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La situazione economica del Veneto. Presentato oggi a Padova il Rapporto annuale 2016 di Unioncamere Veneto

Giu 17th, 2016 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore

E’ stato presentato questa mattina alla Camera di Commercio di Padova, il Rapporto annuale 2016 sulla situazione economica di Unioncamere del Veneto.

UnioncamereNel 2015 l’economia del Veneto è ripartita. La crescita è modesta, sostenuta più dall’accelerazione dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese che dalla dinamica delle esportazioni. Nel 2016 l’attività economica dovrebbe consolidarsi, con un apporto significativo della domanda interna e un lieve rallentamento delle esportazioni. Non vi sono tuttavia attese di una vera fase espansiva, in grado di riportare
velocemente l’economia regionale vicina ai livelli pre-crisi.
La 49esima edizione del Rapporto annuale di Unioncamere Veneto ripercorre il 2015, descrivendo le
dinamiche che hanno caratterizzato l’economia e la società regionale e tracciando alcune previsioni per
l’anno in corso.
Mette in luce alcuni fattori di sviluppo che potrebbero consolidare la crescita del sistema economico nei
prossimi anni partendo dalle criticità che oggi frenano l’economia regionale.
Concentra l’attenzione sui numeri che descrivono l’avvio della nuova fase di crescita e sui soggetti economici
che si muovono nel sistema produttivo, imprese e famiglie, giovani e studenti, lavoratori e disoccupati,
banche e istituzioni, al fine di cogliere gli elementi critici, i fattori dinamici e le esigenze di intervento da
suggerire ai decisori politici.

Una crescita a ritmo moderato
Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che l’output globale nel 2015 è cresciuto del 3,1 per cento, esito
di un incremento dell’1,9 per cento per le economie avanzate e del 4 per cento per le economie emergenti e
in via di sviluppo. Le proiezioni previsionali relative al 2016 non superano il 3,2 per cento, mentre nel 2017 la
crescita del prodotto dovrebbe attestarsi al 3,5 per cento.
A livello europeo le stime della Commissione vanno nel senso di un incremento dell’output dell’1,6 per cento
nel 2016 e dell’1,8 per cento l’anno seguente; a trainare la ripresa rimarrà comunque la domanda interna
stimolata dai provvedimenti di politica monetaria varati dalla BCE e alimentata dal calo del prezzo delle
commodity, dall’andamento evolutivo del mercato del lavoro e dal timbro prudentemente espansivo delle
politiche fiscali.
Il 2015 per l’economia italiana è stato l’anno della svolta: per la prima volta dopo un triennio recessivo il PIL è
tornato a crescere (+0,8%): il principale propellente del motore economico italiano si è rivelato la domanda
interna, in aumento dell’1,5 per cento, mentre il contributo delle esportazioni nette è stato negativo
soprattutto per i maggiori flussi importati. Il Documento di Economia e Finanza (DEF) del Governo delinea un
contesto moderatamente favorevole per cui lo scenario “tendenziale” vede il PIL italiano crescere dell’1,2 per
cento in termini reali per poi stabilizzarsi su questo livello negli anni seguenti; driver del processo virtuoso
sarà la domanda interna: saranno prevalentemente i consumi delle famiglie, spinti da un maggior reddito
disponibile e dagli incrementi occupazionali, a trainare la crescita ma anche per gli investimenti si prefigura
una dinamica favorevole.

L’economia regionale cambia marcia?
Il PIL regionale ha chiuso il 2015 con una crescita dello 0,8 per cento che raddoppia la percentuale registrata
nel 2014 (+0,4%) ma si pone al di sotto delle stime previsionali dei principali Istituti di ricerca. Tale crescita
modesta è frutto dell’incremento delle esportazioni, ma dopo alcuni anni anche i consumi delle famiglie e gli investimenti privati hanno dato un apporto positivo. In Veneto il mercato del lavoro è leggermente
migliorato spinto dalla de-contribuzione delle assunzioni con contratto a tutele crescenti, ma una verifica più
puntuale potrà essere fatta solo quando tali incentivi cesseranno.
Dopo sette anni di crisi che avevano segnato un netto confine tra imprese internazionalizzate con ritmi di
crescita buoni e imprese che operavano sul mercato interno con difficoltà molto marcate, nel 2015 questo
paradigma è, almeno parzialmente, cambiato: sono ripartiti le vendite al dettaglio e gli investimenti delle
imprese chiamate a “svecchiare” il loro parco macchine. Il modello di sviluppo legato soprattutto alle
esportazioni è stato positivo per l’economia regionale, ma comporta rischi e incertezze legate alle sempre
più frequenti crisi internazionali. Tale modello va quindi ri-equilibrato favorendo la ripresa della domanda
interna anche se non mancano rischi legati al difficile ricambio generazionale della popolazione residente e
alle difficoltà di alcuni tra i principali istituti di credito locali.
Secondo le nostre stime, il PIL regionale dovrebbe crescere nel 2016 dell’1,3 per cento, un incremento appena
superiore alla crescita dell’1,1 per cento italiana, con un apporto significativo della domanda interna e un
rallentamento delle esportazioni: non vi sono tuttavia attese di una vera fase espansiva in grado di riportare
velocemente l’economia regionale vicina ai livelli pre-crisi.

