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Inquinamento pfas. Jacopo Berti e Manuel Brusco: “La Regione doveva chiudere la Miteni. Lo faccia ora”

Jacopo Berti
Jacopo Berti

Manuel Brusco
Manuel Brusco

“Stabilire i limiti per le sostanze inquinanti immesse nell’ambiente spetta alla Regione e non allo Stato. E, quindi, la Regione Veneto potrebbe stabilire domattina i limiti di Pfas che sta chiedendo di fissare allo Stato ormai da mesi. Ma non solo: in base ad un regio decreto del 1934, la Regione potrebbe anche bloccare immediatamente la produzione dell’azienda Miteni, ritenuta la principale responsabile della contaminazione da Pfas che ha colpito quattro province venete, chiedendo “la bonifica e il ripristino dell”area”.

Lo sostengono i consiglieri regionali M5s Jacopo Berti e Manuel Brusco, e la consigliera comunale di Montecchio Maggiore Sonia Perenzoni, oggi in conferenza stampa a palazzo Ferro Fini, Venezia, per denunciare “la più grande falsità detta dalla Regione”. Ovvero, la dichiarazione che “la Regione ha fatto tutto quanto in suo potere per arginare la contaminazione da Pfas”. Nel 2013, quando è stato reso pubblico il rapporto del Cnr, la Regione – secondo i consiglieri 5 Stelle – avrebbe dovuto sospendere la produzione della Miteni e imporre che l’azienda bonificasse il territorio che aveva contribuito in massima parte a contaminare. Invece, l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), che ha dichiarato la Miteni “industria insalubre di prima classe”, è arrivata solo nel 2014, quindi i provvedimenti avrebbero potuto essere presi solo allora.

Ma la contestazione rimane valida, perché la Regione non si è mossa in questa direzione nemmeno nel 2014 o nel 2015, continuando invece a rimpallare la responsabilità con lo Stato. Per Berti, l’atteggiamento della Regione sulla Miteni, evidenzia “l’incompetenza di persone che dovrebbero guidare la Regione e invece non sanno nemmeno quali sono i poteri in mano loro”. Ma ora, grazie all’indagine legale che il gruppo consiliare del Movimento 5 stelle ha “svolto internamente”, la Regione potrebbe agire domattina. Quindi, “ogni ulteriore ritardo o rimpallo e” una scusa”, aggiunge Berti. Ritardi che possono ancora far danni, perché nonostante la Miteni abbia iniziato un’operazione di bonifica “di sua spontanea volontà”, l’azienda continua a lavorare Pfas, come rileva Perenzoni lamentando che la mancata ingiunzione di bonifica da parte della Regione fa si che ora non si possa controllare l’operazione punendo eventuali ritardi nei lavori. E, se è vero che non si tratta degli Pfas incriminati, quelli cosiddetti a catena lunga, composti da otto atomi, è anche vero che uno studio citato da Brusco evidenzia che i nuovi Pfas, quelli a catena corta, ovvero composti da quattro atomi, “sono altrettanto se non più impattanti sulla salute umana”. E in più non vengono fermati dai costossimi filtri ai carboni attivi che sono stati installati negli acquedotti delle province interessate dalla contaminazione. Per queste sostanze, denuncia poi Perenzoni, “non esistono limiti, in quanto la legge dice che dal depuratore di Trissino (Vicenza) non possano uscire concentrazioni medie annue superiori a quelle dell’anno precedente”. Che già di per se vuol dire poco, continua la consigliera comunale, ma l’inutilita” diventa ancora più evidente dal momento che “la Miteni stessa non ha idea di quanto abbia scaricato lo scorso anno”. (Fat/ Dire)

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