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Brexit, quali possibili conseguenze per Treviso e Belluno. Mario Pozza: applicando le stime Sace del -7%, l’export perderebbe 84 milioni

Giu 24th, 2016 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina
Mario Pozza

Mario Pozza

“Difficile commentare a caldo l’esito del referendum britannico” – dice il Presidente della Camera di Commercio e Vicepresidente di Unioncamere Nazionale Mario Pozza. “Forse, prima di tutto, per mantenere la calma, conviene ricordare che all’esito non vincolante del referendum seguirà ora un processo di negoziazione dell’uscita, lungo e complesso, che alcuni dicono potrebbe durare dai 2 ai 7 anni”.

“Certo, inevitabili gli shock nel breve, come stiamo apprendendo dalle agenzie. E dunque lecito chiedersi quali potranno essere i primi impatti sulle nostre economie territoriali. La cosa più ovvia da pensare – prosegue Pozza è una ripercussione sull’export verso il Regno Unito, a fronte di una svalutazione della sterlina. Ma è anche da capire se di pari passo ci sarà anche una svalutazione dell’euro”.

Le prime stime, elaborate da Sace e rese note qualche giorno prima del referendum, dicono che l’export italiano verso il Regno Unito potrebbe contrarsi di 1,7 miliardi di euro nel 2017, con un primo impatto di 200-500 milioni già nel 2016. Certa dunque l’inversione di tendenza, rispetto al trend di espansione degli ultimi anni. La contrazione potrebbe oscillare dal -3% al -7%, ma potrebbe essere più ampia (dal -10 al -18%) per la meccanica strumentale, più contenuta invece per i prodotti del Made in Italy.

“Abbiamo preso per buone queste stime della Sace – dice Pozza – e le abbiamo provate ad applicare agli scambi trevigiani e bellunesi. Ne viene fuori un possibile scenario che credo utile commentare, a poche ore dall’esito referendario: ma che naturalmente dovrà essere preso con tutte le prudenze del caso, e aggiornato in base all’evolversi degli eventi.”

Nel 2015 le province di Treviso e Belluno hanno esportato verso il Regno Unito beni per un valore di 1,2 miliardi. Belluno, con un’espansione del +96% prendendo come anno di riferimento il 2008 (trainata essenzialmente dall’occhialeria). Treviso, con un’espansione del +45%, frutto soprattutto delle progressioni a due cifre degli ultimi due anni, complici le vendite di mobili e di Prosecco.

Nell’ipotesi di una contrazione degli scambi sulla base delle stime Sace più pessimistiche (-7%), l’export dei due territori scenderebbe di 84 milioni di euro (tra il 2016 e il 2017). Gli scambi complessivi, ad ogni modo, tanto a Treviso che a Belluno, resterebbero superiori ai livelli export del 2014. Per il Veneto, che esporta quasi 3,5 miliardi di beni verso il Regno Unito, la contrazione potrebbe essere, nel complesso, di 245 milioni di euro.

Per quanto riguarda la meccanica strumentale, sommando in questa categoria il settore dei macchinari, quello della carpenteria metallica e quello dei “mezzi di trasporto e componentistica”, ci troviamo di fronte ad un aggregato che, nei due territori, ha generato export verso il Regno Unito per un valore di 212 milioni di euro nel 2015. Applicando anche in questo caso la stima Sace peggiore (contrazione del 18% degli scambi), l’aggregato subirebbe una perdita secca di circa 38 milioni di euro. Per il Veneto, considerando il medesimo aggregato, l’ipotesi di contrazione potrebbe aggirarsi attorno ai 151 milioni di euro. Un indietreggiamento piuttosto importante, rispetto alla capacità di penetrazione dell’industria veneta nel mercato anglosassone. Teniamo conto però che l’export veneto di macchinari verso mondo ammonta a 11,4 miliardi. Dunque, questa possibile perdita sulla meccanica strumentale derivante da Brexit peserebbe, nella sua ipotesi peggiore, per l’1,3% sul totale export regionale di settore. Lo stesso ragionamento vale per Treviso, dove l’industria dei macchinari è il primo settore export, con 2 miliardi di euro (dato 2015). Anzi, va sottolineato che rispetto al possibile impatto di Brexit, già è stata di entità superiore (-46 milioni) la contrazione dell’export trevigiano di macchinari nei primi tre mesi del 2016 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, per effetto del rallentamento delle economie emergenti.

“Ma queste sono le stime delle perdite dirette – precisa Pozza. Ben altri effetti concatenati, ancora difficili da misurare, possono discendere dall’incertezza finanziaria. Sappiamo quanto i mercati siano interdipendenti. Vedremo ora cosa succede. Semmai è da sperare – aggiunge Pozza – che questo shock serva davvero per andare verso un’Europa migliore. Con meno Paesi aderenti? Perché no? Non lo vedo come un problema. Meglio un’Europa diversa, che divisa su tutto. Un’Europa che sia davvero uno spazio culturale comune, oltre che economico, piuttosto che un’Europa tecnocratica e dell’austerità. Anche con riferimento alla Gran Bretagna: meglio il taglio netto, che un piede dentro e un piede fuori, come stava cercando di fare Cameron negoziando deroghe su deroghe.”

“Certo oggi abbiamo perso un po’ tutti, rispetto al sogno dei padri fondatori dell’Europa – è un’ultima considerazione di Pozza. “Hanno vinto gli egoismi. A noi il dovere di reagire a questi egoismi e a quel tipo di apparato europeo che li ha assecondati nelle minuzie: dalla misura degli ortaggi alla larghezza dei buchi nelle reti di pesca. Lo dobbiamo fare soprattutto per i nostri ragazzi: che più di noi si sentono cittadini europei, che guardano al futuro senza paura della mescolanza, dei confini, anziché arricchendosi reciprocamente dallo scambio di conoscenze. Sono loro, con i loro valori e la loro voglia di innovazione, l’Europa che può proiettarsi nel futuro. Questo dobbiamo farlo capire alle istituzioni europee e ai nostri parlamentari.”

 

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