Le imprese
La produzione industriale, secondo i dati dell’indagine VenetoCongiuntura, ha registrato nel 2015 un aumento
del +1,8 per cento, in linea rispetto allo scorso anno (+1,8%). La convincente ripresa dei livelli produttivi è stata
confermata nel 2015 anche dall’indice del grado di utilizzo degli impianti, che in media d’anno si è attestato al
74,2 per cento della piena capacità produttiva. Anche l’indicatore del fatturato industriale ha evidenziato una
crescita media pari al +2,3 per cento, confermando il cambio di tendenza registrato nell’anno precedente
(+1,9%) dopo i segni negativi del 2012 e nel 2013 (rispettivamente -3,9% e -0,3%). Nel 2015 quasi il 48 per cento
delle imprese manifatturiere del Veneto con almeno 10 addetti ha effettuato investimenti materiali e
immateriali, impegnando il 25 per cento di risorse in più rispetto al 2014. I dati hanno confermato che il ciclo
degli investimenti sembra destinato a proseguire anche nel 2016: il 45,2 per cento degli imprenditori
prevedono di investire anche nell’anno in corso, una quota di poco inferiore a quella del 2015.
L’attenuazione delle dinamiche recessive nel settore viene confermata anche dall’aumento degli investimenti
nel settore delle costruzioni rispetto al 2014 (+1,7%) che superano i 12 miliardi di euro. I segnali positivi
arrivano dal settore del rinnovo che nel 2015 ha messo a segno un +5,5 per cento, che ha più che bilanciato la
flessione delle nuove costruzioni, in calo del 4,3 per cento.
Il Veneto ha chiuso il 2015 con una dinamica positiva delle vendite al dettaglio dopo le variazioni a ribasso
registrate nei tre anni precedenti. L’aumento medio annuo del fatturato è stato pari a +2,9 per cento su base
tendenziale con una dinamica crescente nel corso dell’anno.
Nel 2015 il settore agricolo ha dovuto fare i conti ancora con l’andamento climatico, più caldo e meno
piovoso rispetto alla norma. In termini di prodotto il dato più importante riguarda il valore complessivo della
produzione lorda agricola veneta, che nel 2015 è da stimarsi in 5,7 miliardi di euro, in leggera flessione (-1%)
rispetto all’anno precedente.

Gli scambi con l’estero
Le esportazioni e il movimento turistico degli stranieri hanno continuato a sostenere l’economia veneta. Le
vendite di beni all’estero hanno registrato un progresso del 5,3 per cento, superando in termini nominali la
soglia dei 57,5 miliardi di euro e marcando un nuovo record storico. Con un passo lievemente più spedito
(+5,9%) le importazioni si sono approssimate ai 42 miliardi, indicando una ripresa generalizzata degli acquisti
oltrefrontiera. Il saldo della bilancia commerciale ha superato i 15,6 miliardi di euro (+588 milioni di euro
rispetto al 2014). La crescita dell’export ha interessato la quasi totalità delle merci esportate. In particolare, i
flussi sono stati assai favorevoli per l’occhialeria (+12,7%), i macchinari (+6%), primo prodotto di punta del
manifatturiero veneto (vale un quarto dell’export totale) e i prodotti alimentari (+13,7%). I maggiori Paesi
destinatari dei prodotti, oltre alla Germania (+3,1%) che detiene il primato, vanno segnalate le ottime
performance di Stati Uniti (+16,6%) e Regno Unito (+17%).
Quanto ai flussi di turisti stranieri, gli arrivi (+5,8%) e le presenze (+2,2%), mai così rilevanti, sono stati un
elemento decisivo per i destini del settore, premiando principalmente le città d’arte e le località lacustri.

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