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Progetto di legge sulla protezione delle minoranze. Berti: “Un guazzabuglio che mette a rischio la Regione stessa”

Nov 30th, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Jacopo Berti - Movimento 5 Stelle

Jacopo Berti – Movimento 5 Stelle

“Un guazzabuglio scritto male, che niente ha a che fare con la lingua veneta e che potrebbe portare a conseguenze devastanti per la Regione stessa”. È questo il giudizio lapidario che Jacopo Berti, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, dà del progetto di legge 116 che il consiglio veneto sta valutando oggi.

“La portata degli emendamenti al testo e le posizioni a dir poco fredde di ampie porzioni della maggioranza consiliare – afferma Berti –  danno la misura della gravità della situazione.

L’esponente del Movimento 5 Stelle ha commissionato a un esperto in legge e in lingua veneta una relazione approfondita sul progetto di legge e il quadro che emerge dallo studio del provvedimento è preoccupante.

“Le stesse premesse del progetto – sottolinea il capogruppo M5S, autore di un durissimo intervento in aula apprezzato dai colleghi consiglieri – creano un corto circuito che sovverte sostanzialmente i meccanismi democratici”.

Nel progetto di legge sono inoltre contenuti grossolani errori giuridici e linguistici, con riferimenti normativi inesistenti e inesattezze che non depongono certo a favore della serietà e attenzione del testo legislativo. La parte più grave riguarda però il riconoscimento dei diritti sanciti dal progetto di legge: tale riconoscimento è subordinato al possesso di un patentino che viene rilasciato dall’Istituto della lingua veneta, il quale opera come “rappresentanza istituzionale della minoranza”.

“Se dovesse essere approvata questa legge così com’è – spiega Berti – si potrà essere veneti solo con il patentino fornito da questo istituto, che però è un’entità privata. Ci chiediamo quindi, e probabilmente siamo i soli a farlo, quali garanzie avranno la Regione o lo Stato in merito a eventuali derive etniciste da parte dell’istituto in questione”.

La legge, infatti, non prevede limiti o meccanismi di controllo sull’operato del soggetto. Il cui presidente Loris Palmerini, ha redatto il testo in esame in questi giorni in consiglio regionale. “La Regione, approvando questa legge, sta certificando di fatto i piani di dominio di un autoproclamatosi presidente del Governo delle Venezie e presidente del Tribunale del popolo veneto – tuona Berti – per non parlare del fatto che si tratta di soldi pubblici, che verrebbero affidati a un soggetto privato senza alcuna gara, senza bando e senza sapere quanto costerà ai cittadini questo salto nel vuoto”.

Il pericolo è molto più grande di quanto non si possa pensare a una prima lettura del testo del progetto di legge. “Se per ipotesi – sottolinea il consigliere regionale – la maggioranza dei veneti ottenesse il patentino la Regione stessa perderebbe rappresentatività, dato che la rappresentanza della minoranza spetta all’Istituto della lingua veneta. La legge darebbe perciò un riconoscimento di rango giuridico e istituzionale all’ente privato e questa situazione va decisamente contro l’ordine democratico. Anzi: si configurano le basi perché si arrivi, per la prima volta nella storia della Repubblica, a uno scioglimento del consiglio regionale e alla rimozione del presidente della Regione per atti contrari alla Costituzione”.

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