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Niente accesso nei rifugi: il Cai sbatte la porta in faccia ai cani

apacacai“Non si possono introdurre animali nei rifugi, salvo diverse disposizioni concordate tra sezioni e gestore”. Lo stabilisce l’art.15 del Regolamento generale Rifugi del Club Alpino Italiano. Un divieto che interessa 774 rifugi alpini italiani, di cui 113 veneti, la stragrande maggioranza dei quali si trova ovviamente sulle Dolomiti bellunesi.

A denunciare l’anacronismo è l’Apaca, l’associazione animalista che gestisce l’unico canile-rifugio presente in provincia: “Non è una bella posizione quella del Cai, che è tra le maggiori associazioni ambientaliste italiane – dicono in Apaca – ma che, con questo divieto, di fatto sbatte la porta in faccia ad animali che sono legati, da sempre, alla storia del soccorso alpino, dell’escursionismo e della vita in quota.”

Ad attenuare il rigoroso divieto regolamentare c’è un vademecum redatto nel giugno del 2014 dalla Commissione centrale rifugi e opere alpine del Club che – considerata la grande differenza tipologica e logistica delle strutture alpine, nonchè la loro diversa posizione geografica – lascia uno spiraglio di discrezionalità al gestore, il quale dovrà informarsi nel Comune ove è sito il rifugio per verificare se sono state o meno emanate delle ordinanze restrittive per l’accesso degli animali ed eventualmente concordare con la sezione la posizione da tenere.

Qualora gli animali dovessero essere ben accetti (ma non sembra che questa sia la regola!) non verrà apposto alcun cartello e allora gli amanti della montagna potranno accedere con il proprio cane, ovviamente al guinzaglio e munito di museruola.

Stando al tenore letterale della norma regolamentare, non c’è, invece, nessuna possibilità di trascorrere la notte in rifugio col proprio cane, dato che lo stesso art.15 così recita: “resta comunque il divieto assoluto di accesso agli animali nei locali adibiti a pernottamento.” Vien da chiedersi se il divieto operi anche se c’è il consenso degli escursionisti ed alpinisti coi quali di dovrà condividere la stanza: la riposta è probabilmente affermativa, perchè la norma regolamentare non distingue tra tipologie di alloggio e, soprattutto, rafforza il divieto con l’aggettivo “assoluto”, che non ammette, quindi, alcuna deroga.

“Noi crediamo che norme e regolamenti che favoriscono la convivenza tra gli animali e la collettività aiutino a ridurre anche gli abbandoni e i maltrattamenti – dicono in Apaca – e quella del Cai è senz’altro una posizione deprecabile, di cui le sezioni bellunesi dovrebbero essere le prime a chiedere la modifica. Per intanto possiamo contare solo sulla sensibilità dei gestori e, quindi, prima di partire per una passeggiata in quota, meglio telefonare al rifugio e informarsi circa la possibilità di accesso e pernottamento col proprio cane. A ciascuno, poi, la scelta di andarci ugualmente o di cambiare destinazione!”

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