Paolini e suo figlio Domenico (Leonardo Mason).

la-pelle-dellorsoIl film è tratto dal romanzo omonimo di Matteo Righetto. Segato ha girato in Val di Zoldo e dintorni tra la tarda primavera e l’estate del 2005, in sole sette settimane; lo scenario? quelle zone che costituiscono una sorta di ‘comune sparso’ nato nel 2016 dalla fusione dei comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto (e la cui sede comunale è Fusine). A parte alcuni personaggi minori interpretati da attori padovani e non, ma comunque per lo più veneti, ha partecipato anche una ottantina di abitanti della zona, chiamati a fare da comparse, comprese alcune “riprese notturne”; il film si apre con delle maschere lignee tipiche della val zoldana durante la tradizionale processione della Gnaga a Fornesighe. Una festa che viene da lontano e che sembra risalire al 1897. Sarebbe dovuta all’iniziativa di Valentino Toldo detto “Nin di Rosa” che prese forse spunto da tradizioni svizzere da dove era emigrato. Prendendo dalla culla il piccolo figlio compì per primo assieme ad altri amici la passeggiata per le vie del piccolo borgo, destinata ad essere ripetuta poi dai coscritti e a diventare la numerosa sfilata di oggi… è la sagoma di una anziana signora dagli ingombranti zoccoli in legno, costretta nonostante l’età a portare sulle sue spalle nella gerla un giovane. Ma nel film diviene una strana figura mascherata coperta di pelle di pecora e che scherza coi ragazzi finendo poi con lo spaventarli.
E a parte le tradizioni del folklore montano, gran parte del film è riservata ai paesaggi diurni e notturni, fatti di albe e tramonti; cime di alberi che si stagliano sul cielo azzurro e fronde che stormiscono al vento e poi il sottobosco fitto e rigoglioso. C’è tutto questo nella pellicola di Segato. Alcune riprese importanti anche alla Veda sopra Fornesighe, attorno al lago del Vach, al bosco di Sottorogno, a Val Pramper. E’ una zona che è rimasta indenne agli incendi che scoppiavano con frequenza da queste parti; altrove mattoni e cemento hanno sostituito il legno che invece qui si è salvato e che è ben immortalato nella fotografia del film.
Per i 92 minuti della durata del film, la natura resta sempre protagonista, la natura selvaggia e violenta dei pericoli della montagna tra vipere e orsi.
Questo we, in cui sono chiamata al dovere civico di espressione di voto per il referendum costituzionale, non ho potuto scordarmi delle cime e le ho volute rivedere assieme ad almeno 80 studenti del mio liceo. Il diaol così come viene detto l’orso nel film, ne rappresenta la parte malvagia e oscura, ma destinata a scomparire e ad essere soppressa dall’uomo. Nel finale del film la nuova generazione è pronta a vivere una nuova vita e a lasciare alle spalle il passato. Speriamo sia di buon augurio per il referendum di domani, perché non sia il solito “gattopardismo all’italiana”e si possa cambiare qualcosa… forse qualcuno.

Bruna Mozzi

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