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Referendum ultime battute. Casson: “Sistema elettorale unito alla riforma sono un disegno criminoso”

Nov 29th, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

de-carli-casson-bacchetti-david-de-bon“Sistema elettorale e riforma costituzionale sono un disegno criminoso. Le hanno fatte insieme, se cade uno cade anche l’altro”! Non usa mezzi termini Felice Casson, senatore, noto magistrato, per decapitare con un No secco il referendum che andremo a votare domenica prossima.  “Chi vince fa cappotto, con un 20% di consensi si prenderà il 55% dei deputati con i quali potrà fare tutto, controllare la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura, nominare il capo dello Stato e tutti i vertici delle grandi aziende di stato”. Sono le parole di Felice Casson dette questa sera, martedì 29 novembre, alla conferenza organizzata dal Comitato del NO in Sala Bianchi a Belluno. Insieme al noto magistrato, ad illustrare le ragioni del No, c’erano Mauro De Carli segretario generale della Cgil di Belluno, Isabella David rappresentante della Rete degli studenti di Belluno e Mario De Bon sindaco di Sospirolo, con moderatore Enrico Bacchetti.

Sconcertante la testimonianza del senatore Casson su come si sono svolti i lavori parlamentari che hanno prodotto questa riforma costituzionale, con “sostituzioni militari di senatori e deputati” non allineati alle direttive del governo e una sorta di bavaglio alle commissioni che dovevano discutere gli emendamenti. “Erano concessi 10 secondi ogni emendamento – spiega Casson – io ne avevo 18, ho chiesto di unire i tempi e parlare per 180 secondi consecutivi. Ma mi è stato negato”.  Articoli scritti male, nella forma e nella sostanza, con rinvii a commi e paragrafi, al punto che anche un addetto ai lavori come Casson, magistrato e parlamentare da tre legislature, ha difficoltà a comprendere. Con episodi che toccano il grottesco “Non preoccupatevi, dobbiamo capirli noi” avrebbe detto un politico del Sì ad una delle riunioni in un istituto scolastico veneto, scatenando l’ira degli studenti. Infondate le ragioni del sì, laddove si sostiene uno snellimento dell’iter legislativo con la riforma. “Su 391 atti approvati – ha precisato Casson – 301 hanno avuto un solo passaggio Camera-Senato, 75 Camera-Senato-Camera e solo un 4-5% hanno fatto la staffetta tra camera dei deputati e Senato. Ma non dimentichiamo che la Legge Fornero è stata approvata in 15 giorni e comunque la media è di 38 giorni”. La Costituzione, insomma, non c’entra nulla con i tempi di approvazione delle leggi.

Mario De Bon, sindaco di Sospirolo, ha posto l’accento sulla clausola di supremazia, quella che prevede accentramento dei poteri. “In caso di approvazione della riforma – ha detto – nei territori non si deciderebbe più nulla, i sindaci non conterebbero più nulla. I tracciati degli elettrodotti sarebbero decisi altrove, così come sarebbero imposti dalle prefetture i richiedenti asilo”.

Mauro De Carli, segretario della Camera del Lavoro Cgil di Belluno, ha parlato di una campagna referendaria “condita da elementi pericolosi”. “Si sentono discussioni sullo spread, sulle banche, sulla ingovernabilità del Paese che prelude a governi tecnici. Un clima di ricatto benché non vi siano elementi per sostenere che il No alla riforma porterà a involuzioni”. De Carli si è soffermato in particolare su tre punti. La cessione dei poteri: sanità e politiche attive del lavoro, con il sì sarebbero accentrate al Parlamento. L’azzeramento delle province: così sparirebbe un’importante interfaccia, dove portavamo in discussione per essere rappresentate le crisi industriali e le esigenze del territorio. Infine il senso di partecipazione, che sarebbe compromesso con l’accentramento dei poteri.

Isabella David, del collettivo degli studenti, ha parlato di partecipazione, di povertà di diritti, di isolamento. Ed ha sottolineato i guasti della cosiddetta Buona scuola: “Fino a due settimane fa non c’erano nemmeno tutti gli insegnanti”.

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