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La rappresentazione della Grande Guerra di Lorenzo Morao, come poteva essere vissuta nelle immediate retrovie del fronte

Nov 15th, 2016 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

compagnia-piccolo-borgo-anticoIl Piave, il raboso e la Grande Guerra. Che il fiume e il conflitto siano intimamente legati lo sappiamo, me che il raboso, eccellente vino della Sinistra Piave, abbia relazione con la prima guerra può giungere nuova a molti. Ce lo spiega, ora, Lorenzo Morao, noto commediografo trevigiano nella sua ultima (è la quinta della sua produzione teatrale) commedia che si intitola, appunto, “Se no jera par l’acqua del Piave e el raboso dee Grave” che sta andando in scena in queste settimane in varie località della regione.

Un lavoro di ampio respiro dove il tema dominante è la povera gente, la popolazione che subisce le angherie e le sofferenze portate da ogni conflitto. Per quanto riguarda il raboso la questione, almeno secondo l’interpretazione che ne dà nella commedia l’ex soldato Bastian, è relativa alla rotta di Caporetto che avviene nella seconda metà di ottobre. Mese in cui si vendemmiano e vinificano quelle uve. E quando gli austro-tedeschi irrompono nella pianura friulo-veneta trovano le cantine ricolme del vino appena pigiato. E, inevitabilmente, i soldati si abbandonano alla intemperanza di gozzovigliare invece di inseguire l’esercito italiano quasi disfatto.

Così – Bastian osserva – un esercito vincitore impiega due settimane per percorrere appena un centinaio di chilometri. E, allora, fu anche il raboso, insieme con altri elementi, uno degli elementi che condusse poi gli italiani alla vittoria.
La bella e commovente commedia di Morao, che guida anche la propria compagnia teatrale “Piccolo borgo antico” (nella foto) ormai prossima ai quindici anni di vita, si svolge in parte nella osteria della Crelia (Maria Luisa Callegarin) e nel comando della VIII armata del generale Pennella. E proprio di questa figura l’autore trevigiano tratteggia significativi lineamenti rilevandone la magnanimità, l’amor di patria, la professionalità e l’affetto per i soldati che gli sono stati affidati.
E, nella commedia, è solo lui a parlare in italiano, mentre tutto attorno il paese si esprime in un dialetto di cento anni fa dove si rileva ancora la presenza, oggi scomparsa, della interdentale sonora (porthèi – maiali) frequentemente pronunciata da Elvira nei confronti dei soldati scozzesi che insidiano (ma perché farsi meraviglia?) la virtù delle fanciulle.

Morao ha dovuto effettuare una solida ricerca storica per unire i pezzi del suo eccellente lavoro. Dalla “scoperta” che i nostri avi di un secolo fa restavano meravigliati che i soldati scozzesi si lavassero i denti (con un bacheto, dice ancora la Elvira) perché i nostri contadini ignoravano quest’uso. E ancora la nascita del corpo degli Arditi, l’impegno del clero (nella commedia rappresentato da don Domenico) per la difesa dei propri parrocchiani sempre in pericolo.
Il leit motiv della commedia è offerto dai contrasti tra chi ha vissuto sulla propria pelle la guerra (Bastian e il proprietario terriero Biasio che si è visto requisire gli animali) e gli esaltatori dell’amor di patria, dell’eroismo militare dei nostri soldati (ma Nando che ne è il corifeo ha fatto la guerra soltanto nelle retrovie). La guerra – commentano Bastian e Biasio – è proclamata dai potenti ma è fatta dai poveracci che ne pagano le conseguenze.
Questa “Se no jera par l’acqua del Piave e el raboso dee Grave” è una commedia dove domina il pessimismo e la tristezza dei poveri, che appaiono ancora e soltanto sudditi nonostante le parole di “democrazia” e “patria” dietro le quali si nascondono (ma non solo allora) gli interessi di singoli o di lobby.

Un lavoro che insegna molte cose di ieri, ma che è altrettanto valido oggi. Un elogio a tutti gli interpreti e a chi ha lavorato dietro le quinte perché in questa circostanza l’impegno non è stato facile, basti pensare al recupero delle divise militari d’epoca, ai moschetti ’91, ai gonnellini scozzesi. E se avete occasione non mancate di andarla a vedere. Non sarà tempo perso.
Sante Rossetto

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