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Terremoti e tristezza. In questa stagione in cui la notte è più lunga del giorno * di Bruna Mozzi

Nov 1st, 2016 | By | Category: Prima Pagina
Belluno, Piazza Duomo: terremoto del 29/06/1873

Belluno, Piazza Duomo: terremoto del 29/06/1873

Per il ponte dei morti, caso vuole che quest’anno sono libera da impegni vari e mi concedo una due giorni in montagna. Parto presto domenica mattina e ho previsto il ritorno per lunedì sera. Poi il martedì la sacra ricorrenza di Ognissanti con la visita ai cimiteri e il rito che si ripete da tanto tempo.
Eppure sono turbata dagli eventi di questa settimana: l’hanno sentito in molti anche al Nord, ma la tragedia si è abbattuta nelle zone dell’Italia centrale tra Umbria, Lazio e Marche. Parlo del terremoto. E non appena arrivo dagli amici della vallata ne parlo con G* e L*: con loro c’è un amico nuovo che non conosco e che riferisce dei terremoti dell’Ottocento qui in montagna. Spesso suo nonno gliene parlava: era il 29 giugno il giorno di festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, alle ore 4:29, un terribile terremoto di intensità  compresa  tra il nono e il decimo grado della scala Mercalli  colpì il Veneto. L’epicentro era nel Bellunese. Furono danni e distruzioni nelle province di Belluno, Treviso e Pordenone. Estese quelle della conca d’Alpago; crolli diffusi si verificarono nel trevigiano e nelle località a sud dell’altopiano del Cansiglio. M’incuriosisco assai, ma per oggi non posso approfondire: è prevista la passeggiata per l’intera giornata e forse solo stasera mi ci dedicherò. Porto sempre con me il tablet e quando fa buio mi piace navigare e mettere il naso un po’ qui un po’ là.
Trovo infatti che in quel terremoto ci furono circa cento vittime e sette feriti e oltre 770 persone rimasero senza tetto. Crollarono 23 edifici e 178 furono demoliti dopo perché pericolanti. Se ne ristrutturarono 403.
Qualcosa mi distrae e vado col pensiero ai riti di questi giorni, confesso, con la tristezza che accompagna questa stagione in cui il cielo si abbuia in fretta e la notte è più lunga del giorno. Quando torno con lo sguardo fisso al tablet scopro con un altro surfing nel web che in un paesino poco lontano da dove alloggio ci furono 38 vittime che erano per lo più fedeli raccolti in chiesa per la messa mattutina, sepolti sotto le macerie del tetto della vecchia Pieve.
Ma poi mi suonano gli amici (non sono ancora le 22) per uscire a bere qualcosa: tanto hai dormito un’ora in più stamattina – mi dicono.
Esco in compagnia, ma ho ancora la testa sul terremoto: un amico appassionato di storia locale mi dice che nel Bellunese ce ne fu uno grave, pari al nono grado della scala Mercalli nel 1936, nella zona di confine fra le attuali province di Belluno, Treviso e Pordenone, ed ebbe i suoi massimi effetti a sud dell’altopiano del Cansiglio. Poi ce ne fu uno nel 1940 (il 3 gennaio) con epicentro Fonzaso e magnitudo 4.3 della scala Richter. Allora si ruppe il quadrante dell’orologio della torre (a quel tempo realizzato in cristallo con numeri in rilievo in rame) e l’evento fu interpretato come un monito di malaugurio.
Poi chi non sentì qui a Nordest quello fortissimo del Friuli nel maggio del 1976? Anche giù nella pianura padovana lo sentimmo: me lo rammento pure io…che ero una bambina ed ho ancora vive in me le immagini di quella sera quasi estiva.
La gente della montagna si è data da fare ed ha ricostruito. Per la tragedia di questi giorni non ci sono parole: staremo a vedere come sarà gestita lì la ricostruzione. Le promesse fioccano come neve fitta sulle vette, ma saranno poi mantenute? Lo spero, anzi me lo auguro.

Bruna Mozzi

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