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No alla centrale idroelettrica sul torrente Grisol di Longarone. Il Tribunale superiore delle Acque pubbliche nega la concessione

Nov 2nd, 2016 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Riflettore
Manifestazione in Nevegal di Acqua bene comune del 13 dicembre 2015

Manifestazione in Nevegal di del 13 dicembre 2015

Ancora una volta la mobilitazione dei cittadini, ha bloccato la autorizzazione di una nuova centrale idroelettrica. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha stabilito che sul Torrente  (), classificato come corso d’acqua di qualità ‘elevata’, non si poteva rilasciare una concessione idroelettrica che ne avrebbe peggiorato la qualità, tutelata dalla normativa italiana ed europea, normativa completamente ignorata, al momento del rilascio, dalla Regione.

Lo fanno sapere con una nota i comitati ambientalisti:  Comitato Bellunese Acqua Bene Comune, .

E’ ammissibile – si chiedono i comitati – che gli enti preposti al rilascio delle concessioni continuino a lavorare in questo modo, e che debbano essere i cittadini, con la loro mobilitazione e le loro risorse economiche, a far rispettare le regole?

Un gran giorno per i cittadini sensibili di Zoldo e Longarone – prosegue la nota –  che dopo l’inopportuna e scellerata decisione della Regione Veneto di rilasciare una concessione per una proprio sul Torrente Grisol (Longarone), hanno deciso di fare tutto quello che era in loro potere per salvarlo dalle mani rapaci della speculazione idroelettrica.
ll Grisol con la omonima valle cui si accede da Soffranco rimane uno dei luoghi più integri, suggestivi e selvaggi del Bellunese: porta del Parco Nazionale, collegamento tra il Parco stesso e la riserva naturale integrale della Val Toanella e Bosconero.
Il torrente –  sottolineano –  è un tesoro di naturalità, che va tutelato ad ogni costo e difeso, purtroppo, proprio da quella stessa istituzione che invece avrebbe avuto il dovere di proteggerlo.
La Regione ha invece svenduto il torrente ai predoni dell’acqua con argomentazioni illegittime e pretestuose.
La concessione, che prevedeva la costruzione di una derivazione di alcuni metri subito sotto il Ponte della Madonna, presso il confine del Parco Nazionale, e addirittura lo scavo di una galleria, avrebbe sottratto acqua (tanta: fino a 1600 litri al secondo) al Grisol per tre chilometri e mezzo per poi rilasciarla nel Maè.
A presentare domanda nel 2011 una ditta con sede a Brescia, la Elettroconsult s.r.l. (C.F. e P. IVA 03259050981), rappresentante Antonio Plona, e in concorrenza l’Idroelettrica Alpina di Belluno (amministratore delegato Gianpietro Zannoni).
La Elettroconsult aveva superato la concorrenza (in realtà, come spesso avviene, le due ditte, inizialmente concorrenti, avevano ben presto trovato un accordo e la Idroelettrica Alpina aveva ritirato la sua richiesta) e nel 2014, in virtù della DGR Veneto 694/2013, immediatamente ottenuto la concessione. Grazie a questa aveva cercato di iscriversi nel registro degli incentivi del GSE.

Alcuni cittadini di Longarone e Zoldo, amanti della valle, dopo aver visto ignorate le loro osservazioni (che ora il TSAP riconosce in pieno) e una volta verificato che nessuna istituzione (Comune, Provincia, Regione, ARPAV e Autorità di Bacino ) avrebbe difeso il torrente, non si sono rassegnati.
Si sono autotassati per rimborsare tutte le spese del ricorso al TSAP contro la Concessione rilasciata con Decreto del Direttore Bacino Idrografico Piave Livenza sezione di Belluno (Genio Civile Belluno) n. 131 del 2014, che è stato presentato e sottoscritto congiuntamente dalle associazioni Comitato Bellunese Acqua Bene Comune, WWF e Mountain Wilderness.
Il ricorso è stato affidato all’avvocato Matteo Ceruti di Rovigo, che ha curato, oltre al ricorso alla Commissione Europea per mancato rispetto delle direttive Acqua Habitat e VIA nelle autorizzazioni della Regione Veneto, anche i ricorsi al TSAP contro gli impianti autorizzati sul Piave a Sappada e sul Talagona, a Domegge, la cui sentenza verrà resa nota a breve, e il cui motivo di ricorso è sostanzialmente lo stesso del Grisol.

Motivo centrale del ricorso è infatti il rilascio della concessione senza aver tenuto conto dello stato di qualità elevata del torrente, che è tutelato dalla normativa italiana e comunitaria, che la legge non consente di deteriorare e che è incompatibile con la realizzazione di derivazioni idroelettriche.

La sentenza del TSAP relativa al Grisol n.296/2016 accoglie pressoché totalmente i punti del ricorso e valuta arbitrarie e illegittime le modalità autorizzative della Regione, annullando i provvedimenti impugnati. Riconosce come fondata la lettura che le associazioni ambientaliste danno delle normative che sono spesso farraginose e incoerenti, perciò poco chiare e quindi eludibili.
Il TSAP riconosce che la Regione non avrebbe dovuto approfittare delle proprie lacune normative (classificazione dei fiumi inadeguata e non conforme alla normativa comunitaria) per rilasciare la concessione, ma invece prenderne atto e ricorrere al principio di precauzione.
La sentenza riveste particolare importanza e costituisce un importante precedente.

E’ auspicabile che d’ora in poi tutti gli organismi autorizzativi (Regione, Provincia, Autorità di Bacino e Arpav) provvedano ad adeguarsi e a guardare alla sostanza delle cose invece di arrampicarsi sulle questioni formali ad esclusivo vantaggio delle ditte proponenti.
Un bel giorno anche per il Comitato Bellunese Acqua Bene Comune.
La sentenza infatti riconosce il Comitato ABC come organismo giuridico e lo legittima a ricorrere come rappresentante del territorio.

 

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