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Azienda Zero, barricate delle minoranze. “Salute a rischio. Non ci hanno ascoltato in Commissione, lo faranno in aula”

Giu 22nd, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Sanità
Consiglio regionale del Veneto

Consiglio regionale del Veneto

Il Progetto di legge 23, la riforma della sanità veneta che prevede l”accorpamento delle Ulss con una riduzione da 21 a nove realtà e l’istituzione dell’Azienda Zero, è “una delega in bianco alla giunta Zaia” ed “è stata calata dall”alto senza la condivisione necessaria a una riforma di tale portata.

Lo dichiarano i consiglieri di opposizione in una conferenza stampa organizzata oggi a palazzo Ferro Fini, in cui tutti i gruppi consiliari di minoranza si sono uniti nell’evidenziare le criticità del Pdl 23. “Siamo favorevoli alle riforme ma vanno fatte con tutti, anche perché, in questo caso si tratta di una norma che avrà valore per i prossimi 20 o 30 anni e non può essere fatta a colpi di maggioranza”, attacca la democratica Alessandra Moretti, prima a prendere la parola.

“Nonostante l’anno passato in commissione sanità, il Pdl 23 è, invece, una misura calata dall’alto, senza ascoltare le critiche dell’opposizione. Di qui la scelta condivisa da tutta l’opposizione di giocarsi il jolly, ovvero la possibilità prevista dalla legge di non avere i tempi contingentati in aula. La discussione sull’Azienda zero si potrebbe quindi prolungare potenzialmente all’infinito. “Ma non è per ostruzionismo – continua Moretti – quanto per la responsabilità di rappresentare i veneti che non hanno votato Zaia e che non condividono il modello di sanità introdotto da questa riforma. Non si è ascoltato in commissione, ora lo si dovrà fare in aula”, è sostanzialmente la posizione della minoranza, confermata un po’ da tutti i gruppi consiliari, che tuttavia puntano a modifiche diverse.

Serve “più assistenza sul territorio” secondo Moretti, che rileva come l’aumento delle malattie croniche e i tempi di permanenza in ospedale troppo lunghi siano un problema che la riforma non risolve ma, anzi, rischia di acuire.

“Non vogliamo votare una delega in bianco alla giunta Zaia”, fa eco la consigliera tosiana Giovanna Negro, che spiega alcuni passaggi del Pdl 23 riservano alla giunta il diritto di modificare le norme relative alla sanità a proprio piacimento, e questo ovviamente non va bene, perché come rileva l’altro tosiano, Andrea Bassi, analizzando la legge “traspare che la direzione è quella di privare il Consiglio regionale delle sue competenze, ma anche delle sue conoscenze”. Il Consiglio non avrà infatti più il controllo dei fondi destinati alla sanità.

Un tema, questo, che preme molto anche al capogruppo M5s Jacopo Berti, che avverte: “la salute dei veneti è in pericolo”, perché con il Pdl 23, “8,5 miliardi di euro all”anno andranno in gestione a una singola persona (il direttore dell’Azienda Zero, che ad oggi dovrebbe essere l”attuale direttore dell’Area sanità Domenico Mantoan, ndr)”. Il che secondo il grillino è un problema, soprattutto perché manca la possibilità di un controllo da parte del Consiglio regionale, e perché, anche ammesso che “oggi ci sono bravissime persone che amministrano”, le cose potrebbero cambiare in futuro, e quindi “sono necessari controlli”.

A quanto pare poi, il Pdl 23 prevede che sia proprio l’Azienda Zero a definire le modalità dei Project Financing che verranno avviati in seguito alla sua istituzione. “Ma come?” chiede Berti, che definisce i Project Financing “macchine mangiasoldi” e “cancro della sanita” veneta”.
Zaia “un anno fa ha dichiarato che era finita l’era dei Project Financing, e ora la giunta dice che l’Azienda Zero deciderà come farli? O Zaia ha mentito ai cittadini o la sua giunta non sa nemmeno quello che scrive” conclude il grillino.

Il tema dei controlli è centrale anche per i tosiani, che chiedono che “i soldi risparmiati grazie alla riforma vengano investiti per azzerare i ticket come promesso in campagna elettorale” e non per pagare il 20% di interessi agli investitori dei Project Financing. “Abbiamo vinto il primo tempo di questa partita” afferma il democratico Claudio Sinigallia, convinto che il relatore del Pdl 23, il leghista Fabrizio Boron, abbia fatto un autogol citando le otto giornate di audizioni che sono state necessarie per arrivare al maxi emendamento che ha definito la forma attuale della norma. “Tutti quelli che sono stati ascoltati in audizione hanno confermato le critiche che abbiamo mosso alla legge” sostiene Sinigallia, spiegando che anche la riduzione delle Ulss pare fatta senza un criterio preciso, per cui “serve un”analisi dei bacini e dei flussi” che a quanto pare non c’è stata. “Se non fosse stato per il nostro lavoro non ci sarebbero state nemmeno le audizioni” ci tiene a precisare il consigliere Bruno Pigozzo (Pd), “la maggioranza voleva votare direttamente gli articoli così come stavano, senza ascoltare nessuno”. Non si e” nemmeno verificato “che effetti ha avuto il piano sociosanitario 2012-2016, come abbiamo chiesto di fare più volte” aggiunge Bassi, che si unisce alla collega Giovanna Negro nel concludere: “faremo opposizione costruttiva ma intransigente”. (Fat/ Dire)

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