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Diplomati ad indirizzo sociale, novità per 6700 studenti. La Regione Veneto integra il corso di studi per diventare operatori sociosanitari

Giu 23rd, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Sanità, Scuola

 

Elena Donazzan

Elena Donazzan

I neodiplomati negli istituti professionali ad indirizzo sociosanitario ora potranno acquisire la qualifica di operatore sociosanitario, direttamente spendibile nelle strutture e nei servizi del sistema sociosanitario, La Giunta regionale del Veneto, su proposta di Manuela Lanzarin e di Elena Donazzan, assessori rispettivamente al sociale e alla formazione, ha approvato il protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale del Veneto che dà avvio ad un percorso integrativo che permetterà ai 6.700 i giovani iscritti in una delle quasi 30 scuole superiori a indirizzo servizi socio sanitari del Veneto di acquisire la qualifica di Oss.
Attualmente per i diplomati in servizi socio sanitari, a parte la prospettiva di prosecuzione degli studi all’Università, anche in percorsi coerenti con gli studi affrontati durante la scuola superiore, da scienze infermieristiche a logopedia, sono poche le possibilità concrete di ingresso diretto nel mercato del lavoro.
La riforma Gelmini della scuola superiore del 2010 aveva infatti ridimensionato il ruolo della cosiddetta “Terza Area” (alternanza scuola-lavoro) nella formazione professionale di Stato e rivisto i corsi ad indirizzo sociale e sanitario azzerando il percorso professionalizzante per la qualifica di OSS. Per le migliaia di studenti iscritti al quarto e quinto anno di tali corsi di ‘terza fascia’ la riforma Gelmini ha rappresentato un imprevisto colpo di spugna che ha negato validità al relativo titolo di studio ai fini dell’inserimento occupazionale post-diploma.

“Su richiesta delle famiglie, degli studenti interessanti e degli stessi istituti professionali, nonché degli amministratori locali – dichiarano Donazzan e Lanzarin – la Giunta veneta d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale ha inteso salvaguardare i percorsi scolastici intrapresi da quanti si sono iscritti a questo tipo di scuola, e ha provveduto ad integrare il percorso scolastico quinquennale con corsi paralleli o successivi, in modo che gli studenti acquisiscano le necessarie competenze teoriche e pratiche, con tirocini nelle strutture sanitarie e assistenziali della Regione, raggiungendo quindi gli standard regionali richiesti per la figura dell’operatore sociosanitario”.
Rispetto alle 1000 ore di corso ordinario, è stato previsto un percorso ridotto di 200 ore di teoria, soprattutto in tema di assistenza e igiene alla persona, alle quali saranno aggiunti i tirocini previsti per legge, se non sono stati già realizzati nel percorso scolastico. Attualmente sono 1.200 i ragazzi iscritti all’indirizzo “Servizi socio sanitari” in Veneto che stanno affrontando gli esami di stato e che, a diploma conseguito, potrebbero avviarsi alla professione di Oss. Il protocollo regionale con l’Ufficio scolastico prevede che già dal prossimo autunno possano partire i corsi integrativi nelle scuole che ne faranno richiesta.
“Abbiamo previsto. inoltre – aggiunge l’assessore Donazzan – di riconoscere crediti formativi standard, spendibili nei percorsi ordinari di formazione degli Oss, ai diplomati nelle precedenti annualità, in modo da dare compimento alle aspirazioni e alla formazione di quanti avevano scelto questo indirizzo di scuola e rischiavano di trovarsi in possesso di un titolo non idoneo all’accesso professionale”.

“Ridiamo così sbocco occupazionale a un percorso formativo essenziale per il buon funzionamento dei servizi sociosanitari – conclude l’assessore Lanzarin – consentendo a chi ha intrapreso un percorso formativo quinquennale qualificante in materia sanitaria e sociale di integrare le competenze sviluppate nei cinque anni di scuola con tirocinii guidati al termine dei quali conseguirà la qualifica di Oss, riconosciuta dal sistema pubblico-privato accreditato. C’è un grande bisogno di queste figure nelle strutture residenziali per anziani e disabili, negli ospedali, nelle strutture per l’infanzia, nei servizi residenziali e semiresidenziali per la salute mentale. In questo modo il sistema sociosanitario veneto riuscirà a garantirsi figure professionali di alto livello, insostituibili per il buon funzionamento dei propri servizi”.

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