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Gino, il cane fuggito è stato ritrovato. Apaca ringrazia. Gino si è avvalso della facoltà di non rispondere

Nov 17th, 2016 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina
Gino

Gino

E’ finita la fuga e la libertà di Gino, il cane dileguatosi un mese fa dopo aver scavalcato la recinzione alta due metri del rifugio Apaca dove era “domiciliato”. Alle 17.30 di lunedì pomeriggio, dopo un mese di vagabondaggio tra prati e boschi di Fiammoi, Cusighe e Col di Roanza Gino è stato ripreso e ricondotto a casa.

I volontari si erano immediatamente organizzati e, come da manuale, avevano affisso gli avvisi di ricerca in tutta la zona, avvertendo che il cane non si sarebbe fatto avvicinare facilmente. E così è stato. Nei primi dieci giorni di “fuga” Gino compariva e scompariva con la stessa rapidità, evitando le “ronde” dei volontari perlustravano mattino, pomeriggio e sera tutta la zona, sia in auto che a piedi, seguendo le decine e decine di avvistamenti e segnalazioni che arrivavano in Apaca dagli abitanti della zona. Solo quando è stato possibile stabilire con certezza il luogo dove Gino era solito passare la notte, è stato possibile installare una foto-trappola e posizionare del cibo. Quando il cane ha cominciato a frequentare con regolarità il posto, il Corpo di polizia provinciale ha installato una gabbia di cattura.
E dopo sei giorni, la gabbia è scattata alle spalle di Gino, che probabilmente ha trascorso solo un’ora ingabbiato, dato che, come erano soliti fare da qualche giorno, due volontari si sono recati sul posto a metà pomeriggio, trovando Gino tranquillamente disteso all’interno della gabbia. Non c’è stato neppure bisogno del cappio: il cane si è lasciato avvicinare senza problemi, ha indossato pettorina e guinzaglio ed è tranquillamente salito sull’auto dei volontari in direzione del rifugio.
“Vogliamo ringraziare tutti quelli che ci hanno dato una mano – dice Manuela Viezzer, vicepresidente di Apaca – a cominciare dagli abitanti che in queste settimane hanno telefonato incessantemente per segnalarci gli spostamenti di Gino e partecipando anche emotivamente a questa ricerca. Un grazie, poi, agli agenti del Corpo provinciale di polizia Sergio Umattino, Luca Catello e Lisa Azzalini e al loro dirigente Oscar Da Rold e ai tanti volontari che hanno partecipato alle ricerche. Tutte queste persone hanno permesso a Gino di terminare un’avventura che avrebbe potuto concludersi anche tragicamente, magari con uno sparo che pochi avrebbero collegato a lui o con uno dei bocconi avvelenati che ogni tanto vengono rinvenuti in quei quartieri della città.”
Adesso tocca ai bellunesi – ma quelli davvero motivati – di recarsi al rifugio APACA per candidarsi ad “amici per la vita” di Gino, che … perduta la libertà, si “è avvalso della facoltà di non rispondere”.

 

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